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Hugo in azione con la sua cinepresa nel campo rifugiati di Dzaleka, in Malawi. Hugo produce video per organizzazioni locali e la comunità. (Sarah Morsheimer/Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)

Dzaleka, 15 giugno 2017 – Dirigendomi verso Hugo, che stava parlando animatamente con alcuni amici, ho notato che aveva in mano una macchina fotografica e un cellulare. Giornalista nella comunità, il 22enne Hugo ha il compito di documentare, diffondere notizie e informare su quanto avviene al campo rifugiati di Dzaleka, nel Malawi.

Mi ha salutato con un sorriso contagioso, e abbiamo subito cominciato a parlare delle nostre macchine fotografiche, condividendo l’entusiasmo comune per il lavoro che svolgiamo nella comunicazione.

Hugo è arrivato a Dzaleka nel 2013, dopo che nella sua città, nella Repubblica Democratica del Congo, era esplosa la lotta armata e le conseguenti violenze. Dopo aver cercato per un mese di lasciare il paese, insieme al fratello è finalmente riuscito a raggiungere l'Uganda a piedi, in due-tre giorni di cammino. Qui li ha trovati un sacerdote tanzaniano che gli ha permesso di rifugiarsi in una parrocchia della Tanzania fino a che non sono stati portati in salvo nel Malawi e sono stati registrati come rifugiati nel campo di Dzaleka

Già in possesso di una formazione di secondo livello, Hugo si è iscritto al programma di educazione superiore promosso dal JRS nel campo. È stato qui che ha conosciuto Gushwell Brooks, ex responsabile della comunicazione del JRS Africa Meridionale, che aveva introdotto il programma di giornalismo di comunità.

Dal 2015 ha svolto l'attività di giornalista di comunità come volontario, e nel 2016 il suo ruolo è stato formalizzato dal JRS. Produce con regolarità brevi documentari sui rifugiati, sulle loro storie e le loro conquiste. Ha uno studio dove fa musica e crea video. Regista di talento, conduce laboratori di cinematografia presso l'Arrupe Learning Center, presso cui insegna tecniche di ripresa e montaggio.

Ultimamente, uno dei tre giornalisti di comunità, Robert, è stato reinsediato negli Stati Uniti; un altro, Joseph, potrebbe essere reinsediato a breve. Rimanendo solo, Hugo utilizza questi laboratori per formare nuovi giornalisti di comunità.

"Amo il mio lavoro, e voglio condividerlo con gli altri. Qui a Dzaleka c'è tanto da raccontare, quindi servono più persone che lo sappiano fare".

Hugo scrive anche articoli, scatta foto, gira filmati sugli eventi importanti che si svolgono nel campo di Dzaleka, come le cerimonie di consegna dei diplomi o la Giornata Mondiale del Rifugiato. Nel contesto dei programmi di educazione superiore, collabora inoltre con il JRS scrivendo bollettini e comunicazioni e aiutando con il lavoro amministrativo.

Insieme a un altro giornalista di comunità, cura un bollettino locale che aggiorna sui fatti della comunità, su eventi in programma e, ciò che più conta, racconta storie di successo e speranza.

Ora Hugo viene contattato da varie organizzazioni che ricorrono alle sue competenze e alla sua esperienza. Li aiuta ad amplificare la loro voce e affermare la loro opera nella comunità.
Uno dei gruppi con cui lavora a stretto contatto è Salama Africa (inserire link per l'articolo su Salama Africa), organizzazione che intende rafforzare i giovani della comunità attraverso competenze e attività. Per loro scrive articoli e li aiuta con i social media.

"Penso che le persone si rendano conto di quanto è importante far conoscere la propria organizzazione. Quando è venuto un regista a filmare un gruppo di danzatori di Salama Africa per una sua pellicola, quegli stessi danzatori sono stati poi chiamati a partecipare a un programma di un'importante emittente internazionale di informazione".

Hugo fa in modo che il mondo conosca Dzaleka, cercando di dare dimensione umana ai rifugiati attraverso le loro storie. Alla luce della crescente xenofobia e la tendenza a chiudere le frontiere che si registra in tutto il mondo, il suo lavoro è più che mai importante.

"Voglio aiutare altri rifugiati a far sentire la loro voce, dandogli la possibilità di raccontare le loro storie. Se riesco a fare qualcosa in questo campo, e se posso aiutare altre persone a comprendere che i rifugiati sono essere umani a pieno diritto, beh, allora sono riuscito nel mio intento".


 


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