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Muhamed e la sua famiglia ad Amman (Kristóf Hölvényi/Il Servizio dei Gesuiti ai Rifugiati)

Amman, 28 marzo 2017 - Al Marekh è un sobborgo di Amman, in Giordania, dove al momento risiedono numerosi rifugiati provenienti da Palestina, Iraq e Siria. Gli affitti non sono costosi come nelle zone centrali della città, ma continuano ad aumentare di anno in anno.

Mohamed, originario di Daraa, ha trascorso gran parte della sua vita nell’area di Al Salhiyeh a Damasco, in Siria. Aveva un laboratorio di tappezzeria che andava bene. Non aveva fretta di sposarsi, ma nel 2011 ha incontrato Hannan, divorziata con un figlio di otto anni, Ali, che viveva con lei. Alla fine, Hannah e Mohamed si sono sposati ma, prima che potessero cominciare la loro nuova vita insieme, in Siria è scoppiata la guerra.

La zona in cui abitavano non era molto colpita, e inizialmente avevano deciso di rimanere. Le cose, però, hanno cominciato ad andare sempre peggio.

“La gente veniva uccisa ovunque, e le autorità sospettavano della maggior parte delle persone. Chiunque poteva essere arrestato in qualsiasi momento”, racconta Mohamed con lo sguardo lontano. Sentiva di non poter continuare a vivere lì. 

Insieme al fratello più giovane, hanno deciso di scappare dalla Siria. Nel marzo del 2012, hanno riempito due automobili con tutto quello che potevano, e sono andati in Giordania. Nei primi tempi del conflitto, guidare per le strade non era difficile come adesso, e sono arrivati a destinazione in circa quattro giorni.

Stabilirsi in un paese straniero non è stato facile. La sua famiglia e quella di suo fratello si sono dovute spostare da un posto all’altro in cerca di un’abitazione dignitosa. Il sobborgo in cui Mohamed risiede con la sua famiglia è di certo molto diverso dal resto della città. Ci è voluto anche molto tempo per registrarsi presso l’Agenzia delle NU per i rifugiati.

Una volta registrati, è riuscito a ottenere un’indennità economica regolare e, per integrarla, Mohamad era costretto a trovare lavori di qualsiasi tipo, che si trattasse del suo mestiere di tappezziere o di ogni altra attività. Non è stato facile. 

Nel frattempo, Hannan ha dato alla luce altri tre figli: Yousef, Ahmed e Zain. Anche suo fratello ne ha quattro. Insieme, vivono in dodici in un appartamento di due stanze con servizi ridotti al minimo indispensabile.

Il grande sogno di Mohamed è quello di andare negli Stati Uniti di modo che i figli possano avere un futuro migliore. Hanno passato i rigorosi processi di selezione, e gli è stato detto che in qualche mese sarebbe arrivato il loro turno. Sono passati cinque anni. Con le nuove politiche, non sa più cosa fare o cosa sperare.

Mostra al gruppo del JRS che si occupa delle visite domiciliari l’ultima TAC effettuata all’addome e alle pelvi. Ha un tumore maligno. A quanto sembra, il cancro si sta diffondendo, ma Mohamed non prova amarezza.

Sia lui, sia la sua famiglia sono molto grati al gruppo del JRS per le visite che la famiglia riceve regolarmente e per l’assistenza economica che li aiuta a coprire parzialmente i costi delle terapie. Con un luccichio negli occhi dice: “il JRS è come una famiglia per noi, le vostre visite hanno un impatto positivo su tutti noi. Ci avete accompagnato, facendo insieme a noi questo difficile viaggio”.

Hannah è allegra, e sprizza calore e ospitalità mentre offre tè caldo agli ospiti. Su un muro spoglio della casa c’è un dipinto, “È un albero della vita fatto da mio figlio maggiore Ali”, dice con orgoglio. È un’immagine simbolica, anche se li attende un futuro ignoto.

La sua prima destinazione, partito dalla Siria, è stata la Giordania; il traguardo dei suoi sogni sono gli Stati Uniti. Con tutte le pressioni e le sfide che lui e la sua famiglia si trovano ad affrontare ora, Mohamed nutre dei sogni: una speranza nel futuro, e che i suoi figli avranno un domani migliore in un mondo più amorevole e più pacifico.

- P. Cedric Prakash sj


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