Grecia: Scelte impossibili
07 giugno 2017

Rifugiati a Kos, Grecia. (Foto: S.Baltagiannis / UNHCR).
"Sulla terraferma greca, la maggior parte dei rifugiati e dei migranti vive nei campi, di cui alcuni sovraffollati e in condizioni terrificanti."

Atene, 7 giugno 2017 – Per Zeinab, crescere a Sanandaj, in Iran, cittadina nota per essere uno dei centri della cultura curda, sarebbe dovuto essere un'esperienza del tutto normale, come tante altre.

Ora invece Zeinab vive in un campo rifugiati sorto ad Atene, in Grecia, paese che ospita migliaia di rifugiati che l'Europa preferisce dimenticare.

Chiedi a Zeinab come è finita qui, e comincerà a raccontarti la sua vita dai tempi della scuola, a Sanandaj. "Zeinab è stata costretta a sposarsi giovanissima," spiega Cecile Deleplanque, che lavora per il JRS Grecia e ha avuto modo di conoscere la donna. "È stata vittima di violenze domestiche fin dai primi giorni della sua vita matrimoniale".

Dopo anni di abusi e violenze, è riuscita a divorziare dal marito, ma questo non ha posto fine ai suoi drammi: ha dovuto infatti lottare perché non le fosse tolta la custodia del figlio, che il marito più volte ha tentato di sequestrare. Questo clima di guerra familiare ha inciso pesantemente sul bambino, che si ammalava con facilità, richiedendo anche frequenti ricoveri ospedalieri. Alla fine, non volendo più rinunciare neppure per un minuto al figlio, Zeinab ha fatto la scelta più impensabile: ha sposato nuovamente l'ex marito violento.

"Zeinab mi ha detto che all’epoca la sua vita era così dura, che temeva per sé e per il figlio. Non sapeva se ce l'avrebbero fatta a resistere. Ma ha tenuto duro, lavorando senza sosta per assicurare un pasto a tavola", prosegue Cecile.

La fuga verso la libertà. Sono passati così due anni in cui la vita era un po’ migliorata, perché il marito si comportava meglio. La calma però non è durata. Il marito si è indebitato ripetutamente con alcuni delinquenti del posto, che hanno cominciato a minacciarlo di morte. L'uomo si è dovuto nascondere, con drammatiche conseguenze per Zeinab e la sua vita.

Racconta ancora Cecile: "Il pericolo si era fatto così concreto, che la famiglia ha deciso di lasciare l'Iran per la Turchia. Erano consapevoli dei rischi cui andavano incontro, ma gli dava coraggio sapere che in quel paese qualche rifugiato era stato accolto bene. In Iran la loro vita sarebbe stata comunque in pericolo, dovunque fossero andati. Non c'erano altre alternative".

Zeinab e i suoi hanno attraversato montagne a piedi, hanno camminato per giorni interi, senza riposo. Dopo un mese di permanenza in Turchia, sono passati in Grecia dove avrebbero trovato il clima di sicurezza che l'Europa assicurava, lontani dai pericoli di Sanandaj.

Soli e indesiderati. Nel marzo 2016, la famiglia di Zeinab è arrivata a Leros, piccola isola greca a circa 32 chilometri a ovest della costa turca, dove li attendeva un clima di  rabbia e frustrazione. Il processo di asilo del governo greco era quasi fermo, con oltre 8.000 tra rifugiati e migranti bloccati nelle varie isole greche. A Leros la tensione era ai massimi livelli, la gente dei villaggi letteralmente aggrediva rifugiati e migranti, e a volte addirittura gli operatori umanitari.

Zeinab e i suoi familiari erano sbalorditi da tanta violenza. Fortunatamente sono riusciti ad avere un passaggio ad Atene solo un mese dopo essere sbarcati a Leros.
Le condizioni ad Atene erano poco migliori rispetto a Leros. La salute del bambino era peggiorata, e nel campo di Elonas in cui erano ospitati non sono mai riusciti a ottenere l'assistenza medica promessa dalle autorità.

Spiega Cecile che "sulla terraferma greca, la maggior parte dei rifugiati e dei migranti vive nei campi, di cui alcuni sovraffollati e in condizioni terrificanti. Persino i rifugiati in buona salute alla fine si ammalano in quelle condizioni. La prognosi per le persone con gravi problemi di salute, come il figlio di Zeinab, non offrono garanzie perché l'assistenza medica è minima, ben lungi dal far sperare in condizioni di vita minimamente migliori".

Lo scheletro nell'armadio dell'Europa. Eppure, a Zeinab e la sua famiglia poteva andare molto peggio. Ad Atene, tantissimi altri rifugiati e migranti sono costretti a vivere in edifici disastrati, perché non trovano posto nei campi, né in alberghi od ostelli. I servizi nei campi di tutta la Grecia sono verosimilmente al di sotto degli standard previsti, ma sono sempre meglio che niente; mentre ai rifugiati e ai migranti che occupano abusivamente gli edifici decrepiti non viene dato nulla.

Nel dicembre 2016, il JRS Europa, ha sottoscritto insieme a 30 altre organizzazioni che si occupano di rifugiati una dichiarazione in cui si imputa ai leader dell'Unione Europea di "cacciare le persone dall'Europa" anziché aiutare la Grecia a gestire la massa di rifugiati che sono sbarcati nel paese in cerca di sicurezza.

Per Cecile, la storia di Zeinab ricalca le tante altre già sentite.

"Quando i rifugiati arrivano da noi, hanno già vissuto tragedia su tragedia. Ecco perché è così importante dargli calore e conforto ed essere ospitali nei loro confronti. Perché? Perché apparteniamo tutti alla medesima umanità, e potremmo un giorno dover fare scelte drammatiche come quelle di Zeinab, in situazioni che ci vengono imposte dall'alto. Se questo dovesse accadere, spereremmo anche noi di trovare qualcuno che si prenda cura di noi. Si tratta dei principi fondamentali dell'umanità che in Grecia, in questo momento, si direbbero smarriti.





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