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Roma, 20 giugno 2018 – Papa Francesco ha sollecitato la comunità globale ad adottare una risposta comune alla situazione mondiale dei rifugiati che possa essere articolata in quattro parole: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. In questa Giornata mondiale del rifugiato, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) ed Entreculturas fanno proprie le parole di Papa Francesco per difendere il diritto all’istruzione per i rifugiati con la campagna 4 Words to Open the World (4 Parole per aprire il mondo).

In paesi come il Libano, il Sud Sudan, il Ciad e la Repubblica Centrafricana, il JRS ed Entreculturas danno concreta espressione a queste quattro parole con il loro servizio agli sfollati con la forza, in particolar modo attraverso progetti educativi. Grazie a programmi che spaziano dall’educazione formale all’informale, dalla scolarizzazione nella prima infanzia alla formazione di insegnanti, diamo forma a un'educazione capace di rispondere alle esigenze dei rifugiati, infondendo in loro speranza.

L'educazione svolge un ruolo di primissimo piano nel dare forza vitale e perfino nel salvare vite umane. Negli stati di emergenza, così come nelle situazioni protratte nel tempo che vedono i rifugiati a lungo sfollati, a causa delle carenze educative possono andare sprecate intere generazioni.

"Mi piace veramente tanto andare a scuola", dice Ali, rifugiato siriano che frequenta una delle nostre scuole in Libano. "Non voglio rinunciare. La mia unica speranza per il futuro è quella di imparare a leggere e scrivere".
 
Le scuole sono luoghi sicuri in cui i bambini possono instaurare rapporti con i loro pari, crescere superando i traumi, e riconquistare un senso di normalità e stabilità nonostante la situazione di sfollamento. L’istruzione è un modo per monitorare e favorire la loro sicurezza e il loro benessere. La frequenza scolastica evita che i bambini siano esposti a rischi come lo sfruttamento sul lavoro o quello sessuale, il reclutamento da parte di gruppi armati, o i matrimoni precoci.

L'accesso a un’educazione nella prima infanzia o a livello di scuola primaria è particolarmente importante in quanto costituisce la base di un processo di apprendimento che si snoda lungo tutta la vita. E per i bambini sfollati, l’istruzione è fondamentale perché si approprino degli strumenti che gli consentiranno di sviluppare le proprie potenzialità e contribuire così allo sviluppo e alla stabilità delle comunità di appartenenza.

Detto questo, i bambini rifugiati hanno comunque, rispetto ai bambini non rifugiati, cinque volte più probabilità di non essere scolarizzati. Al paragone con il 91 percento dei bambini del mondo, solo il 61 percento dei bambini rifugiati può frequentare la scuola primaria: urge pertanto incrementare le possibilità di accesso dei bambini rifugiati alla scolarizzazione.

Attraverso la campagna 4 Words to Open the World, il JRS ed Entreculturas sollecitano le autorità e la comunità globale a impegnarsi maggiormente nel provvedere accesso all’istruzione ai bambini rifugiati, in modo tale che possano sentirsi accolti, siano promosse le loro doti e capacità, abbiano consapevolezza di essere protetti, e siano preparati a integrarsi nelle comunità ospitanti.

Cliccare qui per visitare il sito web della campagna. 




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