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Bambini al Centro di Frans Van der Lugt in Bourj Hammoud, Beirut. (Kristóf Hölvényi/JRS)

Beirut, 5 febbraio 2018 – “È quando hai un contatto personale che cambi idea. Aiutiamo le persone perché sono esseri umani, non per la loro religione”, dice Angela Abboche, preside di una scuola del JRS nella municipalità cristiano-armena di Bourj Hammoud, a Beirut.

Il Medio Oriente è una regione complessa e varia in cui persone di fedi diverse coesistono e vivono insieme. Solo in Libano, i gruppi religiosi riconosciuti sono 18. Con i conflitti in corso in Siria e in Iraq, una delle sfide che i paesi confinanti devono affrontare è quella di ospitare persone fuggite dalle proprie case, tenendo presenti i diversi contesti religiosi di provenienza.

Il JRS è presente in Siria, Iraq, Giordania e Libano fin dall’inizio degli scontri nella regione. La nostra esperienza di organizzazione cattolica si fonda sul porre attenzione a come meglio servire le persone rispettandone la dignità di esseri umani, indipendentemente dal loro credo religioso.

La maggior parte delle persone che serviamo sono musulmani, il nostro personale è composto da team multireligiosi, e collaboriamo con altre organizzazioni che provengono da diversi contesti religiosi. La natura interconfessionale del nostro lavoro è l’unico cammino possibile verso la pace e la riconciliazione.

In Libano, per esempio, due delle nostre scuole a Baalbek sono operative grazie all’aiuto del mufti della zona che nel suo quartiere è un punto di riferimento e ha l’ufficio sempre pieno di persone in cerca di consiglio. Per lui, vedere un leader musulmano lavorare insieme a un’ONG gesuita è il miglior esempio possibile per i bambini del luogo.

A Beirut, il nostro team di progetto a Bourj Hammoud comprende libanesi, siriani e palestinesi, tutti originari di contesti religiosi diversi. Celebrano insieme sia le festività cristiane, sia quelle musulmane, e sono felici di condividere la rispettiva gioia della celebrazione. Se rispettiamo il credo degli altri, non è molto difficile lavorare insieme e imparare gli uni dagli altri.

Come indicato dal nostro direttore di progetto a Bourj Hammoud, Fadi Dou, la diversità tra dipendenti è un valore aggiunto per i rifugiati che fanno parte del personale del JRS. Dovendo affrontare le difficoltà dell’integrazione in un paese straniero, il fatto di lavorare insieme ai libanesi li fa sentire accolti da una parte della comunità locale.

Per Ana Guimarães, ex psicologa che opera in un progetto a Dohuk, in Iraq, essere in grado di lavorare in un team multireligioso è un modo per conoscere persone diverse. Crea un senso di solidarietà che può poi trasmettere alle persone di cui si occupa. Dice Ana che il modo inclusivo di vivere e lavorare promosso dal JRS contribuisce a migliorare la salute mentale dei suoi pazienti. Il Direttore del JRS Iraq conviene che “la migliore attività per la pace e la riconciliazione è che i nostri team vengano da contesti diversi e lavorino tutti insieme. La grande sfida per raggiungere la pace è creare le condizioni previste nei nostri progetti”.

Lavorare in un contesto inclusivo e servire le persone senza tenere conto della loro fede religiosa o delle loro credenze è un modo per accogliere i rifugiati. Quando fuggono da casa e arrivano in paesi diversi devono fronteggiare molte difficoltà, tra cui l’integrazione nella società ospitante. Dopo tutte le sfide affrontate, quando vedono che qualcuno di diverso si occupa di loro senza fare domande semplicemente rispettando ciò in cui credono, si sentono accolti e di nuovo al sicuro. Talvolta non è facile e gli ostacoli sono tanti, ma nel momento in cui riusciamo a superare le diversità e cominciamo a concentrarsi sul rispetto reciproco, possiamo cominciare ad accogliere gli altri e imparare ciò che hanno da insegnarci.


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