Bambini soldato
Indicazioni per prevenire il reclutamento dei bambini

Prevenire il reclutamento e reintegrare gli ex bambini soldato sono due aspetti di prioritaria importanza nell'agenda del JRS. Forte è il legame esistente tra lo sfollamento forzato di minori e il loro reclutamento da parte dei gruppi armati. I giovani sfollati sono un bersaglio facile per i reclutatori, poiché spesso sono privi di adeguata protezione e istruzione. Il JRS pone in evidenza quanto quest'ultima sia indispensabile per diminuire il fenomeno del reclutamento e offrire ai bambini un'alternativa significativa all'arruolamento.

Già membro della Coalition to stop the use of Child Soldiers, il JRS continua a operare a stretto contatto con Child Soldiers International che le è succeduta, riportando notizie sull'utilizzo di bambini e adolescenti da parte di eserciti ed entità non governative.


  • La posizione del JRS
  • La practica
  • Bambini, Non Soldati
Il documento di lavoro del JRS sui bambini soldato

Il reclutamento e l'utilizzo di minori – alcuni di appena sei anni di età – come soldati costituiscono ovvie violazioni dei diritti elementari dell'infanzia, e sono stati definiti dalla International Labour Organisation1 "la forma peggiore di lavoro minorile". Queste pratiche sono state ripetutamente condannate da diversi stati e organismi internazionali. Si ignora il numero esatto di bambini soldato nel mondo, ma la cifra stimata si calcola in decine di migliaia. Se ne servono sia i governi, sia i gruppi non governativi.

I bambini coinvolti in questo orrore partecipano ad attività come lo spionaggio, aiutano i gruppi armati in qualità di informatori e messaggeri, vengono impegnati in attività illecite come la produzione di stupefacenti, o sono semplicemente vittime di sfruttamento sessuale. I bambini maschi che fanno parte di questi gruppi possono, in un momento successivo, assumere ruoli di comando. Sono inoltre utilizzati come esche, addetti alla logistica, domestici, facchini e incaricati della distribuzione di materiali ad altri combattenti.

Molti di loro rimangono uccisi o gravemente feriti, oppure finiscono in prigione. Spesso i bambini soldato sono trattati in modo brutale: non ricevono cibo a sufficienza, né accesso a cure mediche. Vengono regolarmente picchiati e umiliati allo scopo di farne persone violente, il che comporta che il loro reinserimento nella società rappresenta una sfida enorme.

Queste e altre pratiche sono presentate in modi diversi, soprattutto come reclutamento forzato. Ma in alcuni casi, le condizioni strutturali spingono i minori a unirsi ai gruppi armati su base volontaria. Povertà, mancanza di opportunità in ambito lavorativo e di sussistenza, mancanza di istruzione, desiderio di vendetta nei confronti di coloro che possono aver ucciso i loro familiari e parenti, un ambiente militarizzato, la circolazione di armi di piccolo calibro […] sono alcuni dei fattori che possono spingere un bambino verso il reclutamento.

Quando il reclutamento è forzato, i leader militari scelgono i bambini perché sono obbedienti, imparano velocemente e sono pronti a tutto. Reclutarli è economico e mantenerli è facile; inoltre, secondo alcune credenze mistiche, sono ritenuti "puri" e noti per essere combattenti duri e impavidi.

La Coalition to stop the use of Child Soldiers ha reso noto che al 2007 nel mondo si contavano in centinaia di migliaia i bambini vittime di questi crimini. L'esperienza di lavoro del JRS in alcune regioni del mondo ci permette peraltro di affermare con cognizione di causa che il fenomeno è purtroppo in espansione. Gli esempi comprovano non esserci distinzione tra i diversi attori: i minori venivano coinvolti indistintamente nei conflitti all'interno di forze governative, di gruppi paramilitari, gruppi di autodifesa, milizie o gruppi ribelli.

Cosa deve cambiare.

Tutti gli stati devono ratificare o accedere ai trattati internazionali pertinenti a questa problematica, e adottare ogni misura necessaria ad assicurare la propria conformità. Altri stakeholder importanti, come le organizzazioni internazionali, quelle della società civile e le parti in conflitto, dovrebbero contribuire alla promozione della legge internazionale vigente in quest'ambito.

Il Protocollo aggiuntivo I alle Convenzioni di Ginevra afferma che i minori sono soggetti a protezione speciale nel contesto dei conflitti armati, e come tali dovrebbero essere tutelati da qualsivoglia tipo di aggressione. Questa disposizione è riaffermata nella Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 1989.

Il Protocollo opzionale alla Convenzione dei diritti del fanciullo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati innalza a 18 anni l'età minima per l'arruolamento nelle forze armate.

Lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale definisce il reclutamento o l'arruolamento di bambini e adolescenti di età inferiore a 15 anni, o la loro partecipazione attiva e coatta alle ostilità, un crimine di guerra così come applicabile ai conflitti armati nazionali e internazionali. Lo Statuto prescrive inoltre il deferimento dei reclutatori di bambini soldato al Tribunale penale internazionale (ICC).

La Convenzione 182 ILO, relativa alle forme peggiori di lavoro minorile vieta il reclutamento obbligatorio o forzato di minori e il loro utilizzo nei conflitti armati, definendolo una pratica assimilabile alla schiavitù.

Suggerimento per il cambiamento – I governi considerino la possibilità di modificare le rispettive legislazioni nazionali in modo tale da rendere illegale il reclutamento di bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni.

Impegno del JRS

Il reclutamento e l'utilizzo dei bambini soldato nei conflitti armati è divenuto per il JRS in tutto il mondo una sfida di proporzioni enormi. In molti casi, i progetti del JRS sono portati avanti in aree interessate dal conflitto e ad alto tasso di complessità sociale dove, oltre ad altre situazioni, il reclutamento di minori e la loro partecipazione alle ostilità rappresenta un rischio costante. Il JRS si batte per aderire agli standard istituiti dalla Carta africana sui diritti e il benessere del bambino che prevede che nessun minore di 18 anni prenda parte o sia reclutato per partecipare a qualsivoglia attività armata2.

Nella sua esperienza, il JRS ha già avuto modo di verificare come in un paese esista spesso un rapporto tra sfollamenti forzati e reclutamento forzato di bambini, che per i reclutatori sono un bersaglio facile. Difetta la protezione e l'istruzione – per esempio, nei campi l'istruzione secondaria potrebbe persino diminuire. Fintanto che la missione del JRS sarà quella di accompagnare, servire e difendere chi ha perso la propria casa, non si verrà meno al nostro impegno contro la problematica dei bambini soldato.

A questo proposito, il JRS opera a stretto contatto con Child Soldiers International, succeduto alla Coalition to Stop the Use of Child Soldiers. Ed è in questo quadro che il JRS denuncia la situazione dei bambini e degli adolescenti nelle zone di conflitto, avvia campagne di sensibilizzazione e propone raccomandazioni per un'azione fattiva, aiutando così a stabilire punti di connessione tra le aree più remote e i centri decisionali a livello internazionale.

In America Latina, il JRS ha lavorato per più di un decennio in Colombia a un programma inteso a evitare che bambini e ragazzi si unissero ai gruppi armati e partecipassero ad attività illecite. L'organizzazione ha peraltro offerto accesso all'istruzione a rifugiati e richiedenti asilo in Venezuela.

In Africa, il JRS Grandi Laghi ha lavorato per migliorare le condizioni di vita di bambini colpiti dal conflitto armato nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Gli interventi consistono nell'identificazione e smobilitazione di bambini soldato, nel sostegno al ricongiungimento familiare, nel follow-up tramite assistenza psicologica e nell'aiuto ad accedere all'istruzione primaria e secondaria. Il JRS sta inoltre portando avanti un progetto similare nel Ciad con i bambini soldato smobilitati, che aiuta a reinserirsi nella società.

Il JRS Africa Orientale lavora alla riabilitazione e al reinserimento degli ex bambini soldato nelle rispettive comunità. L'organizzazione sostiene la costruzione della pace allo scopo di ricucire i rapporti tra ex bambini soldato in rientro nelle rispettive comunità di appartenenza, già razziate dagli stessi bambini soldato; Il JRS aiuta gli ex bambini soldato fornendo sostegno psicosociale, istruzione (primaria e secondaria, alfabetizzazione per adulti), li forma in tecniche agricole, strategie di vita, consapevolezza sanitaria relativa all'HIV/AIDS, e attività ricreative come lo sport e le danze tradizionali.

Raccomandazioni / argomenti di discussione


Alle parti in conflitto
  • Adottare ogni misura atta a garantire che bambini di età inferiore ai 15 anni non prendano parte a interventi armati, evitando il loro reclutamento.
Alle autorità nazionali
  • Ratificare o accedere a trattati internazionali che impediscono il reclutamento e l'utilizzo di bambini e ragazzi come soldati nei conflitti armati. Ciò implica l'approvazione e attuazione di leggi a livello nazionale che rafforzino tali disposizioni.
  • I bambini e i ragazzi in stato di arresto per aver partecipato a ostilità dovrebbero ricevere un trattamento diverso rispetto agli adulti, e in nessun caso dovrebbe essere loro applicata la pena di morte.
  • Adottare/modificare le disposizioni di legge per impedire il reclutamento e l'utilizzo di bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni da parte di altre parti nel conflitto. Ciò implica l'istituzione di sanzioni penali a carico di chi indulge in tali pratiche.
  • Fornire l'assistenza necessaria a chi è stato smobilitato affinché si riprenda dal punto di vista sia fisico che psicologico, e aiutarne il reintegro nella società attraverso strategie di disarmo, smobilitazione e reinserimento – che agiscono da deterrenti alla coscrizione volontaria o al traffico di esseri umani. Coinvolgere bambini e ragazzi in questi processi e assicurare che la comunità faccia la sua parte. Istituire programmi su misura per maschi, femmine, orfani e disabili.
  • Promuovere programmi intesi a prevenire l'utilizzo di bambini e ragazzi in attività illecite, soprattutto per la produzione e il traffico di stupefacenti, nella convinzione comune che questa sia una delle forme peggiori di lavoro minorile.
Alle autorità nazionali, internazionali e alle organizzazioni della società civile
  • Assicurare finanziamenti a lungo termine per i programmi che si occupano di prevenzione, smobilitazione e recupero dei bambini soldato.
  • Fornire alternative al reclutamento investendo in istruzione per bambini e ragazzi, così come in opportunità di impiego o sussistenza; offrire sostegno agli ex bambini soldato e alle loro comunità.
  • Nel pianificare programmi di prevenzione e attenzione, tenere presente la particolare situazione delle bambine relativamente al rischio di cadere vittime di abusi sessuali.
  • Sviluppare sistemi di monitoraggio che consentano la raccolta di informazioni attendibili e tempestive sul reclutamento e l'utilizzo dei bambini e altre violazioni dei loro diritti inalienabili, in conformità alle raccomandazioni del Consiglio di sicurezza delle NU tramite la Risoluzione 1612.
  • Impegnarsi in attività che promuovono o proteggono i diritti dell'infanzia servendosi di strumenti riconosciuti a livello nazionale e internazionale
  • Proseguire nella ricerca e monitoraggio dell'andamento del reclutamento di bambini e ragazzi, chiedendo a governi, attori non di stato e gruppi armati di cessare l'utilizzo di bambini soldato, salvo affrontarne le conseguenze.
1. Articolo 3 della Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile, 1999.
2. Articolo 22, paragrafo 2. Gli Stati parte del presente atto costitutivo dovranno adottare ogni misura necessaria affinché nessun bambino prenda direttamente parte ad ostilità, e in particolare astenersi dal reclutare qualsivoglia bambino.
La pratica – Le risposte del JRS

In America Latina, e più precisamente in Colombia, il JRS ha lavorato per oltre dieci anni a un programma inteso a impedire che i bambini si unissero ai gruppi armati o ad attività illecite. Rafforzando i minori, il JRS li aiuta a diventare consapevoli dei propri diritti e a pensare ad alternative per il loro futuro. Il JRS ha anche offerto accesso all'istruzione a rifugiati e richiedenti asilo in Venezuela, come misura preventiva contro il reclutamento.

In Africa, il JRS Grandi Laghi ha lavorato per migliorare le condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti colpiti dal conflitto armato nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Queste azioni consistono nell'identificazione e smobilitazione di bambini soldato, nel sostegno al ricongiungimento familiare, nel follow-up per mezzo di cure psicologiche e aiutandoli ad avere accesso all'istruzione primaria e secondaria. Il JRS sta inoltre portando avanti un progetto analogo nel Ciad con i bambini soldato smobilitati per facilitare il loro reinserimento nella società.

Il JRS Africa Orientale lavora alla riabilitazione e al reinserimento degli ex bambini soldato nelle rispettive comunità. L'organizzazione sostiene il processo di pacificazione allo scopo di ricucire i rapporti tra ex bambini soldato in rientro nelle comunità di appartenenza precedentemente razziate dagli stessi bambini soldato. Aiuta gli ex bambini soldato fornendo sostegno psicosociale, istruzione (primaria e secondaria, alfabetizzazione per adulti), li forma inoltre in tecniche agricole, strategie di vita, consapevolezza sanitaria in relazione all'HIV/AIDS, e attività ricreative come lo sport e le danze tradizionali.

Nel Ciad non c'è un chiaro piano di azione per far uscire i bambini dalle forze armate e da altri gruppi ribelli. Attraverso i suoi progetti educativi, il JRS Ciad lavora alla riabilitazione di ex bambini soldato, cercando per loro soluzioni durevoli. Promuoviamo l'istituzione di comitati locali il cui ruolo è quello di sensibilizzare le comunità, in modo tale che tutti abbiano un ruolo nella prevenzione del fenomeno del reclutamento. La nostra opera di advocacy dipende da un dialogo aperto con le forze armate e il ministero per gli affari sociali che conduca a un disarmo, una smobilitazione e a programmi di reinserimento su vasta scala. Il JRS sta inoltre contribuendo alla formulazione di una bozza di piano di azione da sottoporre alle autorità da parte della comunità delle ONG.

Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e la campagna Bambini, non soldati

La campagna Bambini, non soldati, condotta dal Rappresentante speciale del Segretario generale per i Bambini nei conflitti armati (SRSG CAAC) e dal Fondo delle NU per l'infanzia (UNICEF), ha lo scopo di porre fine nel mondo al reclutamento da parte delle forze nazionali di sicurezza entro la fine del 2016.

Scopo di questa campagna è aumentare la protezione dei bambini da questa violazione attraverso un'azione complementare e coordinata delle NU e di altre ONG. In risposta a un invito dell'ufficio del SRSG CAAC e dell'UNICEF, il JRS ha deciso di sostenere pubblicamente la campagna e di utilizzarne i materiali e i messaggi nelle proprie attività di advocacy e di comunicazione studiati per aiutare a fermare il reclutamento di bambini da parte di gruppi armati entro la fine del 2016.

Popolazioni a rischio. Gli sfollati (IDP) e i rifugiati che vivono nei campi sono più a rischio di essere sfruttati da entità armate. Nel corso dei conflitti le famiglie vengono divise e le strutture di sostegno comunitario collassano. Profonda instabilità economica e sociale, violenze e disgregazione del sistema legale e di ordine pubblico mettono i bambini gravemente a rischio di reclutamento da parte dei gruppi armati.

L'impegno del JRS.
La campagna è in linea con la missione del JRS: servire, accompagnare e difendere i rifugiati e altre persone sfollate. Il JRS è impegnato a servire e proteggere i bambini sfollati che sono reclutati come combattenti o diversamente colpiti dai conflitti. I programmi del JRS si prefiggono in particolare di offrire a questi bambini protezione e alternative concrete al coinvolgimento nei conflitti.

Il JRS è consapevole e lavora per evidenziare come il taglio dei servizi costringa i minori a unirsi ai gruppi armati, nazionali o di altro genere. Per offrire loro altre opportunità e sostegno, l'organizzazione ha avviato numerosi progetti si istruzione e cura pastorale, tra cui l'educazione alla pace sia per giovani che per adulti. Questi programmi educativi vanno oltre l'istruzione tradizionale, includendo formazione professionale e programmi di sussistenza che offrono ai giovani alternative pratiche, affinché i gruppi armati non sembrino essere l'unica speranza possibile.

Inoltre, quando il JRS entra in contatto in svariate aree del mondo – che si tratti di Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, ecc. – con bambini soldato o a rischio di reclutamento, il personale sente l'importanza di dare voce alle loro storie, poiché solo attraverso di esse è possibile comprendere le situazioni in cui si vengono a trovare e adattare i servizi alle loro esigenze.

Contesto
Per anni, il JRS ha svolto opera di advocacy per porre fine al reclutamento dei bambini soldato e sostenere il loro reintegro nelle rispettive comunità. Alcuni esempi:
  • ospitare workshop sui bambini rifugiati trattando tematiche come il rapporto tra smobilitazione e istruzione nei campi rifugiati birmani;
  • accompagnare bambini e giovani sfollati e vulnerabili in Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama. Nelle zone di conflitto, dove sono elevati i livelli di violenza associata alla produzione e alla vendita di cocaina, i gruppi di lavoro del JRS offrono istruzione, formazione professionale e programmi sui diritti umani creando così alternative al coinvolgimento nei conflitti per i giovani adolescenti;
  • ospitando in Colombia workshop di sensibilizzazione pubblica che utilizzano tecniche di "focalizzazione di gruppo" per condurre sessioni terapeutiche, dialogo tra gruppi e discussione tra minori e tutor aventi a tema la Convenzione sui diritti dell'infanzia;
  • organizzando attività ricreative - momenti di espressione creativa - nel campo di Mai Aini in Etiopia, destinati a giovani rifugiati eritrei non accompagnati fuggiti dal reclutamento nelle forze armate governative;
  • portando avanti attività di lobbying in Belgio, Cambogia, Regno Unito e Zambia incoraggiando la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia in tema di coinvolgimento di bambini e giovani nel conflitto armato. Il Protocollo opzionale, se applicato, porrebbe fine al reclutamento e allo spiegamento di minori nelle forze armate;
  • organizzando gruppi di ex bambini soldato in Cambogia per offrire servizi e difendere i diritti dei portatori di handicap, rimasti feriti nel corso della guerra civile, e dare speranza ai membri di altre comunità vulnerabili; e
  • fornendo informazioni circa le pratiche di reclutamento di minori in altri paesi (come il Burundi e il Sudan) ad agenzie internazionali umanitarie o che si occupano di diritti umani.
Per ulteriori informazioni, consultare https://childrenandarmedconflict.un.org/children-not-soldiers/