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Joyce è iscritta alla Pagirinya Secondary School dal 2017. (JRS)

Adjumani, 28 maggio 2018 – Una sessantina di uomini, quasi tutti giovani, e qualche ragazza sono ammassati in un’aula di fortuna, l’attenzione fissa sull’entrata. L’aula è una tenda in tela cerata segnata dalle intemperie e retta da sottili pali di legno. Qualcuno è riuscito in qualche modo a montare su questa struttura una lavagna di medie dimensioni, dandole così un’aria di spazio formale di istruzione.

Per nulla turbati dall’evidente assenza di attrezzature scolastiche di base, gli studenti svolgono il loro compito che consiste nel trascrivere nei quaderni quello che è scritto sulla lavagna. La struttura di fortuna è divisa in due aule, recente modifica apportata a questa sovraffollata scuola secondaria di Pagirinya, nuovo, vasto insediamento di rifugiati nel distretto di Adjumani, nel nord dell’Uganda.

Joyce, 18 anni, è arrivata in Uganda nel 2016 dal Sud Sudan, ed è iscritta alla scuola dall’anno scorso. Si ritiene fortunata di poterla frequentare, e spera di poter concludere il ciclo di studi secondari.

“Ci sono ragazze che abbandonano la scuola perché non possono pagare le tasse,” dice indicando uno dei motivi della scarsa frequenza femminile. In linea generale, l’accesso alla scolarizzazione è una grande sfida negli insediamenti, e le ragazze in particolare sono le più svantaggiate. Nelle comunità in cui di solito sono considerate in sottordine ai maschi, i genitori con possibilità economiche limitate privilegiano questi ultimi, giudicando uno spreco mandare a scuola le figlie.

Alla base di questa pratica ci sono spesso preconcetti culturali di genere che confinano il ruolo delle donne alla procreazione e allo svolgimento dei lavori domestici. Di conseguenza, anche le ragazze che frequentano la scuola rischiano di essere ritirate prematuramente per essere date in moglie a uomini assai più avanti negli anni, dando così origine a tutta una serie di problematiche relative alla protezione dei minori.

Joyce è ben consapevole di tutto questo, e considera una fortuna poter andare a scuola. La sua determinazione di riservarsi un futuro migliore attraverso l’istruzione è incrollabile. Il suo sogno è di diventare un chirurgo. “Mi addolora vedere le persone soffrire”, dice, insistendo sull’importanza di impegnarsi nello studio fino alla fine per poter “diventare una persona responsabile, capace di prendersi cura degli altri”.

Ancora qualche anno fa non esistevano scuole secondarie per i rifugiati di Pagirinya, e per quanto il sempre più avanzato sistema ugandese di protezione rifugiati consenta a bambini e ragazzi di frequentare indifferentemente qualsiasi scuola del paese, gran parte dei genitori non possono farsi carico delle tasse scolastiche. In passato erano molti i ragazzi che avrebbero dovuto frequentare la scuola secondaria, e invece passavano le loro giornate vagando pigramente nel campo, con davanti a sé il rischio di scivolare nella delinquenza giovanile. Ecco allora che i genitori si sono resi conto della necessità di trovare una soluzione.

In seguito scoprirete come i genitori dei minori rifugiati di Pagirinya e alcuni insegnanti volonterosi si sono dati da fare per creare la Pagirinya Secondary School.


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