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Goma, 30 giugno 2017 - Per più di due decenni, le violenze generalizzate tra i diversi gruppi armati, i conflitti inter-comunitari e le dispute per l'accesso alle risorse, la debolezza degli stati e l'assenza di qualsiasi meccanismo di garanzia a difesa dei diritti delle popolazioni locali hanno fatto sì che la Regione dei Grandi Laghi abbia visto uno dei più vasti fenomeni di migrazione umana nel continente africano e a livello mondiale.

In questo contesto di emergenza umanitaria cronica nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale e di crisi politica e della sicurezza nel Burundi, le condizioni della vita quotidiana delle popolazioni colpite hanno subito un drammatico deterioramento e, ovviamente, i diritti fondamentali dei bambini sono stati e sono accantonati. Nonostante la loro importanza, l'istruzione e un ambiente educativo stabile difficilmente si trovano in cima all'elenco delle priorità di famiglie costrette a cambiare alloggio di continuo. Talvolta semplicemente perché mancano scuole accessibili ma, più di frequente, perché non ci sono le risorse necessarie.

Il JRS opera sia con gli sfollati sia con i rifugiati che vengono dalla RDC, dal Burundi e dalla Tanzania nel tentativo di garantire un futuro ad alcuni dei milioni di bambini vittime della convulsa realtà che li circonda. 

Tina ha lasciato Nyanzale nella RDC orientale, dove era nata, mentre frequentava il quarto anno della scuola primaria. Era scoppiata la guerra, e la madre era stata costretta a lasciare i suoi cinque figli in diverse famiglie affidatarie. Si è traferita a Kikuko insieme alla nonna ma, dopo un anno, le violenze sono scoppiate anche lì, ed è stata di nuovo costretta a spostarsi in un campo a Mweso. È stato lì che Tina ha cominciato a beneficiare dei programmi scolastici gestiti dal JRS, che finanzia il 50% dei costi distribuendo materiale scolastico di base. "Grazie al JRS, ho potuto ricominciare a frequentare la scuola. Ora sono al sesto anno e studio materie letterarie. Spero che dopo aver finito gli studi potrò guadagnarmi da vivere". 

Julie, che è sfollata e vive da cinque anni a Masisi nella RDC orientale, ha dovuto interrompere gli studi quando è stata costretta ad abbandonare la scuola e lasciare il paese di origine insieme alla madre vedova e ai fratelli per motivi di sicurezza. "L'anno scorso, però, il JRS è passato nei campi e nelle case famiglia con un elenco di bambini sfollati. C'era anche il mio nome, e sono potuta tornare a scuola. Ora sto frequentando il secondo anno e devo dire che sono molto grata al JRS per quello che ha fatto per me e per tutti gli altri studenti a Masisi. Il JRS si fa carico della metà dei costi: un bel risparmio per mia madre che così può far fronte alle spese scolastiche dei miei fratelli più piccoli".

L'altra area principale di intervento del JRS nella Regione dei Grandi Laghi è il sostegno alle scuole a agli insegnanti. Nella piccola città di Bujumbura, in Burundi, il programma si occupa di circa 200 bambini congolesi rifugiati e gestisce 13 scuole sparse in quattro campi rifugiati a Muyinga e Ruyigi dove, come dice Thomas, rifugiato congolese di 14 anni, il sostegno consiste nel "fornire gessetti, libri di testo e di esercizi che consentono agli insegnanti di preparare le lezioni e a noi di studiare efficacemente. Non ho più paura degli esami, perché il JRS mi aiuta a prepararmi.

La stessa cosa la ribadisce Joseph, direttore dell'Institut Angalisho a Goma, capitale del Kivu Nord nella RDC, che è molto soddisfatto dell'impatto che il JRS ha avuto nel seguire l'afflusso massiccio di persone sfollate a causa dei conflitti. "Il recupero delle classi che già esistevano e la costruzione di un nuovo edificio hanno offerto istruzione scolastica a tutti questi giovani vulnerabili che se ne andavano in giro per i campi senza nessun tipo di formazione o possibilità di studiare. Quelli che portano a termine il ciclo di educazione secondaria sono così motivati dal fatto che il JRS sostiene il sistema nazionale di esami, che li superano in massa a pieni voti e conseguono i diplomi per andare poi all'università, o entrare direttamente nel mondo del lavoro.

Quando violenza e sfollamento fanno parte della vita quotidiana, la scuola diventa rifugio, terra di opportunità e finestra sul mondo.

- Elisa Orbananos, JRS Grandi Laghi



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