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Un gruppo di giovani della comunità ospite in Manban, Sud Sudan (Andrew Ash/Il Servizio dei Gesuiti ai Rifugiati).

Roma, 19 Aprile 2017- Il Sud Sudan, un paese giovanissimo devastato dalla carestia e dilaniato dalla guerra civile, un luogo tormentato dell’Africa centro-settentrionale, che sento vicino al cuore. Da 24 anni, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), dove lavoro, offre servizi educativi ai sud-sudanesi. Fin da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 2001, il paese non ha smesso di soffrire. È c’è un elemento in particolare di questa sua sofferenza che mi colpisce con forza. Sono la madre di una bambina di dieci anni, intelligente e dallo spirito libero, il cui mondo si fa un po’ più grande ogni giorno che frequenta la scuola. Nel Sud Sudan, le bambine di quell'età corrono veramente il rischio di essere costrette a un matrimonio precoce. L’istruzione non è facilmente accessibile e, per quanto incredibile possa sembrare, le adolescenti hanno tre volte più possibilità di morire di parto che di portare a termine la scuola primaria. Se c’è una cosa che abbiamo imparato su quale sia il modo più efficace per migliorare la vita delle bambine e delle donne nei luoghi in cui sono oppresse, è dare loro un’educazione. È un obiettivo centrale della missione del JRS.

Ma ci vuole denaro. Domenica 23 aprile, 12 coraggiosi podisti prenderanno parte alla maratona di Londra. Percorreranno circa 42 chilometri per raccogliere fondi per il JRS da investire in educazione e pace in uno dei paesi più instabili del mondo. Il pensiero della corsa e il sostegno a questi atleti generosi si intrecciano con l’amore senza confini che nutro per mia figlia e per il fatto che è sempre più consapevole della difficile situazione in cui versano i suoi giovani coetanei nel Sud Sudan. Mi spiego…

***

Ogni mattina, prima di andare al lavoro all’ufficio internazionale del JRS a Roma, ascolto un breve notiziario di cinque minuti mentre preparo il caffè. Mia figlia sa che si tratta di un rito quasi sacro, e non si azzarda a rivolgermi parola mentre va in onda. Spesso mi chiedo quanto sia saggio da parte mia farle ascoltare le terribili notizie che arrivano dal mondo. Alcuni giorni andiamo più di fretta, ma parliamo sempre di quello che sentiamo mentre facciamo colazione insieme.

Di recente, la notizia dell’ufficializzazione dello stato di carestia nel Sud Sudan è diventata l’argomento della nostra conversazione mattutina: “Mamma, perché nel Sud Sudan le persone muoiono di fame?”, mi ha chiesto mentre mangiava fiocchi di avena al forno. Non mi è sfuggita la dolorosa ironia della situazione, e ho mandato giù il boccone lentamente per avere il tempo di mettere insieme una risposta concisa che desse conto della confusa realtà sud-sudanese. Ho fatto del mio meglio per spiegare le questioni complesse sottese ai conflitti di natura geografica, culturale, etnica e razziale in corso nel paese. Nel frattempo il mio caffè era diventato freddo, e saremmo dovute essere fuori casa per andare a scuola già da cinque minuti. 

Mentre ci affrettavamo a vestirci e ci avventuravamo nelle strade caotiche di Roma per raggiungere la scuola di mia figlia, la conversazione è andata avanti. Stava cercando di capire come mai bambini e adulti mangino le foglie degli alberi ora che il cibo sta finendo, anche in zone in cui la carestia non è stata ancora riconosciuta ufficialmente.

“Mamma, tu riesci a immaginare che si possano mangiare foglie per colazione?”

Certo che no. Così ho cominciato a spiegarle il lavoro a lungo termine svolto dal JRS nel Sud Sudan che cerca di affrontare le cause alla radice del problema, prevenire il conflitto e promuovere la pace nel paese e altrove. 

Questo è quello che davvero facciamo meglio. Grazie a programmi educativi, il JRS offre alle persone l’opportunità di guarire, apprendere, e diventare economicamente autosufficienti per sé e le proprie famiglie. Questa assistenza li incoraggia a contribuire alle comunità di appartenenza presenti e future. Ho messo in risalto con lei come questa sia la chiave per aiutare le bambine della sua età nel Sud Sudan a evitare il matrimonio precoce oppure, nel caso dei bambini – di solo un paio di anni più grandi di lei – l’arruolamento forzato nei gruppi armati. Ha capito subito il nesso, e ha convenuto con me che l’istruzione è un'alternativa migliore delle altre due prospettate.

Mentre ci avvicinavamo alla scuola, le ho detto che domenica 23 aprile una squadra di podisti raccoglierà fondi per i progetti educativi del JRS nel Sud Sudan partecipando alla maratona di Londra. Voleva saperne di più e, mentre attraversavamo un incrocio particolarmente pericoloso, le ho raccontato che uno dei podisti indosserà un costume di pelo con un naso a punta e correrà tutta la maratona impersonando un “Womble”. Le ho spiegato che i Womble sono stati creati da una mamma inglese in difficoltà la cui figlia, mentre stavano passeggiando nel Wimbledon Common, ne aveva pronunciato male il nome chiamandolo “Wombledon Common”. L’errore aveva poi suscitato nell’immaginazione della mamma l’idea dei Womble, diventati in seguito personaggi di una serie di storie per bambini.

A quel punto abbiamo paragonato il nostro tragitto quotidiano di 30 minuti con zaini pesanti in spalla e i 42 chilometri percorsi mascherati da Womble. Mostrare qualcosa è tanto più efficace che raccontarla! Quest’anno, Michael Frain, sostenitore del JRS, correrà vestito da Womble, personaggi adottati nelle ultimi 20 maratone di Londra dal Jesuit Missions (JM) a Wimbledon, dove i Womble sono nati. Il suo obiettivo è quello di essere il Womble più veloce ad aver mai corso questa maratona.  Nonostante il costume ingombrante, sembra essere ben preparato, le ho assicurato. Ha già corso circa 420 chilometri nel deserto del Sahara e partecipato a quattro Triathlon Ironman.

Mentre arrivavamo a scuola, le ho spiegato che uno degli aspetti più belli del mio lavoro è quello di poter essere testimone di tutte le diverse forme di creatività con cui le persone nel mondo prestano la propria passione e le proprie capacità per trovare soluzioni alle situazioni in corso non solo nel Sud Sudan, ma anche in Siria, dove da sei anni la guerra civile sta devastando il paese, e in altri 47 paesi dove il JRS presta la propria opera..

Fin dalla colazione le avevo raccontato così tante cose che temevo di averla travolta; così ho cominciato a salutarla e ho continuato per la mia strada.

“Hai preso la merenda?” le ho chiesto. “Anche i Womble imparano più in fretta quando hanno la pancia piena”. Le ho strizzato l’occhio, invece di abbracciarla, perché i suoi amici erano là intorno, e ora preferisce salutarmi da un certa distanza.

Quella mattina, però, non è scappata via per raggiungere i suoi compagni in attesa fuori dal portone della scuola, e mi ha chiesto: “Mamma, i bambini della scuola del JRS nel Sud Sudan hanno anche loro la merenda?”

 “Sì, amore. Le merende fanno parte del budget destinato all’istruzione e sono la ragione per cui i podisti raccolgono fondi per i nostri programmi”.

 “Ah, bene.  Ok, vai pure in ufficio ora.”  

Mentre la guardavo attraversare la strada da sola, il mio cuore si è riempito fino a scoppiare di quell’amore e di quell’orgoglio che mi accomuna alle madri di tutto il mondo. Dovevo sbrigarmi per arrivare in tempo al lavoro, ma pensando al rituale mattutino di paura, fame e disperazione di una madre del Sud Sudan, era come se i miei piedi non riuscissero a staccarsi dal selciato.

. . .

Il mondo che mia figlia erediterà sarà indubbiamente ancora più complesso e pieno di sofferenza. Ma ho deciso di non farle sconti nascondendole le cose terribili che succedono, e non trattarla con indulgenza propinandole “fatti alternativi” simili ai cereali per la colazione ricoperti di zucchero.

Che si sia adulti o bambini, è facile sentirsi travolti dall’enormità della carestia nel Sud Sudan, o dall’orribile guerra civile in atto in Siria. Si è tentati di spegnere il telegiornale quando sentiamo che non c’è nulla che possiamo fare per promuovere la pace  dall’altra parte del mondo, soprattutto perché molti di noi già lottano per poter continuare a mettere del cibo sulla propria tavola della colazione.

Come persona di fede, continuo a pensare che la maggior parte di noi cerca di fare qualcosa, sia esso piccolo o grande, per alleviare le sofferenze in qualche area del mondo. Credo veramente che quando ci impegniamo e ci sentiamo parte di queste soluzioni, abbiamo un impatto sul cambiamento positivo che cerchiamo di realizzare in questo mondo imperfetto che un giorno lasceremo ai nostri figli. Per favore, non girate lo sguardo da un’altra parte, guardatevi intorno, aprite il cuore e ascoltate. Potreste scoprire che ci sono barlumi di notizie reali in questo mondo travagliato, notizie buone e piene di speranza. Anche se si tratta di cose semplici come imparare che Womble e persone comuni correranno a lungo a sostegno dell’istruzione nel Sud Sudan, un’istruzione che può e nei fatti salva vite umane. Come lo so io, e come anche mia figlia di sicuro capisce, è una notizia che vale la pena ascoltare.

Jill Drzewiecki, International Campaign and Philanthropy Coordinator

Cliccate qui per fare una donazione in favore del lavoro che stiamo svolgendo nel Sud Sudan.

Cliccate qui per informazioni sulla squadra di podisti.

Per aderire a Run for their lives:

Jesuit Missions UK sta cercando il prossimo gruppo di podisti da portare alla maratona di Londra del 2018 e raccogliere fondi per i nostri progetti che cambiano la vita. Se siete pronti a raccogliere la sfida, vi preghiamo di prendere contatti con richard@jesuitmissions.org.uk Ci farebbe piacere che la nostra squadra 2018 fosse composta da podisti provenienti da tutto il mondo. I Womble saranno particolarmente benvenuti.


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