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Kassem ha dei sogni, spera che un giorno di diventare insegnate d'arte. È bravo a biliardo e trascorre molto tempo a giocare con i suoi amici. (Kristóf Hölvényi/Il Servizio dei Gesuiti ai rifugiati)

Baalbek, 15 marzo 2017 – È stata una tragedia che rimarrà scolpita per sempre nella sua memoria. Ne parla come se fosse accaduta ieri; ricorda la data precisa di quell'agosto 2013. Kassem aveva circa otto anni (oggi ne ha più o meno dodici) come ogni altro bambino in Siria giocava e si divertiva, ignorando il conflitto che gravava sulla vita della sua famiglia e dei vicini. 

Quel tragico giorno, una bomba ha colpito la casa del vicino, nel villaggio di Al-Ghouta (Deir Al Asafir).  L'intera famiglia di Kassem è uscita di corsa da casa per vedere cosa fosse successo, temendo per la propria sicurezza. La mamma, che al tempo era al sesto mese di gravidanza, è rientrata in fretta in casa per chiudere il gas. Kassem non ricorda cos'è successo dopo. Più tardi gli hanno detto che una seconda bomba era caduta sulla loro testa, uccidendo suo padre, due sorelle e un fratello. Lui e la mamma erano gli unici sopravvissuti; la bomba però gli aveva portato via la gamba destra.

Insieme ad alcuni parenti e amici, hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle e scappare a Jaramana (nel circondario rurale di Damasco). Un po’ di tempo dopo, con grande difficoltà, la madre è riuscita a raggiungere il Libano con Kassem. Lì è nato il bambino che hanno chiamato Hammud. Ora abitano a Baalbek nella Valle della Beqa'. Sua madre ha avuto la fortuna di trovare lavoro in un negozio di mobili che consente loro di arrivare a fine mese.

Per Kassem, in qualche modo la vita ha ripreso il suo corso. Gli piace molto frequentare il Noor-2 Educational Centre gestito dal JRS a Baalbek. Il Centro è un luogo in cui si sente accettato, prova un senso di appartenenza e, soprattutto, ha la possibilità di fare qualcosa di positivo nella vita. “Oh, sì”, dice, “alcuni miei amici mi prendono in giro e mi chiamano ‘senza-gambe!’”. Lo dice con dolore perché di sicuro non gli piace essere preso in giro. Tuttavia, con una certa dose di sicurezza in sé, che lo caratterizza, Kassem prosegue: “Posso fare tutto quello che fanno loro, e anche molto di più”. E per darmene prova, corre giù per una rampa di scale del Centro in modo da fare invidia a un qualsiasi bambino della sua età.

Kassem ha dei sogni. Ama l’arte e l’inglese. Il suo insegnante preferito è quello di educazione artistica, e spera che un giorno farà anche lui lo stesso lavoro. È bravo a biliardo e trascorre molto tempo a giocare con i suoi amici. 

Sì, il conflitto gli ha sottratto gran parte dell’infanzia - ma non c’è da preoccuparsi, Kassem è pronto ad affrontare con coraggio le sfide poste da un nuovo mondo.

-Kristof Holvenyi


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