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Faheem seduto nell'appartamento che condivide con altri ad Amman, Giordania (JRS

Amman, 7  agosto 2018 – Ahmed, membro del Gruppo che cura le visite domiciliari per conto del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Giordania, bussa ripetutamente alla porta in ferro battuto.

Trascinando i piedi, Faheem* va ad aprire e invita Ahmed a entrare.

L'appartamento è più grande della media, di certo non tipico di un richiedente asilo urbano che vive ad Amman, in Giordania, una città dove gli affitti delle poche case disponibili sono esorbitanti.

Il JRS Giordania comprende bene le difficoltà dello sfollamento urbano, e queste visite sono un'occasione per prendere contatti con famiglie particolarmente vulnerabili.

Accomodatosi, Ahmed – lui stesso un rifugiato – porta avanti la sua visita chiedendo a Faheem come stanno la moglie e i figli, se le loro condizioni di vita sono migliorate, e se gli duole sempre ancora la schiena. Parlano come vecchi amici, consapevoli della triste situazione in cui si trovano.

"Qui, " precisa Faheem, "...si sopravvive appena".

Il cibo non è facile da trovare, ma ancora più complicato è avere i mezzi per procurarselo. Al pari di molti rifugiati sudanesi che vivono in Giordania, Faheem infatti non riesce a ottenere un permesso di lavoro legale.

L'aiuto economico "una tantum" che il JRS gli ha dato è arrivato giusto in tempo, e di questo è grato. "A dire la verità, il JRS è l'unica organizzazione che lavora con i rifugiati sudanesi, qui in Giordania".

Dice che i suoi familiari non potevano rimanere nel Sudan, era ormai troppo pericoloso anche per il suo attivismo nell'ambito dei diritti umani. Non era un posto dove lasciar crescere i suoi figli, così sono venuti qui.

Da sempre un attivista in favore dei diritti umani – scelta cui non verrà mai meno – ora Ahmed è anche un papà a tempo pieno. Sua moglie è al nono mese di gravidanza.

Le loro giornate trascorrono nell'attesa: attesa che si profili un lavoro, forse un reinsediamento altrove, di sicuro in attesa della bambina che sta per nascere.

I due primi figli, dice con uno sguardo sereno, passano le loro giornate a scuola. "Devo cercare di dare un futuro migliore ai miei figli...ecco perché sono qui.


*Nomi ed elementi identificativi cambiati a tutela della privacy degli interessati.


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