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Nico SJ (quarto da destra) con il personale e i volontari del JRS. (Jesuit Refugee Service)

Bogor, 3 novembre 2017 – Qualche mese fa, per completare il terz’anno, la parte finale della formazione gesuita definita anche terz’anno di probazione, ho svolto opera di volontariato presso il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Indonesia. Svolgere la probazione presso il JRS ha significato lavorare con un’organizzazione non governativa - una buona esperienza che mi ha permesso di osservare e imparare come opera il JRS. Una settimana prima della mia probazione a Bogor, ho frequentato un corso di leadership dove ho potuto mettere in pratica quello che avevo appreso. 

Ammiro come lavorano il personale e i volontari del JRS. Prendono appunti su tutto ciò che fanno. Ogni lunedì mattina si riuniscono, pianificano le attività della settimana, e condividono ciò che hanno fatto nella settimana precedente. Nel tempo trascorso al JRS ho fatto volontariato presso i servizi sanitari e aiutato a distribuire cibo e fornire sistemazioni abitative ai richiedenti asilo e rifugiati più vulnerabili. 

Ho vissuto esperienze toccanti che ricorderò nelle mie preghiere. 

La prima è stata durante la visita al centro didattico. Salim*, un insegnante che veniva dall’Afghanistan mi ha invitato a chiudere gli occhi e a immaginare come mi sarei sentito se la mia famiglia e io fossimo stati cacciati, perseguitati, e minacciati di morte da un gruppo di persone. È stato spaventoso immaginare di correre insieme alla mia famiglia presi dal panico in cerca di un posto sicuro con la paura di morire. Si è trattato di un breve esercizio di meditazione durato circa tre minuti, ma quando ho riaperto gli occhi mi si erano riempiti di lagrime. Ho capito che Salim e i suoi amici afghani stavano vivendo la stessa cosa. 

Una seconda volta è stato quando ho incontrato Ahmad, un bambino di sei anni che aveva avuto problemi respiratori fin dal suo arrivo in Indonesia. Il dottore diceva che si trattava di asma, ma il padre non riusciva a crederci perché in Afghanistan non ne aveva mai sofferto. Lo hanno fatto visitare da diversi dottori, ma tutti suggerivano di fargli fare delle inalazioni. A quel punto, il JRS lo ha portato all’Hospital Ciawi. Lì, insieme a Nico SJ, il personale del JRS e cinque volontari il JRS Indonesia ha incontrato  il pediatra. Quando lo hanno sottoposto alla terapia, il padre ha visto un netto miglioramento e ha ci chiesto di comprare il dispositivo. Ma il dottore ha detto che non era necessario e che non avremmo potuto acquistarlo perché ogni volta andava assunta una dose diversa di medicinale. Ho cercato di fare del mio meglio per spiegargli la cosa e, grazie a questa esperienza, mi sono reso conto di come lasciare gli agi della tua casa possa cambiare tutto. Mi sono ricordato della Sacra Famiglia e della fuga in Egitto; erano dovuti scappare in fretta in un paese straniero. Probabilmente non era stato difficile come invece è oggi: all’epoca i documenti di identità non servivano. Ma la situazione è simile; lasciare la propria casa, il proprio paese, è davvero una brutta esperienza. 

La terza è stata quando una donna, anche lei afgana, mi ha detto che gli indonesiani erano molto gentili. Durante la sua permanenza in Indonesia, aveva davvero sentito come l’aiutassero nella vita di tutti i giorni: mentre andava al mercato, quando prendeva i mezzi pubblici, per la strada, ecc. Mi ha raccontato che nel suo paese non succedeva. Mi ha fatto piacere, e mi sono sentito fortunato di essere di qui. Ma mi ha anche fatto ricordare un breve testo che è circolato di recente su Facebook e che parlava di come non si possa scegliere dove nascere e da quali genitori. Mi è tornato in mente anche una citazione di Sayyidina Ali bin Abu Thalib: “Chi non è tuo fratello nelle fede, lo è nell’umanità”. 
 
Nel suo insieme, il tempo che ho passato con il JRS a Bogor è stato molto interessante e stimolante; c'erano tante cose da fare. I richiedenti asilo e i rifugiati che ho conosciuto non vivono in stato di detenzione o all'interno di un determinato compound. Al contrario, sono sparsi nel contesto della comunità locale, soprattutto nel distretto di Cisarua, perché il costo della vita è più basso e il clima somiglia più a quello del loro paese. Hanno inoltre la percezione che il JRS si impegna per loro ed è sempre disponibile. 

In quell’occasione, mi sono reso conto che le visite domiciliari, accompagnare all'ospedale le persone bisognose di assistenza medica, organizzare corsi di varia natura presso i centri didattici sono davvero modi eccellenti di servire rifugiati e richiedenti asilo. Il JRS cura anche un programma di insegnamento dell'inglese e la formazione di interpreti, che sono di grande aiuto per la comunità locale. Attualmente, ci sono circa 1.500 rifugiati sparsi nel distretto di Cisarua; purtroppo, però, il JRS Bogor dispone soltanto di 10 volontari. 

Questi ultimi provengono da ambienti socioculturali diversi. I richiedenti asilo e rifugiati li chiamano fratelli e sorelle, il che dimostra quanto stretto sia il rapporto che il JRS riesce a instaurare con loro. La mia esperienza con l’organizzazione mi ha reso consapevole di quanto vi sia bisogno di volontari. Nello svolgere il loro compito, i miei compagni del JRS danno prova di grande dedizione, nessuno si sente costretto. Semmai se necessario lavorano spontaneamente oltre l'orario previsto, senza per questo chiedere un compenso extra. Sono davvero molto grato della ricca esperienza maturata con il JRS, e intendo aiutarlo ancora, in particolare svolgendo attività di raccolta fondi nelle parrocchie cattoliche 

– Dominico S. Octariano Widiantoro SJ, volontario presso il JRS Indonesia 

* Nomi ed elementi identificativi sono stati cambiati a tutela della privacy  


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