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Camille (seconda da sinistra) è una studentessa della Fordham University impegnata a dare ai giovani rifugiati del posto l'opportunità di vivere come normali ragazzi americani.

Fairfield, 22 gennaio 2019 – Quando ho deciso di #Do1Thing per i rifugiati non avevo un’idea precisa di come la vita mi avrebbe portata a fare tante cose, e a ispirare altri a compiere azioni per incoraggiare i rifugiati a ricostruire le proprie esistenze una volta reinsediati in America.

Come coordinatrice del Fairfield University’s Refugee Youth Mentoring Program, ciò che ho fatto è stato offrire ai giovani rifugiati della mia comunità universitaria locale l'opportunità di essere come ogni altro ragazzo americano, in un ambiente accogliente. Ho svolto questo compito con la collaborazione del Fairfield University’s Center for Faith and Public Life trasformando il programma, che inizialmente rientrava nella parte dedicata al volontariato del corso in Politiche africane, in un'iniziativa che ha coinvolto l'intera università. Il programma, che si svolge dopo le ore di lezione, consente a studenti rifugiati di età tra i 13 e i 21 anni di impegnarsi insieme a quelli della Fairfield University in una serie di attività tra cui laboratori, tutoring, assistenza nella redazione di tesine, attività ricreative, conversazione informale. Ora, al suo secondo anno di operatività, il programma è diventato un punto fermo nella vita di numerosi giovani rifugiati reinsediati a Bridgeport, nel Connecticut.

Sono convinta che tutti nel corso della vita avvertano una sorta di invito all'azione. Nel fare qualcosa per i rifugiati, sono diventata una sostenitrice entusiasta della tutela dei rifugiati e della riforma dell’educazione. Lavorando con i giovani rifugiati dalla scuola secondaria di primo e secondo grado fino al college, ho capito presto quali disparità in ambito educativo hanno dovuto superare nei paesi di origine e nei campi. Aderendo a #Do1Thing, e offrendo ai giovani rifugiati tempo e spazio per mettersi in contatto con gli studenti della Fairfield University, ho imparato che tutti nella vita hanno l’opportunità di usare il proprio passato per aiutare altre persone a costruirsi una vita.

La mia attività sul campus con il Refugee Youth Mentoring Program mi ha portato ad aiutare anche le famiglie dei giovani rifugiati. Con il sostegno della comunità universitaria della Fairfield University, è partito il Fairfield University’s Recycle for Refugees Program. Nel giro di tre giorni, nel maggio 2017, volontari della Fairfield University hanno visitato alloggi per studenti lungo la spiaggia, residenze e dormitori universitari, raccogliendo una varietà di oggetti come tavoli da pranzo, sedie, letti, comodini, scrivanie, lampade, armadi, stoviglie, materassi, e non solo. Oggetti poi utilizzati per arredare gli alloggi di rifugiati in arrivo nella zona di Bridgeport dalla Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Colombia, Afghanistan, Iraq ed Etiopia tramite il Connecticut Institute of Refugees & Immigrants, programma che aiuta i rifugiati che arrivano senza avere nulla.

Nell'aiutare i giovani rifugiati, gli studenti della Fairfield University si rendono conto che, se il passato di ciascuno di loro può essere diverso, le speranze per il futuro sono le stesse. Come tutti noi, i rifugiati sperano di diventare un giorno imprenditori, medici, avvocati, sportivi di professione. Desiderano una vita felice, appagante, significativa. Nel fare qualcosa, mi accorgo – come i miei compagni di studio, i consulenti accademici e la Facoltà – che se è vero che vogliamo tutti cambiare la crisi globale dei rifugiati su un piano internazionale, quella piccola azione nella nostra comunità locale può avere un impatto non indifferente.

Camille Giacovas, laureanda presso la Fairfield University e coordinatrice del Fairfield University's Refugee Youth Mentoring Program


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