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Partecipanti al programma Communities of Hospitality con i loro ospiti. (Centro Astalli)

Roma, 7 febbraio 2018 – In risposta all’invito ad accogliere i rifugiati rivolto nel 2013 da Papa Francesco alle congregazioni religiose, il Centro Astalli, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Italia, ha sviluppato un progetto innovativo che prevede l’accompagnamento dei rifugiati lungo le ultime tappe della loro integrazione.

Il progetto Communities of Hospitality consente alle istituzioni religiose di ospitare i rifugiati, sia famiglie sia singoli individui, usciti di recente dai centri di accoglienza.
Dopo aver lasciato i centri di accoglienza, i rifugiati si trovano in una fase molto delicate del processo di integrazione: parlano italiano, sono in possesso dei documenti legali, e stanno per diventare completamente autonomi, ma possono avere ancora bisogno di qualche forma di aiuto.

In questo contesto, istituzioni e congregazioni religiose che decidano di accoglierli possono diventare l’ultima linea di sostegno fornendo alloggio, cibo, compagnia e altri servizi, mentre gli ospiti possono riporre le proprie energie nel costruirsi un’autonomia economica e sociale in Italia. Si tratta di trovare un equilibrio tra offrire aiuto e dare spazio all’individuo perché possa crescere.

“La vita in un centro di accoglienza non è facile. Ora invece ci sentiamo a casa, accolti e presi in considerazione. Anche i miei figli sono felici, e abbiamo dimenticato tutte le difficoltà del passato”, racconta Patience, che è stata ospitata dalla Congregazione delle Religiose di Gesù-Maria (RJM) insieme al marito, Boukare, e ai loro bambini.

Suor Marta delle RJM condivide questa loro esperienza: “Per noi è stato un vero e proprio impegno, soprattutto avere i bambini con noi ogni mattina… Ci ha dato l’opportunità di aprire gli occhi, conoscere un’altra realtà, condividere chi siamo e cosa abbiamo, e capire che aprire la porta della nostra casa è la cosa più bella che ci sia”.
Alla fine del 2017, più di 200 rifugiati provenienti da oltre 25 paesi diversi - tra cui Senegal, Siria e Afghanistan - sono stati accolti da più di 30 istituzioni religiose in tutta Italia.

La natura interconfessionale e interculturale del programma fa sì che le istituzioni ospitanti e i loro ospiti costruiscano una cultura di incontro: si mettono in contatto tra loro, facilitando il dialogo e l’amicizia, e praticando nella vita di tutti i giorni una condivisione con persone che sono, per molti aspetti, diverse da loro.

Per Ireéne, rifugiata proveniente dalla Repubblica democratica del Congo, la vita quotidiana con le Suore Mercedarie Missionarie di Berriz le ha fatto incontrare il futuro marito. Ora è sposata e aspetta un bambino.

“Penso che la sua felicità si è trasmessa a noi… e quando è arrivata e ha detto che eravamo la sua famiglia qui, è stato molto commovente… Penso che dovremmo tutti fare questa esperienza” ha detto suor Maria, soggiungendo subito dopo: “Adesso aspettiamo il nipotino… perché è il nostro nipotino, non è vero? Certo che lo è”.

Grazie al programma Communities of Hospitality, le famiglie vengono accudite, sostenute, fatte crescere, e anche create. Sono la comprensione reciproca e lo scambio di esperienze promossi da questo progetto che continueranno a creare società inclusive e sicure, disponibili ad accogliere, proteggere, promuovere, e integrare i rifugiati.


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