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Atef, rifugiato siriano, è un insegnante di educazione fisica alla scuola del JRS di Baalback, Libano. (Kristof Holvenyi/JRS)

Roma, 9 gennaio 2018 – Sentiamo parlare costantemente di “crisi dei rifugiati”, e l'immensa portata della situazione attuale – oltre 65 milioni di persone costrette ad abbandonare la propria casa in cerca di sicurezza, di cui 22,5 milioni devono addirittura fuggire dal proprio paese – ci procura un senso di impotenza, di frustrazione. A chi spetta il compito di risolvere la “crisi dei rifugiati”? Si può fare qualcosa? Di chi è la colpa se siamo giunti a questa situazione?

A dire il vero, non si tratta tanto di una crisi dei “rifugiati”, quanto piuttosto di una “crisi della solidarietà”, quella che Papa Francesco ha definito la “globalizzazione dell'indifferenza”.La risposta che serve è sia individuale sia collettiva: la solidarietà non si limita a un ideale, ma si esprime in misure e azioni concrete che ci avvicinano al nostro prossimo, quale che sia la situazione in cui si trova.

Papa Francesco incoraggia ciascuno di noi all'azione: “Basta un solo uomo perché ci sia speranza. E quell'uomo puoi essere tu”. Per celebrare il 14 gennaio la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) lancia una campagna intitolata #Do1Thing, per mostrare cosa fanno le persone per accogliere, proteggere, promuovere e integrare rifugiati nelle loro rispettive comunità. La campagna consiste di cinque video, ciascuno dedicato all'impatto che un singolo volontario può esercitare sulla vita dei rifugiati.

Sono persone comuni che fanno cose semplici, come offrire amicizia o aiutare gli studenti di un corso di lingua. Non compiono una serie di atti straordinari, eroici, al contrario molte volte si limitano a offrire un appoggio, una qualche forma di sostegno, un giorno a settimana. Spesso si tratta soltanto di #Do1Thing.

Papa Francesco dice che se diamo speranza a una persona, “poi c'è un altro 'tu', e un altro 'tu'; e allora diveniamo 'noi'... e quando c'è il 'noi' comincia una rivoluzione”. Condividete, per favore, la vostra storia #Do1Thing, perché altri possano scoprire di non agire da soli, ma come parte di un movimento, di una rivoluzione di compassione e tenerezza.


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