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Globale: sostenere la giustizia contro i “minerali dei conflitti”
23 novembre 2016

Donna sfollata con la forza nella Repubblica Democratica del Congo (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)

UE: raggiunto un accordo sui “minerali dei conflitti” con una serie di esenzioni


Bruxelles, 30 novembre 2016-L'Unione Europea (UE) ha compiuto un relativo passo avanti in direzione di un più legale commercio dei minerali con l'Europa. I legislatori UE si sono accordati su un nuovo testo legislativo riguardante i cosiddetti "minerali dei conflitti", vale a dire un Regolamento inteso ad assicurare che i minerali in ingresso nell'UE non finanzino conflitti o violazioni dei diritti umani. Determinate aziende europee saranno per la prima volta tenute per legge ad assumersi in proprio la responsabilità delle rispettive catene di approvvigionamento e di adottare opportune misure a garanzia che i propri scambi commerciali non abbiano rapporto alcuno con conflitti o violazioni dei diritti umani. Ciò non toglie che una serie di esenzioni e scappatoie dell'ultimo minuto potrebbero in una certa misura indebolire l'impatto del Regolamento, in quanto consentirebbero a una vasta schiera di aziende di aggirare la legge. Organizzazioni della società civile, tra cui Amnesty International e Global Witness, si sono appellate all'UE e ai singoli Stati Membri perché diano garanzia di impegno nell'assicurare che le suddette esenzioni non implichino una minore efficacia del Regolamento rispetto alle sue dichiarate finalità.

"Questa regolamentazione rappresenta un buon passo avanti", ha dichiarato Michael Gibb di Global Witness. "Tuttavia, pur avendo inviato un deciso segnale a un certo numero di aziende minerarie, in ultima analisi ha confidato che numerose altre continuino a rispettare le regole spontaneamente. Spetta ora a queste aziende dimostrare che questa fiducia è ben riposta e meritata. Da parte nostra, ci aspettiamo che i nostri legislatori intervengano laddove non lo sia".

L'UE è destinazione di primissimo piano dei minerali in questione, sia come mercato di materie prime che di prodotti che le contengono, vale a dire dai computer portatili ai telefonini, dai motori alla gioielleria.

Il Regolamento si applicherà alle importazioni nell’UE di minerali come stagno, tungsteno, tantalio e oro da qualsiasi paese del mondo, e costituisce il primo testo di legge cogente di merito che abbia una reale portata globale. Comunque, mentre le norme vigenti a livello globale nel commercio di minerali esigono da tutte le aziende un controllo delle rispettive catene per quanto riguarda il finanziamento di conflitti e la violazione di diritti umani, quelle tassative dell'UE si applicheranno soltanto a una parte minima della catena di approvvigionamento. Ignorando la più ambiziosa proposta di legge del Parlamento Europeo del maggio 2015, soltanto le aziende che importino minerali sotto forma di materie prime – come minerali grezzi e metalli – rientreranno nella nuova normativa. Le aziende che importino nell'UE gli stessi minerali all'interno di componenti o prodotti finiti, sfuggono alle sue imposizioni. Verso la fine dei negoziati, gli Stati membri dell'UE sono inoltre riusciti a far includere una serie di soglie di importazione che ridurranno ulteriormente il numero di aziende tenute a conformarsi alla nuova normativa.
 
"Queste soglie che esentano aziende dal conformarsi alla legislazione, rappresentano pericolose scappatoie", spiega Nele Meyer di Amnesty International. "Potrebbero consentire a minerali per milioni di euro di entrare in Europa senza alcun controllo, e non di rado proprio quelli da ritenersi più verosimilmente legati a situazioni di conflitto. Questa nuova legislazione può costituire un primissimo passo in avanti – serviranno ulteriori misure per assicurare che tutte le aziende mantengano sotto adeguato controllo le rispettive catene di approvvigionamento".

Persino alle aziende tenute a conformarsi al Regolamento sono state proposte vie d'uscita. La Commissione Europea ha finito con il riconoscere a organismi del settore privato, cui le aziende hanno cercato con sempre maggiore insistenza di trasferire i propri obblighi, il diritto di controllare le rispettive catene di approvvigionamento. I membri degli organismi riconosciuti del settore godranno di un diritto di vigilanza limitato; inoltre, le aziende saranno incoraggiate ad approvvigionarsi presso un numero precisato di fonderie e raffinerie "responsabili", a dispetto di alcuni meccanismi posti in atto per valutare nella sostanza il comportamento di tutte le fonderie e raffinerie dell'elenco.

L'entrata in vigore del Regolamento non sarà immediata, in quanto i legislatori privilegiano l'applicazione di tempi lunghi per la sua definitiva applicazione.

"Quello dei tempi lunghi è un discorso fuorviante. Il Regolamento è un riflesso delle responsabilità che gravano sulle aziende già da molti anni, e queste ultime dispongono di tutti gli strumenti e informazioni per potervisi adeguare. Molto tempo si è sprecato da parte delle aziende nel tentativo di trovare sistemi per aggirare i propri obblighi; ora è giunto il momento di fare in modo che vi si conformino, e al più presto" ha tenuto a dire Michael Reckordt di PowerShift.

Di per sé la normativa commerciale in questione non è in grado di portare pace e benessere alle comunità colpite da quella che viene definita "la maledizione delle risorse". La società civile ha quindi visto con soddisfazione l'approccio dell'UE mirante a integrare il nuovo Regolamento con misure di natura diplomatica e di sviluppo.

"L'aver concluso le trattative è già un importante passo avanti, a dispetto della portata limitata della nuova legge. Ma questo non è che l'inizio di un processo, non la fine. È giunto il momento che gli Stati membri dell'UE diano dimostrazione di volersi assumere gli obblighi loro spettanti; di volersi impegnare nel rispetto delle norme appena varate; e di utilizzare tutte le risorse di cui dispongono per promuovere un approvvigionamento di minerali più sostenibile e responsabile in tutto il mondo", commenta Frederic Triest dell'EurAc.
   
Note per i redattori


Nel giugno 2016, l'UE ha raggiunto un'intesa politica con cui si sono delineati i contorni politici per il futuro Regolamento. Si sono quindi tenuti dibattiti di natura tecnica per contribuire a tracciare il testo definitivo del Regolamento stesso. Questo "triplice" processo si è concluso in data odierna, con la congiunta approvazione definitiva da parte della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Consiglio d'Europa della versione finale del documento; testo che sarà ora sottoposto al voto del Consiglio e del Parlamento.

Il Regolamento si applica alle aziende le cui importazioni di minerale grezzo o metalli come stagno, tantalio, tungsteno od oro nell'UE eccedono soglie annue stabilite. La nuova legislazione imporrà alle aziende di esercitare il dovere di diligenza sulla catena di approvvigionamento perlopiù in linea con quanto previsto dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE) sotto il titolo di “Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas” (“Guida all’esercizio del dovere di diligenza per catene di approvvigionamento responsabili dei minerali originari di zone di conflitto e ad alto rischio”). A differenza del Regolamento dell'UE, questa Guida dell'OCSE si applica a tutte le risorse minerarie e all'intera catena di approvvigionamento, comprese le aziende che acquistano o commercializzano prodotti contenenti quegli stessi minerali.

L’applicazione del dovere di diligenza sulla catena di approvvigionamento di minerali non si prefigge di scoraggiare l'acquisto da contesti fragili e ad alto rischio, ma cerca invece di incoraggiare e facilitare un commercio più responsabile e trasparente con queste regioni.


Per maggiori informazioni si prega di contattare:

Amnesty International
Alison Abrahams: Tel: +32 2 548 2773; email: aabrahams@amnesty.eu 

Global Witness
Rosie Childs: Tel: +44 7725 260 530; email: rchilds@globalwitness.org

EurAc
Julie Capoulade: +32 499 81 01 77 ; email: julie.capoulade@eurac-network.org

PowerShift
Michael Reckordt: +49 (0)30 42805479, email: Michael.Reckordt@power-shift.de

Action Aid
Alboan 
Amnesty International
Association Internationale de Techniciens, Experts et Chercheurs
Bread for the World 
CEEweb for Biodiversity
Christliche Initiative Romero
CIDSE 
Diakonia
DKA Austria
EurAcFairtrade Luxembourg
focsiv
Fundacion Mainel
Germanwatch
Global Witness
Instytut Globalnej Odpowiedzialnosci
Jesuit European Social Centre
Jesuit Refugee Service
Justice et Paix Commission
Justicia I Pau
London Mining Network
Misereor
Powershift
PMU
Progressio 75
SCIAF Scottish Catholic International Aid Fund
Solidaritat Castelldefels Kasando
Somo
Stop Mad Mining
WEED e.V. – World Economy, Ecology & Development
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Martina Bezzini
martina.bezzini@jrs.net