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Per Amena e la sua famiglia il Centro del JRS a Homs, in Siria, è diventato un rifugio di speranza. (JRS Siria)

Homs, 11 settembre 2017 - Amena*, che ha tredici anni, è come tanti altri ragazzini della sua età o più giovani che fanno parte della cosiddetta “generazione perduta”. Sono bambini e giovani che hanno vissuto in mezzo alle violenze, scappando da un posto all’altro in cerca di salvezza e sicurezza. Privati dell’infanzia, tendono a isolarsi e diventare aggressivi, lontani dalla spontaneità normale di chi cresce in un contesto diverso.

Amena è nata e cresciuta nella città vecchia di Homs. Le violenze in aumento hanno costretto Amena, i genitori e le due sorelle (una più giovane e l’altra più grande) a fuggire. Hanno vissuto a Darayya nei dintorni di Damasco, a Wadi Barada (in un monolocale di proprietà del nonno), e in molti altri posti come fuggitivi impauriti.

Quando a Homs le cose sono un po’ migliorate, hanno deciso di tornare, ma, come racconta Amena, “ci siamo ancora dovuti trasferire da un posto all’altro per almeno venti volte, e quando siamo finalmente riusciti ad arrivare alla nostra casa era stata incendiata e distrutta”. Purtroppo non avevano altra scelta, e sono dovuti rimanere a vivere lì in condizioni terribili: senza porte né finestre, e nessun accesso all’energia elettrica o all’acqua. Il quartiere era abbandonato.

La mamma di Amena era molto preoccupata per l’educazione delle tre figlie. La guerra le aveva costrette a interrompere gli studi, e le continue sofferenze avevano un impatto negativo su Amena, che era diventata aggressiva e isolata, non sorrideva quasi mai e non interagiva con gli altri.

Il Centro del JRS nella città vecchia è diventato presto un rifugio di speranza. La mamma ha iscritto al centro Amena e una delle sorelle. All’inizio, per Amena è stato difficile: si rifiutava di unirsi agli altri perché aveva dei problemi e preferiva la solitudine alla compagnia degli altri ragazzi.

Poco a poco, l’assistente sociale è riuscito con delicatezza a entrare in contatto con lei. Il programma di protezione dell’infanzia e altre attività sono stati utili nell’aiutare Amena a riguadagnare l’autostima che aveva smarrito. Nella sua vita sono tornati l’amore e l’allegria. Della propria trasformazione Amena dice: “Abbiamo sofferto molto e siamo anche stati discriminati nelle scuole, ma qui al Centro del JRS siamo tutti fratelli e sorelle. Ci vogliono bene, e noi vogliamo bene a tutti”.

La mamma di Amena non riesce a nascondere la gioia e la gratitudine allo staff per tutto quello che ha fatto per Amena e la figlia più grande, che è riuscita a superare l’esame nonostante abbia problemi alla vista. “Chiediamo solo sicurezza per i nostri figli, e voi al JRS ce l’avete data. Ci avete accolto con affetto e accompagnato”, dice con calore. “E soprattutto mi avete restituito la mia Amena, la cara ragazza che conoscevo”.

Amena sogna ora un futuro luminoso, e la sua gioia e la sua allegria sono contagiose. Sprizza ottimismo in ogni attività che intraprende: è il simbolo del ritorno della speranza.

*Nome cambiato per proteggere l'identità


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