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Bambini sfollati a Maban, Sud Sudan. (Angela Wells / Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)

Kampala, 15 dicembre 2016 – Ricorrendo il terzo anniversario dell'esplosione nel dicembre 2013 delle violenze nel Sud Sudan, l'Ufficio del Primo Ministro del governo ugandese, sei agenzie delle NU e undici organizzazioni umanitarie che operano in Uganda si appellano al mondo intero perché si ponga fine alle sofferenze del popolo sudsudanese. 

Con 527.472* rifugiati sudsudanesi riparati in Uganda nel corso di questi ultimi tre anni – di cui oltre 338.000 soltanto dallo scorso luglio – è essenziale che la comunità internazionale si unisca per dare sostegno alle organizzazioni umanitarie nel fornire aiuti per la sopravvivenza di quanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, e nell'intervenire con urgenza per trovare una soluzione al conflitto in corso.

Si contano a migliaia le persone che fuggono quotidianamente dal Sud Sudan, riparando in Uganda; di queste il 64% è rappresentato da bambini e ragazzi al di sotto dei 18 anni di età, ciascuno con il suo bagaglio di atroci esperienze di violenza. I rifugiati raccontano di gruppi armati che nella regione di Equatoria attaccano villaggi, uccidono civili, incendiano le case, violentano donne e ragazze, e rapiscono giovani e ragazzi. Alla gente, a quanto viene riferito, è impedito percorrere le principali strade che portano fuori dal paese, per cui si è per la maggior parte costretti ad attraversare il bush per giorni interi, senza poter reperire cibo o acqua. Secondo i nuovi arrivati, nelle settimane e nei mesi a venire si riverseranno verosimilmente in Uganda ancora a migliaia.

A chi arriva qui viene dato un riparo, cibo, acqua, e comunque viene assicurato un ambiente in cui vivere in sicurezza. Comunque la risposta umanitaria ai rifugiati sudsudanesi in arrivo si scontra sempre ancora con grosse difficoltà a causa di una grave e cronica crisi dei finanziamenti. A tutt'oggi si è ricevuto soltanto il 36% dei 251 milioni di dollari indispensabili per il 2016. Ciò comporta difficoltà sostanziali nel rispondere alle necessità, rischiando di compromettere la capacità delle organizzazioni umanitarie di fornire ai rifugiati un'assistenza anche solo di mera sopravvivenza, e i servizi più essenziali.

Nell'agosto di quest'anno è stato inaugurato un nuovo insediamento a Bidibidi, nel distretto di Yumbe, per accogliere le migliaia di nuovi arrivati. Nel giro di pochi mesi, le organizzazioni umanitarie hanno trasformato Bidibidi da boscaglia disabitata in una delle aree di prima accoglienza più vaste del mondo.

L'Uganda continua a dar prova di straordinaria generosità e ospitalità nei confronti dei rifugiati sudsudanesi, in un momento in cui il paese già ospita il numero più alto di rifugiati della sua storia, e tenendo presente che comunque riceve altri due flussi di rifugiati rispettivamente dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Burundi. L'Uganda ha mantenuto aperte le proprie frontiere per consentire ai rifugiati di giungere a salvezza, e nel contesto delle proprie politiche di insediamento, assegna ai rifugiati appezzamenti di terreno su cui costruirsi una casa e coltivare prodotti della terra. Nel Paese, i rifugiati godono di tutta una gamma di diritti e libertà che consente loro di accedere al mercato del lavoro, avviare attività commerciali, e quindi contribuire all'economia generale delle comunità ospitanti.

Le comunità dell'Uganda settentrionale meritano tutto il nostro plauso per aver donato le terre su cui sorgono gli insediamenti che ospitano i rifugiati sudsudanesi. In riconoscimento della solidarietà dimostrata dalle comunità ospitanti, in linea di principio circa il 30% della risposta umanitaria va a beneficio diretto degli stessi ugandesi attraverso adeguamenti alle infrastrutture locali. 

Esprimiamo sincera gratitudine ai nostri donatori per i contributi fin qui elargiti, pur riconoscendo che molto ancora va fatto per porre fine alle sofferenze del popolo sudsudanese. Sollecitiamo la comunità internazionale, intendendo sia quanti già si prodigano sia eventuali nuovi finanziatori, a velocizzare i rispettivi contributi economici e di expertise, cosicché si possa far fronte alle necessità dei rifugiati sudsudanesi in Uganda. Difettando di soluzioni politiche alla crisi, si rendono necessarie soluzioni a lungo termine che consentano a questi rifugiati di rifarsi un'esistenza in condizioni di sicurezza e dignità. È sempre ancora indispensabile che chiunque eserciti influenza sulla leadership politica sudsudanese sfrutti ogni canale possibile per incoraggiare le fazioni in guerra a unirsi in un comune dialogo e a porre fine all'attuale spargimento di sangue. Per il bene del popolo sudsudanese, il mondo non può permettersi di venir meno a quest'obbligo morale.

Per maggiori informazioni, contattare:

Commissario per i rifugiati, Kazungu David Apollo, Ufficio del Primo Ministro, dakazungu.dor@opm.go.ug

John-Paul Magezi, Ufficio del Primo Ministro, +256 782 462 599, pmagezi.dor@opm.go.ug

Charlie Yaxley, UNHCR, +256 776 720 045, yaxley@unhcr.org

Beatrice Okello, FAO, +256 77 650 2504, Beatrice.Okello@fao.org

Peter Nzabanita, IOM, +256 703 301 056/ +256 776847090, pnzabanita@iom.int

Catherine Ntabadde, UNICEF, +256 717 171 111/+256 772 629 567/+256 703 729567, cntabadde@unicef.org

Cheryl Harrison, WFP, Cheryl.Harrison@wfp.org

Karin Elisabeth Lind, Dan Church Aid, +256 782 318 735, keli@dca.dk

Severine Moisy, DRC, +256 772 261 305, s.moisy@drcuganda.org

Wycliffe Nsheka, Finn Church Aid, +256 772 961551/+256 706 021551

Trisha Okenge, Food for the Hungry (FH), +256 783371710, tokenge@fh.org 

Angela Rugambwa, International Rescue Committee, +256 772 774594, angela.rugambwa@rescue.org

Kevin White, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, +256 414 501 790, uganda.director@jrs.net

Amy Frost, Save the Children, +256 788 506 676, afrost@savechildren.org

Helen Manson, Tutapona Trauma Rehabilitation, +256 778 989 338, helen@tutapona.com

Pubblicazione per conto di:

Governo della Repubblica dell'Uganda, Ufficio del Primo Ministro, Dipartimento Rifugiati

Alto Commissariato delle NU per i Rifugiati (UNHCR)

Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO)

Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM)

Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF)

Ente delle Nazioni Unite per l'Uguaglianza di Genere e l'Empowerment Femminile (UN Women)

Programma Alimentare Mondiale (WFP)

ACTED

Dan Church Aid

Danish Refugee Council (DRC)

Finn Church Aid

Food for the Hungry (FH)

Humanitarian Initiative Just Relief Aid (HIJRA)

International Rescue Committee (IRC)

Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Uganda

Real Medicine Foundation

Save the Children

Tutapona Trauma Rehabilitation

*Cifre basate su registrazioni biometriche del Sistema governativo di gestione dati relativi ai rifugiati e sulle registrazioni manuali di emergenza, conta dei presenti e di braccialetti magnetici nei flussi emergenziali di nuovi arrivi.



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