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Una professoressa e i suoi studenti a un corso di inglese del JRS a Bamiyan, Afghanistan. (Jesuit Refugee Service)
Kabul, 27 novembre 2017 – Durante un incontro con una classe di 20 studenti di inglese, l’insegnante è uscita all’improvviso dall’aula sopraffatta dall’emozione. Nel dubbio di aver detto qualcosa di sbagliato, una volta finita la sessione sono andata a cercarla. Le lagrime continuavano a rigarle le guance mentre mi spiegava che non piangeva di vergogna o tristezza, ma di gioia.

Fatima* mi ha raccontato di non aver mai pensato che la vita avrebbe potuto darle il tipo di felicità che stava provando in quel momento, e che era grata a Dio e al JRS per averle dato quelle opportunità.

Fatima fa parte di quei circa 400.000 ex rifugiati rientrati in Afghanistan solo nel 2016, mentre altri quasi 2 milioni di persone sono ancora sfollati all’interno del paese. La sua storia, e quelle di altri come lei, vengono raccontate di rado in Europa e in altri paesi dove ci si preoccupa per l’arrivo di queste persone che provano a entrare nei loro territori in cerca di una qualche sicurezza e normalità.

Al momento, il JRS offre corsi di inglese a quasi 2.000 studenti sparsi in quattro provincie dell’Afghanistan, e corsi integrativi destinati a studenti della scuola secondaria che hanno perso svariati anni scolastici a causa dello sfollamento e desiderano superare l’esame di ammissione all’università, il KONKUR. Sono anche disponibili corsi brevi di informatica e corsi supplementari per insegnanti che intendono svolgere la propria attività nel sistema pubblico, oltre a opportunità offerte ad alcuni studenti di proseguire gli studi di terzo livello in India grazie a borse di studio messe a disposizione in collaborazione con il governo indiano. Il JRS sostiene infine il Jesuit Worldwide Learning (JWL) per consentire ad alcuni di questi studenti di conseguire una Laurea in studi umanistici, con specializzazioni in scienze sociali, didattica, e gestione d’impresa/imprenditoria.

I siti in cui si realizza il progetto sono scelti con cura e devono avere il pieno sostegno, anche pratico, delle comunità locali e soprattutto quello dei genitori. Gli studenti vengono intervistati per valutarne la motivazione; e quelli che studiano inglese o seguono il corso di Laurea acconsentono a insegnare a loro volta l’inglese, all’inizio o al termine della propria giornata di studio, presso scuole primarie e secondarie selezionate. L’intento è quello di dar vita a un “effetto moltiplicatore” all’interno della comunità, visto che in Afghanistan l’inglese è una lingua commerciale e il legame linguistico più importante con il mondo esterno.

In alcuni campi per sfollati (IDP) vengono anche offerti corsi di alfabetizzazione in lingua dari, la lingua franca del paese, a bambine che non possono frequentare le scuole regolari per motivi legati alla loro incolumità. A pochi metri di distanza è stato realizzato un pozzo e sono stati costruiti un serbatoio e una cabina a protezione della pompa in modo da assicurare la fornitura di acqua potabile e diminuire l’acquisto di acqua distribuita con cisterne - attualmente il metodo di rifornimento più diffuso.

I corsi sono gestiti con il sostegno del governo afghano che, con l’aiuto di altre nazioni, e nonostante i continui problemi di sicurezza, si sta impegnando molto per ricostruire il paese e la sua società, che conta ufficialmente almeno 14 gruppi etnici riconosciuti. Progetti come quello di educazione del JRS aiutano chi rientra nel proprio paese a sviluppare un orientamento futuro che accresce le opportunità di lavoro e consente di dare un contributo positivo all’emergente società post conflittuale, aiutando al contempo a ricostruire le comunità a partire dalla base e assicurando la presenza di un’infrastruttura educativa consolidata anche molto dopo che il JRS e altre ONG si siano ritirate.

Tutto ciò concorre a rappresentare un’importante fonte di speranza per tante famiglie, di cui molte hanno trascorso svariati anni in esilio, in Iran, Pakistan o nello stesso Afghanistan.

Due studenti mi hanno parlato del loro desiderio di avviare un’attività di export di mandorle e altra frutta secca per cui l’Afghanistan è famoso. Molti mi hanno raccontato del senso di isolamento provato in un paese lacerato dal conflitto e del loro desiderio di entrare in contatto e lavorare insieme a persone di altre nazioni e culture, una vera e propria necessità in un paese privo di sbocco sul mare. Mi hanno parlato del desiderio di dare all’“occidente” un’immagine più positiva e meno temibile della loro religione, l’Islam.

In mezzo a tutte queste aspirazioni c’è un enorme desiderio di pace. I corsi del JRS e del JWL aiutano i partecipanti ad acquisire alcuni degli strumenti e delle competenze necessarie a vivere pur nelle difficoltà della loro attuale situazione e continuare il cammino verso la pace necessario ad alimentare la speranza e fare strada a un futuro migliore.

– p. David Holdcroft SJ, esperto in educazione superiore del JRS International  
 
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