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Absame al centro del JRS Asia del Pacifico. (JRS)

Bangkok, 12 febbraio 2018 – La storia di Abasme, richiedente asilo che vive a Bangkok, mostra incredibile coraggio, resilienza e persistenza. Ha colto le opportunità educative che gli si sono presentate e, grazie alla perseveranza che gli è propria e alle sue competenze, ha trovato lavoro nel mercato informale in circostanze estremamente difficili. Ma soprattutto continua ad andare avanti nella speranza di un futuro migliore. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Thailandia ha avuto il privilegio di accompagnarlo lungo il suo viaggio coraggioso.

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Vengo da un paese lontano, la Somalia, dove vivevo con la mia famiglia nella capitale, Mogadiscio. Frequentavo alle elementari e la mia vita era normale come quella di qualsiasi altro bambino. Un giorno sono andato al cinema con gli amici. Quando siamo tornati la casa era stata distrutta da una bomba e tutta la mia famiglia era rimasta uccisa nell’esplosione. Avevo nove anni.

Da quel giorno ho vissuto con un amico e la sua famiglia. Sono diventati la mia nuova famiglia, e sono cresciuto con loro fino al giorno in cui il mio amico è andato al mercato ed è stato colpito da un proiettile vagante. Da quel momento in poi, l’atteggiamento dei genitori nei miei confronti è cambiato, e mi hanno fatto lavorare come uno schiavo nella loro fattoria mentre gli altri figli andavano a scuola.

Una notte la madre mi ha chiamato e mi ha minacciato con un coltello dicendomi che dovevo fare tutto quello che voleva; ma io non ero d’accordo. Mentre stavamo discutendo, è entrato il marito e la moglie si è messa a urlare come se l’avessi aggredita. Così sono scappato mentre il marito mi rincorreva con una pistola cercando di spararmi, per fortuna senza riuscire a colpirmi.

Ero talmente spaventato per quello che era successo che sono scappato molto lontano

Ho raggiunto un altro villaggio dove sapevo viveva un’amica di mia madre. Volevo nascondermi a casa sua, ma purtroppo lui ha scoperto la casa. A quel punto, l’amica di mia madre mi ha detto che non ero al sicuro e sarei dovuto andare in Malaysia. È stata molto gentile e mi ha aiutato tanto. Ha pianificato tutto e si è occupata di tutti i documenti.

Sono andato in Malaysia in aereo insieme a un intermediario. Una volta arrivati, mi ha portato alla stazione dei pullman e mi ha fatto salire su quello che andava in Thailandia dicendomi che avrei dovuto chiedere asilo lì, dove c’era già una comunità somala.

Mi aveva detto di scendere quando avessi sentito il nome ‘Bangkok’

Sono arrivato a Bangkok nel maggio del 2015.

Una volta giunto a destinazione, ho incontrato un somalo e gli ho chiesto aiuto. L’uomo mi ha portato da un altro somalo che lavorava in un ristorante, il quale mi ha detto che sarei potuto rimanere con lui e avrei dovuto registrami presso l’UNHCR, dove mi ha accompagnato una settimana dopo.

Non sapevo cosa mi sarebbe successo, ma ho fatto richiesta di asilo, ed è così che sono diventato un richiedente asilo.

Come minore non accompagnato, ho ottenuto un po’ di assistenza finanziaria da un’organizzazione. A quel tempo per me era molto dura. Arrivato a Bangkok, da un lato mi sentivo sicuro e felice, ma avevo anche paura per via delle storie di somali che venivano arrestati e vivevano nel Centro di detenzione per immigrati.

Fin da quando sono arrivato a Bangkok, ho sempre condiviso il mio alloggio con altre persone per risparmiare, ma dal luglio 2017 sto cercando di vivere da solo. Ogni mattina mi sveglio alle sei e vado a cercare lavoro nelle fabbriche lì intorno. Ho trovato lavoro in una che produceva vestiti e borse. Le condizioni erano molto dure: dalle otto del mattino alle nove di sera. Il capo mi ha detto che gli piaceva come lavoravo, ma che non poteva assumermi per via della mia situazione.

Vorrei poter lavorare

Qualche volta alla moschea mi danno del riso, e cerco di farlo durare il più a lungo possibile. Ne uso un poco per volta, me lo preparo e ci aggiungo un pochino di curry. È il mio pasto giornaliero.

Un giorno, uno dei miei vicini che faceva l’interprete per il JRS mi ha consigliato di andarci, ed è così che l’ho conosciuto. Mi sono finalmente rivolto al JRS nel marzo 2016, ho conosciuto uno degli assistenti sociali, e gli ho raccontato la mia storia. Mi hanno aiutato in situazioni di emergenza a trovare cibo e pagare l’affitto.

Il JRS mi ha dato inoltre il nome di una scuola e tutte le informazioni sul programma educativo. L’ho frequentata per due mesi e studiavo thailandese e inglese. Purtroppo, ho dovuto smettere di andarci per ragioni di sicurezza. Ho appreso le basi del thailandese e dell’inglese e ora posso studiare su internet.

Il JRS mi ha mostrato come vivere qui e come sopravvivere. Mi danno sempre buoni consigli, e gli sono grato per avermi aiutato. Provo rispetto per il JRS.

Voglio cambiare la mia vita

Non voglio continuare a nascondermi. Vorrei avere i documenti previsti e poter aiutare le persone che si trovano nella mia stessa condizione. Sto aspettando l’intervista con l’UNHCR e spero che mi aiuteranno. La mia vita ora è molto dura, ma porterò pazienza. Non lascerò perdere, e raggiungerò il mio obiettivo.

*Il nostro lavoro è generosamente sostenuto dall’Ufficio per la Popolazione, i Rifugiati e la Migrazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti


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