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Malta: nessun diritto alla salute
Valletta, 28 maggio 2015 – Le condizioni precarie dei centri di detenzione in Libia sono spesso responsabili di malattie tra i detenuti, soprattutto infezioni delle vie aeree e della pelle. Tuttavia, i richiedenti asilo intervistati hanno riferito che l'assistenza sanitaria era un lusso per pochi, se non addirittura per nessuno. A volte veniva distribuito un farmaco per la scabia ma, nella maggior parte dei casi, chi era malato, anche gravemente, non veniva curato. Hanno raccontato che anche solo chiedere di essere curati provocava scherni o punizioni, e alcuni migranti venivano abbandonati a morire della malattia che avevano. Ancora una volta, le loro parole combaciano con quanto scoperto dalle organizzazioni per i diritti umani.
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Giordania: trovare nell'educazione leadership e motivazione
Amman, 25 maggio 2015 – Ismail,un rifugiato Sudanese che ora vive in Giordania, ci racconta la sua storia. Ismail scrive che dopo essersi iscritto a un programma educativo del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ha riscoperto la speranza. "Sento che questa opportunità mi ha salvato la vita", racconta, "la vita ha in serbo molte opportunità."
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Europa: brucia più del fuoco – la morte dei migranti nel Mediterraneo
Nairobi, 22 maggio 2015 – Le tragedie ricorrenti dei migranti che annegano nel Mar Mediterraneo ' evoca lo spettro inquietante del commercio di schiavi attraverso l'Atlantico', afferma il gesuita nigeriano Agbonkhianmeghe E. Orobator. Il disgusto con cui reagiamo al commercio di schiavi dovrebbe esserci suscitato anche da questa crisi dei tempi moderni e dovrebbe ispirare il nostro pensiero e le nostre azioni in risposta ad essa.
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Malta: 'Questo è il mio paese, faccio quello che voglio'.
La Valletta, 4 marzo 2015 – I richiedenti asilo intervistati non erano sempre certi dell'identità di chi li teneva in detenzione, anche se le guardie indossavano tute militari - del resto anche i miliziani, in genere, le indossano. Ad ogni modo, il denominatore comune del trattamento riservato loro in tutti i luoghi di detenzione era l'impunità dei carcerieri nei loro confronti. In parole povere, le guardie potevano fare quello che volevano – schernirli, torturarli, violentarli, persino ucciderli – senza doverne rendere conto a nessuno.
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Sud Sudan: semi di pace ai crocevia dello sfollamento
Maban, 20 maggio 2015 – "Oggi a Maban gruppi etnici diversi lavorano, mangiano e si divertono insieme affinché la nostra comunità si faccia più ricca, più numerosa. Siamo una sola nazione, un solo popolo, lasciateci stare insieme", ci ha detto Awad, leader di comunità di questa contea sul confine con il Sudan.
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Asia del Pacifico: la mancanza di cooperazione regionale lascia i Rohingya in una situazione disperata
Bangkok, 19 maggio 2015 – Per decenni, alcuni paesi della regione dell'Asia del Pacifico hanno chiuso le proprie frontiere ai migranti Rohingya, lasciando poco spazio alla loro protezione. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati è molto preoccupato per il rapido deteriorarsi della situazione cui questa popolazione deve far fronte nella regione, e chiede si istituisca una cooperazione regionale di emergenza per salvare vite umane.
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Malta: Non arrendersi! Storie di viaggi senza fine
La Valletta, 18 maggio 2015 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati presenta No Giving Up (Non arrendersi!), la nuova pubblicazione che riporta l'esperienza di sei donne somale che cercano asilo a Malta.
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Sudafrica: una marcia di solidarietà
Johannesburg, 15 maggio 2015 – Gli attacchi di natura xenofoba avvenuti quest'anno e condannati tanto dal governo quanto dalla società civile, non hanno affatto sorpreso chi si occupa della questione migrazione. Il Sudafrica non è nuovo a ondate di aggressioni xenofobe, la più grave quella che nel 2008 ha causato la morte di 62 persone. Avendo contato ben sette vittime nel solo mese di aprile, i sudafricani marciano ora compatti perché sia fatta pace.
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Malta: trecento persone e un unico rubinetto
Valletta, 14 maggio 2015 – Le condizioni nei luoghi in cui erano imprigionati i richiedenti asilo intervistati erano uniformemente miseri, a prescindere da chi li avesse in gestione. Alcuni erano leggermente migliori di altri: il cibo era più abbondante, di migliore qualità, e talvolta, se lo spazio lo consentiva, c'erano addirittura dei letti. Tuttavia, la detenzione dei rifugiati in Libia era caratterizzata da sovraffollamento, scarsa areazione e igiene, surriscaldamento, accesso all'aria fresca del tutto privo di regole, e mancanza di cibo e di acqua potabile o bevibile. Le loro proteste sono ampiamente confermate dalle delegazioni che si occupano di diritti umani che hanno visitato i luoghi di detenzione.
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Siria: volontari per le famiglie ad Aleppo
Bruxelles, 8 maggio 2015 – Prima che in Siria scoppiasse il conflitto, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) gestiva una serie di piccoli progetti che assistevano i rifugiati iracheni residenti ad Aleppo, Damasco e Homs. I centri del JRS erano luoghi in cui si riunivano persone di etnie e fedi religiose diverse. Mentre le comunità siriane vivevano insieme in pace, molte altre percepivano tra loro un senso di distanza, una barriera invisibile. Quando nel 2011 in Siria sono scoppiate le violenze, questi centri del JRS hanno subito profonde trasformazioni.
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