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In qualità di rappresentante degli studenti, Joyce ha dato il benvenuto nella scuola secondara di Pagirinya a p. Thomas H Smlich SJ, direttore internazionale del JRS, durante la sua ultima visita nel nord dell'Uganda. (JRS)

Adjumani, 31 maggio 2018 - Qualche anno fa, a Pagirinya non c’erano scuole secondarie per rifugiati e, nonostante la politica progressista dell’Uganda consenta ai giovani rifugiati di frequentare qualsiasi scuola del paese, la maggior parte dei loro genitori non poteva farsi carico delle tasse scolastiche. Molti ragazzi che avevano l’età per frequentare la scuola secondaria passavano pigramente le giornate negli insediamenti, evocando sempre più lo spettro della delinquenza giovanile. I genitori, allora, hanno sentito di dover trovare una soluzione.

La soluzione è stata la scuola secondara di Pagirinya, che ha visto la luce due anni fa, come iniziativa di comunità gestita dai genitori e da qualche insegnante. All’inizio, i genitori non avevano neppure uno spazio a disposizione, così si sono messi d’accordo con una scuola primaria della zona per poter condividere la struttura. In seguito, la comunità locale ha donato un terreno adiacente all’insediamento, dove sono state costruite alcune aule con il finanziamento dell’UNHCR. Attualmente, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) è il solo a sostenere la scuola. I genitori contribuiscono per quanto possono, ma è una goccia d’acqua nell’oceano. Dal gennaio 2018, il JRS aiuta la comunità facendosi carico degli stipendi di alcuni insegnanti.

La comunità si assume l’onere della maggior parte della gestione della scuola, ma è chiaro che è in difficoltà. Joyce dice che nell’insediamento non c’è terra da coltivare e i genitori riescono a stento a dare di che vivere alle famiglie. Non hanno denaro perché le opportunità di lavoro sono scarse, e gestire una scuola è un'impresa titanica. Gli insegnanti lavorano duramente nella speranza che i loro risultati e la determinazione convincano il governo locale a impegnarsi e offrire maggiore sostegno. Ma fino a quel momento, la comunità è sola, e il piccolo sostegno offerto dal JRS non è neppure lontanamente sufficiente.

Al momento, gli studenti sono 800 ed entro l’anno il loro numero dovrebbe salire a circa 1000 per via del continuo afflusso di rifugiati dal Sud Sudan. “Non possiamo accettare nuovi studenti perché non abbiamo spazio a sufficienza” dice Geoffrey, vicepreside della scuola.

 “Ma se non li prendiamo noi, dove andranno?” Indica laconicamente uno piccolo scatolone di cartone nella sala insegnanti, grande come uno schedario da tavolo, che contiene circa una decina di libri e dice “Questa è la nostra biblioteca!”

L’elenco delle necessità è infinito. C’è bisogno di più aule per accogliere gli studenti sempre in aumento che arrivano dal Sud Sudan. Ci vuole una vera biblioteca con un numero sufficiente di testi, e un laboratorio per le materie scientifiche, perché la pratica è obbligatoria per superare l’esame di stato. E gli insegnanti devono essere pagati. Nonostante fino ad ora la comunità si sia dimostrata incredibilmente intraprendente, c’è bisogno di molto più sostegno per mantenere a galla la scuola e far sì che risponda in misura ragionevole alle esigenze della comunità.

Per evitare l'abbandono scolastico delle ragazze come Joyce, bisogna affrontare la questione dei pregiudizi culturali che sono alla base dell'esclusione delle donne. Difficilmente si avrà successo in questo ambito se gli sforzi già in atto non saranno  integrati da investimenti nel campo dell’istruzione nella prospettiva di un maggiore accesso delle ragazze e un sempre maggiore livello qualitativo. Senza istruzione, queste ragazze non hanno futuro.

"L'abbandono scolastico precoce porta con sé molta sofferenza". Con questa semplice eppure incontestabile pillola di saggezza, Joyce sintetizza l'intera questione. L’istruzione è la strada che porta all'autodeterminazione delle donne; se viene meno, l'intera società poggia sulla sabbia.

Questo è il secondo di due articoli sulla scuola secondara di Pagirinya in Uganda, nel distretto settentrionale di Adjumani. Clicca qui per leggere la prima parte: Voglio rimanere a scuola (prima parte)


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