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La strada che porta a Ketté, nel Camerun orientale (JRS)
Yaoundé, 6 giugno 2018 – Lo scorso aprile mi è stata data la splendida occasione di visitare i campi rifugiati nella regione di Ketté, nel Camerun orientale, in cui opera il JRS – Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. È stato un viaggio nel verde di foreste stupende, attraverso fragili ponti, lungo sentieri più simili a solchi scavati nel terreno.

Il secondo giorno dal mio arrivo, mi sono spostato a nord dove si trova il campo di Ketté-Bethanie che ospita tra gli 800 e i 1.000 rifugiati. Obiettivo della giornata era di tenere un incontro con la popolazione Fulani proveniente dalla Repubblica Centrafricana (RCA), sul tema della violenza di genere e sull'educazione di bambine e ragazze: il primo di questo tipo per la tradizionale comunità musulmana.

Lo stesso inizio è stato una sfida. L'incontro si è svolto dentro una tenda costituita da un grande telone montato al centro del campo. Gli uomini erano seduti su un letto di materassini posti all'interno della tenda, mentre le donne erano sedute alle spalle del telone, com'è consuetudine nella comunità.

Vertendo il discorso sulla violenza di genere, gli organizzatori hanno invitato le donne a entrare nella tenda, perché si sentissero più coinvolte nel dibattito. Grazie a questo semplice ma sorprendente cambio di protocollo, l'incontro ha esordito nella lingua fulfulde, propria della comunità rifugiata.
 
Dopo un po', alle donne è stato chiesto di esprimere le loro opinioni e preoccupazioni; e loro con grande coraggio hanno dato dimostrazione di una forza straordinaria, non soltanto scegliendo di parlare in pubblico, ma anche per le cose dette.

In un incontro sulla violenza di genere, queste donne non hanno parlato della propria sicurezza o comunque di cosa sarebbe stato bene per loro. Quanto hanno detto non ha rivelato preoccupazione per loro stesse.

Hanno invece dato prova di altruismo parlando dei loro figli. Una dimostrazione pubblica di quale meravigliosa forza si annidi nell'amore materno, mentre condividevano le proprie preoccupazioni per la malnutrizione, per l'educazione dei loro bambini e di come queste necessità non trovassero risposta. 

Una perfetta dimostrazione di cosa si intende per maternità.

Non immaginavo allora che questo sarebbe stato il primo di molti incontri con le forti donne della regione di Ketté. Il giorno dopo, percorrendo strade accidentate sono giunto alla cittadina confinaria di Gbiti, dove avrei presieduto una sessione di formazione con gli educatori della scuola primaria locale; un misto di donne camerunesi e rifugiate. Durante questo incontro mi sono commosso nel vedere l'entusiasmo e la passione di queste insegnanti.

Mostravano una competenza che nasceva chiaramente da un forte desiderio individuale di educazione, e articolavano i loro pensieri e interrogativi in un modo che metteva in luce quanto volessero essere insegnanti migliori per il bene dei bambini delle loro comunità.

Mi sono sentito onorato di trovarmi in mezzo a persone così stimolanti. Quanto ho visitato i Community Preschool Centers (CPC) della zona, ho visto chiaramente quanto le donne ci tenessero e curassero la propria educazione.

Quelli che avrebbero potuto essere spazi vuoti, fatti di semplice legno e incerate, erano invece vivacemente decorati e invitanti, in modo che i bambini si sentissero sereni e sicuri nell'ambiente scolastico.

Aver avuto occasione di incontrare queste donne straordinarie e conoscere il loro lavoro è stato un dono che non dimenticherò mai.

- John Guyol SJ, volontario del JRS Africa Occidentale



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