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I partecipanti a un laboratorio imparano a risolvere pacificamente i conflitti. (Jesuit Refugee Service)

Adjumani, 19 dicembre 2017 – "Bisogna che la nostra comunità si trasformi e cambi in una comunità pacifica dove non ci siano conflitti violenti", dice Bosco Geri, 28enne leader di comunità nell’insediamento di rifugiati Pagirinya, distretto di Adjumani, nel nord dell’Uganda.

Bosco è stato uno dei partecipanti a un laboratorio comunitario per facilitatori di pace organizzato lo scorso ottobre a Pagirinya dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS). Il laboratorio è stato il primo di sei previsti nel vicino campo rifugiati e in comunità ospitanti nelle vicinanze.

Facilitati da membri del Friends of Kids and Youth International (FKYI), i laboratori hanno fornito ai leader abilità pratiche, competenze e la motivazione a promuovere pace e armonia nelle rispettive comunità. Sono stati particolarmente pertinenti nel caso degli insediamenti di Adjumani, dove tra i rifugiati sudsudanesi prevalgono conflitti interetnici. Conflitti che sono peggiorati in questi ultimi anni a causa della scarsità delle risorse dovuta alla suddivisione delle terre e dei servizi sociali tra rifugiati e rispettive comunità ospitanti.

A Pagirinya, che ospita poco più di 30.000 rifugiati, il conflitto in atto è duplice. Innanzitutto c'è conflittualità tra la gente del luogo e i rifugiati per via delle risorse. Con una popolazione locale di sole 600 persone nel vicino villaggio, per la maggior parte  dipendenti esclusivamente da un'agricoltura di sussistenza, la comunità locale si sente sempre più minacciata dai nuovi arrivati. In secondo luogo, questo particolare insediamento presenta un elevato livello di violenza domestica alimentata soprattutto da squilibri di potere percepiti all’interno delle famiglie e da abuso di sostanze stupefacenti.

Il laboratorio più recente ha segnato un primo passo verso un impegno dei leader e dei membri delle comunità in termini di riflessione sulle due manifestazioni di violenza nella loro società, e verso un esame delle possibili soluzioni. A conclusione del laboratorio, i partecipanti hanno elaborato un piano d'azione che si svolgerà fino al marzo 2018.

"Nel campo si sono avuti laboratori di costruzione della pace organizzati da altre agenzie, ma la comunità ospitante non era stata invitata a partecipare. Questo (del JRS) è stato il primo laboratorio in assoluto a prevedere la partecipazione delle comunità ospitanti", precisa uno dei responsabili della comunità locale e del campo di Pagirinya, a spiegazione della dimensione rivoluzionaria e originale di questo laboratorio.

Beatrice, anche lei partecipante, si è detta felice di aver imparato come concentrarsi sugli aspetti che uniscono la comunità, invece di dividerla: "...quello che ci unisce sono le scuole. Anche se non sei in buoni rapporti, i tuoi figli frequentano la stessa scuola. Anche il mercato ci unisce...e i giovani che giocano a pallone insieme".

I partecipanti ai laboratori hanno chiesto che il JRS continui a facilitare il dialogo tra comunità e una pacifica coesistenza nella regione.

Per il lavoro del JRS con gli sfollati con la forza la riconciliazione è di fondamentale importanza; e le occasioni di promozione della pace e  della mutua comprensione tra le diverse società è imprescindibile se si vuole rispondere all'invito di Papa Francesco a costruire comunità di incontro e ospitalità.


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