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Tikikil (a destra) con alcune compagne alla State House di Nairobi. (State House Nairobi)
Nairobi, 21 novembre 2017 – "Voglio soltanto che i miei genitori siano fieri di me", dice la giovane Tikikil, spiegando così in parte ciò che incentiva questa studentessa che frequenta il primo anno della scuola secondaria. Fin qui il suo percorso scolastico è stato straordinario. A metà del primo anno della scuola secondaria già faceva parte di un gruppo ristretto di studenti invitati alla State House di Nairobi per prendere parte a un laboratorio di tre giorni – dal 3 al 6 ottobre 2017 – nel contesto di un progetto premio di mentoring (PURES)  riservato a studenti brillanti e sponsorizzato dal presidente kenyano Uhuru Kenyatta e la moglie Margaret Kenyatta. Secondo quanto si legge nel sito ufficiale del governo kenyano, il progetto è stato inaugurato "dallo stesso Presidente per motivare gli studenti a dedicarsi con impegno ai loro studi e per instillare in loro un senso di disciplina, orientamento e patriottismo".

L'intero corpo insegnanti e la preside della Facing Mount Kenya Girls Secondary School hanno parlato degli eccellenti risultati scolastici conseguiti, oltre che delle molte qualità e capacità di leadership della ragazza che hanno determinato la scelta di farla rientrare tra le sole tre studentesse a rappresentare la scuola.

Tikikil è una delle beneficiarie del programma educativo del JRS Nairobi, un progetto urbano. Il programma offre assistenza facendosi carico del pagamento delle tasse scolastiche, dell’acquisto dell'uniforme, dell’assistenza medica e materiale e, a seconda di quanto richiesto dai diversi istituti, del necessario per l'internato nel caso degli studenti più bisognosi. Il programma copre l'intero arco degli studi, dalla scuola della prima infanzia (ECD) fino al livello universitario. Tuttavia, dal momento che in Kenya l'educazione primaria è gratuita, a questo livello non viene offerta assistenza diretta. Il JRS incoraggia invece gli istituti ad assicurare ai bambini rifugiati un accesso incondizionato ai servizi educativi. Attualmente il programma si fa carico di 40 alunni di scuola secondaria e 11 studenti a livello universitario. Altri 45 studenti sono aiutati economicamente a seguire corsi di formazione in un ventaglio di professioni.

Tikikil è arrivata in Kenya con la famiglia nel 2013 dal suo paese, l’Etiopia, per sfuggire al clima di persecuzione. "Il mio inglese era scarsissimo, e non parlavo una parola di swahili", racconta in perfetto inglese mentre ricorda il suo arrivo in Kenya. Ora a scuola ha il compito di controllare che tutti gli studenti parlino in inglese! Comunque, arrivare a questi livelli di bravura non è stato facile. Appena giunta in Kenya, ha dovuto ripetere il primo anno della scuola secondaria di primo grado; ammette lei stessa che in Kenya l'esito degli esami di licenza dalla scuola primaria era stato insoddisfacente. "Mio padre era rimasto deluso, e allora mi sono ripromessa che non sarebbe successo più", racconta Tikikil, figlia unica di un fotografo professionista e una casalinga. Con una indiscutibile risolutezza e un piglio che non lascia dubbi sulla sua giovanile ferrea determinazione, la sua marcia verso il successo appare inarrestabile; opinione condivisa anche dalla preside della scuola.  

La sua bravura negli studi spiega solo in parte la posizione di rilievo che ha assunto nella scuola. La preside l'ha definita ricca di talento, socievole e dotata di un grande senso del dovere. È infatti molto attiva nella comunità scolastica, come dimostra la sua partecipazione a vari circoli studenteschi. Come membro del club giornalistico della scuola, raccoglie informazioni da quotidiani e riviste su argomenti di interesse generale, per condividerle poi con il resto della scuola. È inoltre membro del club della Croce Rossa. Una delle sue passioni è l'ambiente, il che spiega la sua predilezione per la geografia, anche se non ha nessuna difficoltà con le altre materie. Spera di diventare un giorno una scienziata ambientalista, e dare così il proprio contributo nella lotta contro il cambiamento climatico.

La storia di Tikikil è per noi motivo di grande soddisfazione, è giusto così. Dovrebbe infatti essere la storia di ogni bambino del mondo, anche di quelli rifugiati. Un solo bambino che non vada a scuola è già troppo, ogni potenzialità sprecata nel mondo dell'infanzia rappresenta una perdita che l'umanità semplicemente non può permettersi.


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