Colombia: la sfida del peacebuilding
01 giugno 2017

Ragazzi in Colombia partecipano ad attività di peacebuilding (JRs Colombia).

Bogotá, 1 giugno 2017 - Per 50 lunghi anni, gruppi armati hanno coinvolto la Colombia in un conflitto armato. Durante la fase più intensa, dal 1990 al 2004 – quando, secondo una classificazione internazionale, si era raggiunto il livello definito di "conflitto armato primario" – era coinvolto praticamente l'intero paese. Le conseguenze sulla popolazione civile sono state enormi: 230.000 persone hanno perso la vita, mentre sono state 7 milioni le persone costrette a sfollare a causa delle violenze in atto. A risentire in misura del tutto sproporzionata di questa situazione sono state le popolazioni rurali indigene e afro-colombiane. In risposta all'intensificarsi del conflitto ci sono stati numerosi, importanti tentativi di costruire la pace.

Si tratta di tentativi in cui si sono attuate strategie combinate di pacificazione già utilizzate in altri paesi con "conflitti armati prolungati". A seconda delle circostanze, delle località e delle popolazioni coinvolte, si sono applicate diverse combinazioni di "peacekeeping", "peacemaking " e "peace building". Innanzitutto, bisognava contenere le conseguenze devastanti di un conflitto sulla popolazione civile. In Colombia ciò ha richiesto l'attuazione di strategie di "civilian peacekeeping", che comportano il mantenimento di una presenza nazionale o internazionale che scoraggi le parti armate dal prendere di mira la popolazione civile. Richiede anche forme di resistenza civile, come la demarcazione di comunità e territori pacifici in cui le persone si oppongono all'uso della violenza.

In secondo luogo, è necessario un processo di "peacekeeping", ovvero la negoziazione di accordi di pace con i gruppi armati. Dal 1989 in poi, in Colombia si sono tenuti diversi tavoli di trattative sul tema. Di recente, durante il governo del presidente Juan Manuel Santos, le trattative durate quattro anni (2012-2016) con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) si sono concluse con successo. Quest'anno sono state avviate trattative con l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN).

In terzo luogo, una volta firmati gli accordi di pace con i distinti gruppi armati, va attuata tutta una serie di iniziative di "peacebuilding". In Colombia, ciò ha comportato non soltanto processi di smobilitazione, disarmo e reintegrazione sociale dei combattenti nel tessuto civile, ma anche piani concreti finalizzati al benessere economico, politico e culturale delle vittime del conflitto. Serve inoltre un lavoro imponente per promuovere il processo di riconciliazione.

È importante nell'interesse della pace non arrendersi di fronte a eventuali intralci o quando una determinata iniziativa di pace sembra fallire. In Colombia, l'accordo di pace con le FARC si è scontrato con un numero non indifferente di ostacoli. Firmato nell'agosto 2016, contiene articoli sui temi della riforma rurale integrata e della partecipazione politica; una soluzione che riguarda la piaga delle droghe illegali; iniziative di sostegno alle vittime del conflitto; norme di giustizia di transizione; garanzie di sicurezza, cessate il fuoco, e fine delle ostilità; disarmo dei guerriglieri. Tuttavia, il referendum nazionale del 2 ottobre è fallito con un margine ridotto, costringendo alla rinegoziazione di diversi punti per incorporare le condizioni poste dai contestatori dell'accordo.

Il 14 novembre 2016 è stato firmato un secondo accordo, approvato dal Congresso. Entrato in vigore il cessate il fuoco, si è registrato un significativo calo delle violenze. Da allora sono incrementati anche gradualmente la smobilitazione e il disarmo dei guerriglieri. Comunque, tenuto conto della forte polarizzazione esistente nel paese relativamente al conflitto e al processo di pace, sussiste sempre ancora il rischio concreto che l'accordo naufraghi nell'attuale, burrascoso contesto pre-elettorale. 

Il popolo colombiano guarda con speranza e aspettative ai progressi fin qui raggiunti nell'attuazione dell'accordo di pace. Pur tuttavia le difficoltà che si pongono alla distribuzione dei benefici che esso promette sono rilevanti. Da un lato, il persistere di alcuni gruppi armati rappresenta una minaccia per le popolazioni rurali che vivono nelle zone in cui si svolgono attività  illegali; dall'altro, sussistono notevoli incertezze riguardo all'attuazione dei numerosi e complessi meccanismi promessi di sviluppo rurale, partecipazione politica e di giustizia di transizione che assicura accesso alla verità e compensazioni alle vittime, compresa la restituzione delle loro terre. 

In questo contesto, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) è impegnato nell'accompagnamento delle comunità che si trovano in condizioni di vulnerabilità con il rischio di essere sfollate, per far sì che  sviluppino una maggiore resilienza e siano in grado di rimanere nel proprio territorio. Allo stesso modo, il JRS aiuta le vittime già sfollate all'interno del paese ad accedere ai propri diritti di legge e a integrarsi appieno nella nuova realtà. Noi procediamo a fianco delle persone perché ne siano rafforzate e si facciano agenti di riconciliazione nel loro stesso contesto. Ciò può diventare realtà concreta non soltanto in Colombia, ma in molti altri luoghi dove manca la pace e in cui il conflitto in atto minaccia di distruggere la vita delle persone e le comunità cui esse fanno capo.

- Mauricio García Durán SJ, direttore del JRS Colombia, direttore regionale del JRS America Latina

Articolo originariamente pubblicato dalla Canadian Jesuit International 






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