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All'inizio del mese il JRS ha aderito, insieme a premi Nobel per la pace e gruppi di advocacy e protezione, alla Campagna internazionale per porre fine alla violenza sessuale e di genere nel corso dei conflitti.
Roma, 28 giugno 2012 – All'inizio di questo mese, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati ha aderito alla recentissima coalizione della società civile, la Campagna internazionale per fermare la violenza sessuale e di genere nel corso dei conflitti.

Sono numerosi i rifugiati e gli sfollati oggetto di questo tipo di violenze, sia che si trovino nelle proprie case, che in fuga o in arrivo nelle nuove comunità ospitanti, nelle aree urbane o nei campi. Presenti in più di 50 paesi nel mondo, i gruppi del JRS sono quotidianamente testimoni di queste atrocità, e l'adesione alla campagna offre maggiori opportunità di accrescere la consapevolezza riguardo a questi crimini e di promuovere azioni politiche.

"Al momento, la nostra priorità è quella di diffondere questa nuova iniziativa e trovare soluzioni innovative a un crimine atroce che ogni anno vede vittime un numero crescente di donne e ragazze", ha detto Amaya Valcárcel, coordinatore dell'advocacy del JRS Internazionale.

Dando seguito alla decisione presa nel 2011 dai 10 direttori regionali del JRS che hanno indicato la violenza sessuale e di genere come priorità delle attività di advocacy, l'organizzazione ha cercato nuove forme per accrescere il livello di consapevolezza e stimolare l'azione pubblica al riguardo. 

"In questi ultimi anni, un numero sempre più cospicuo di donne ha subito in situazioni belliche o di conflitto non soltanto il trauma fisico dello stupro e della violenza di genere, bensì anche il senso di vergogna e la stigmatizzazione che costringono a una silente sofferenza. Chi si rende responsabile di violenze sessuali e di genere non viene sanzionato e l'impunità è all'ordine del giorno", ha proseguito la Valcárcel.

Fino ad ora, i diversi impegni presi per porre fine alle violenze sessuali e di genere in guerra e in altre situazioni di conflitto sono stati fortemente inadeguati o addirittura inapplicati. Il JRS sostiene il principio che è tempo di chiedere con urgenza una decisa leadership a livello locale, nazionale, regionale e internazionale che:
  • prevenga e fermi la violenza sessuale e di genere nelle situazioni di conflitto;
  • accresca radicalmente le risorse di prevenzione e protezione, le cure psicosociali e fisiche destinate ai sopravvissuti, alle loro famiglie e alle comunità – oltre a porre in essere uno sforzo congiunto che metta fine allo stigma dei sopravvissuti;
  • e dia giustizia alle vittime, anche perseguendo i responsabili a tutti i livelli della società, oltre a un risarcimento globale ai sopravvissuti.
"La violenza sessuale e di genere distrugge gli individui e le famiglie, intere comunità e il tessuto stesso della società. Atti come questi sono sempre più una deliberata tattica del terrore sia in guerra sia in altre situazioni di conflitto. L'esilio è una ramificazione della guerra, vi è quindi una sinergia tra l'operato del JRS e questa campagna, soprattutto perché la SGBV è una problematica costante e pressante in tanti luoghi, dalla Colombia alla RDC o alla Birmania. Credo fermamente che se ci saranno sufficienti persone a lavorare insieme potremo fare la differenza nel fermare questi orrori e nel porre termine all'impunità", ha detto ancora la Valcárcel.

Oltre a portare alla campagna la prospettiva dei rifugiati e dei richiedenti asilo, i gruppi del JRS hanno reti ampie e differenziate con cui condividere informazioni sulla violenza sessuale, e un focus organizzativo di base sulla prevenzione e la protezione a sostegno delle donne e delle comunità. I gruppi del JRS forniscono servizi psicosociali e assistono gruppi di lavoro e comitati nello sviluppo dell'advocacy più appropriata e di azioni di protezione.

Più in dettaglio. Lo sforzo cooperativo globale è stato inaugurato il 6 maggio 2012 dai premi Nobel per la pace, le organizzazioni internazionali di advocacy e i gruppi che lavorano sui conflitti a livello regionale e di comunità.

La campagna si prefigge formalmente di riunire organizzazioni e singoli individui in uno sforzo comune per un cambiamento deciso e coordinato, e intende chiedere una leadership politica rigorosa che si adoperi per la prevenzione delle violenze sessuali nel corso dei conflitti, per la protezione di civili e sopravvissuti alla violenza, e chieda giustizia per tutti anche tramite il rinvio a giudizio dei responsabili.

Pur prevedendo un'espansione del focus geografico, al momento la campagna si sta concentrando su Birmania, Colombia, Repubblica Democratica del Congo e Kenya, poiché si tratta di paesi in cui c'è più urgente bisogno di un'azione coordinata. Il JRS ha gruppi presenti in tutte queste aree, ad eccezione della Birmania, dove l'organizzazione sta operando sul confine tra questo paese e la Thailandia.

http://www.stoprapeinconflict.org

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