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Una giovane madre al corso di alfabetizzazione presso la scuola agraria del JRS a Kibimba, Burundi (Danilo Giannese/JRS)
Kibimba, 6 luglio 2012 – Dalla fine della guerra civile nel 2005, centinaia di migliaia di rifugiati sono tornati a casa dopo anni di esilio in Tanzania. Tuttavia, a causa della già elevata densità di popolazione, della povertà e delle tensioni di carattere etnico, tra i nuovi arrivati e le popolazioni locali sono spesso insorti conflitti legati all'accesso alla terra. Per affrontare questa situazione, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati nel Burundi punta, ormai da diversi anni, su una strategia che mira a rafforzare il ruolo delle donne e migliorare la sicurezza alimentare.

L'ultimo tassello di tale strategia è rappresentato dall'apertura di una fattoria didattica rivolta a donne e ragazze che offre corsi in tecniche agricole e di allevamento, alfabetizzazione ed educazione alla vita. Alla fine di giugno, 144 tra donne e ragazze hanno concluso il primo ciclo semestrale di lezioni, e tra loro è palpabile il desiderio, d'ora in avanti, di impegnarsi per rafforzare la solidarietà nelle rispettive comunità e promuovere pace e collaborazione tra gli ex rifugiati e le popolazioni locali.

Bisogna sottolineare che aspettarsi risultati troppo grandi in poco tempo sarebbe azzardato, visto che ancora immense sono le sfide che i burundesi hanno davanti a sé nella costruzione di un futuro stabile. Tuttavia, dopo solo qualche mese di corsi nella fattoria didattica del JRS, queste donne,che provengono dalle colline di Kibimba, nel sudest del Burundi, hanno chiaramente preso coscienza dell'importanza del loro ruolo sia nell'occuparsi al meglio delle loro famiglie che nel promuovere la pace nell'intera comunità.

Cyrilla Ndabarushimana, 18 anni, è una delle beneficiarie del progetto: "Noi donne siamo sempre al lavoro nei campi. Siamo noi che portiamo da mangiare a casa. Qui ho capito che il nostro ruolo è molto importante, sia in famiglia che nella comunità. In più, ora che so leggere e scrivere potrei diventare consigliera della collina e fare la mia parte per risolvere i conflitti tra vicini nel villaggio. Penso che noi donne abbiamo la capacità di far progredire la comunità nella solidarietà e nella pace", afferma la giovane.

Convivenza pacifica. La provincia nella quale sorge la fattoria didattica del JRS ha ricevuto, nel corso degli anni, un elevato numero di famiglie di ex rifugiati burundesi provenienti dalla Tanzania. Per evitare l'insorgere di conflitti legati all'accesso alla terra tra nuovi arrivati e popolazioni locali, il JRS mantiene un progetto sulla sicurezza alimentare a Giharo che sarà chiuso verso la fine dell'anno dopo quattro anni di attività.

La fattoria didattica di Kibimba mira a consolidare i progressi nell'ambito della sicurezza alimentare della zona e, di conseguenza, delle buone relazioni intercomunitarie. E lo fa rafforzando le capacità delle donne. Non solo insegnando loro tecniche moderne per avere un migliore rendimento in campo agricolo e nell'allevamento del bestiame, ma offrendo istruzione, conoscenza dei propri diritti e dei sistemi di gestione familiare.

"Per me, imparare a leggere, scrivere e fare di conto vuol dire capire le mie potenzialità, che prima non consideravo. Mi sento più forte e vedo che anche la considerazione di mio marito e dei vicini aumenta", racconta Odette Niyonzima, 25 anni – In più, ora so come si tiene ben pulita la casa, come si sistemano gli animali per non dar fastidio ai vicini, come occuparsi dell'educazione dei miei figli. E tutto questo è di esempio per gli altri, che mi chiedono di insegnar loro tutto ciò che ho imparato".

Sdrammatizzare i conflitti tra vicini. Odette spiega che ha anche capito di avere una parte determinante all'interno della comunità. "Da noi capita spesso che tra vicini nascano conflitti e tensioni, soprattutto tra ex rifugiati e locali. Ci si accusa per cose banali, come per esempio il fatto di tenere gli animali fuori dalla casa, dando così fastidio. Senza ragione, semplici vicini di casa rischiano di entrare in una spirale di ostilità e rancore. Io ora voglio adoperarmi perché tra noi regni sempre la pace e, quando nascono momenti di tensione, riunisco i due litiganti, ci sediamo insieme e analizziamo la situazione. Cerco di farli ragionare e arriviamo a un accordo in modo molto semplice", continua Odette.

Frequentando i corsi del JRS, Denise Sindayihebura, 23 anni, ha conosciuto donne di altre colline, delle quali è diventata amica. "Prima ero sempre a casa, da sola, chiusa in me stessa. Ora invece so quanto è bello condividere e ragionare su qualcosa con altre donne come me – racconta . Sento di avere una mente più aperta e non voglio più provare diffidenza verso nessuno solo per il fatto che è un ex rifugiato oppure che vive su un'altra collina. Ho voglia di uscire di casa e andare a trovare queste nuove amiche".

Le studentesse della fattoria del JRS hanno anche deciso di creare associazioni di donne, locali o ex rifugiate, per coltivare la terra e mettere in pratica tutto ciò che hanno imparato per aumentare il raccolto.

"Vogliamo essere di esempio per il vicinato. Vedendoci insieme capiranno che una comunità più unita e solidale è un luogo in cui vivere diventa più facile. Se saremo insieme e metteremo da parte i conflitti saremo una comunità più forte di prima", dice convinta Denise.

Se è vero che superare le sfide che si hanno dinnanzi vuol dire porre le fondamenta per un futuro stabile, allora molto può essere imparato dall'entusiasmo e dalle nuove conquiste delle donne di Kibimba.

Danilo Giannese, responsabile per la comunicazione e l'advocacy del JRS Grandi Laghi, Africa



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