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Studenti fanno un corso di inglese al progetto urbano di educazione per i rifugiati. (JRS)

Bangkok, 23 febbraio 2018 – Prova a pensare alle grida dei bambini nel parco giochi di una scuola; alla campana che suona quando le lezioni stanno per cominciare. Molti richiedenti asilo e rifugiati a Bangkok non le sentono più da molto tempo.

In aree urbane come Bangkok, per bambini e giovani richiedenti asilo e rifugiati l’accesso all’educazione è un problema grave. La Thailandia non è uno dei paesi firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951, e le sue politiche non fanno distinzione tra popolazione richiedente asilo o rifugiata e altri migranti senza documenti. Rifugiati e richiedenti asilo sono quindi considerati residenti illegali. I genitori temono di essere arrestati se portano i figli a scuola, e l’educazione è quindi inaccessibile a molti bambini e molti giovani.

In Thailandia, le barriere linguistiche e la mancanza di risorse non consentono inoltre a tutti i bambini richiedenti asilo e rifugiati di avere accesso all’educazione. I ragazzi tra i 15 e i 17 anni sembrano infatti rimanere indietro perché non hanno la possibilità di integrarsi nelle scuole pubbliche, dove spesso vengono inseriti nelle classi di livello più basso perché conoscono poco il thailandese.

Il risultato è che durante gli anni della formazione trascorsi a Bangkok tendono a essere esclusi dall’educazione, una situazione che desta preoccupazione per la loro protezione e il benessere psicosociale. A peggiorare le cose, il fatto che non ci sia alcuna forma di sostegno all’educazione formale e non formale quando diventano adulti.

Il JRS crede che l’educazione sia un intervento salvavita per i bambini e i giovani sfollati con la forza dalle proprie case, e opera sul campo per organizzare attività educative che aiutino a guarire dal trauma, promuovere la dignità umana, e formare competenze.

Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) si è sempre adoperato per far sì che le persone più vulnerabili avessero accesso a un’educazione, quali che fossero le circostanze. Ecco perché nel gennaio 2017 il JRS Thailandia ha avviato Il Progetto urbano di educazione per i rifugiati, il cui intento principale è quello di assistere chi è escluso dai servizi educativi esistenti in Thailandia.

Il Progetto cura la formazione di competenze, fornendo tra l’altro corsi di lingue e professionali ai giovani e soprattutto ai minori non accompagnati che dipendono da loro stessi per la sopravvivenza quotidiana, e che il JRS ritiene quindi particolarmente vulnerabili.

Una ragazza di nome Fatima, intervistata per questo articolo, ha una storia simile a quella di molti degli studenti inseriti nel Progetto. È rifugiata a Bangkok da molti anni, e con il sostegno del JRS sta imparando inglese, thailandese e cucito.

“Il corso che preferisco è quello di inglese, perché è molto utile per comunicare con gli altri. Sono al secondo anno, e vorrei continuare a studiarlo anche dopo la fine del programma”.

Fatima è motivata a imparare le lingue. Parlare thailandese crea un ponte verso l’integrazione nella società thailandese. Conoscere il thai è un modo per creare un rapporto e familiarizzare con la comunità locale in modo amichevole. Fatima desidera anche imparare l’inglese perché è in attesa di essere reinsediata in un paese terzo.

Oltre a studiare le lingue, è iscritta a un corso di cucito, uno dei corsi professionali offerti dal Progetto insieme a quelli di informatica, parrucchiere ed estetista.

“Il corso di cucito mi piace. Devo essere molto precisa con le misure. Ho già fatto un velo, una gonna e un top. Se avessi una macchina tutta mia, potrei mettere a frutto le mie capacità per guadagnare qualcosa”.

Abbiamo anche incontrato la professoressa Sita che insegna inglese all’UEP, e ha condiviso con noi le sue idee sull’insegnamento.

“Mi piace insegnare in questo progetto; mi ha dato l’opportunità di incontrare persone di diverse nazionalità con diverse culture e formazione. Prima di lavorare per questo progetto, non sapevo molto sui rifugiati, o sul perché venissero qui. Ora che li ho incontrati, so quanto siano curiosi e desiderino imparare di più. Voglio aiutarli insegnando loro l’inglese. Voglio dargli sostegno nel modo in cui sono capace”.

Oggi più di 75 milioni di bambini e di giovani hanno dovuto interrompere gli studi a causa di situazioni di emergenza e crisi prolungate. Quando hanno accesso a educazione di qualità, persone come Fatima possono realizzare meglio il loro potenziale e contribuire pienamente alla crescita, forza e stabilità del mondo.

* I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone


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