Siria: e se fossi stato costretto io a scappare?
12 giugno 2017

Il JRS è presente in Siria da prima dello scoppio del conflitto. (JRS Siria)

Grazie al personale locale che opera sul campo, il JRS è in grado di rispondere adeguatamente e con efficienza alle necessità dei rifugiati e di quanti si trovano in situazioni di conflitto. In Siria, Ahmed, uno degli operatori locali, ha contribuito a dare attuazione pratica ad alcuni dei più importanti progetti del JRS in corso nel paese.

Roma, 12 giugno 2017 – Quando è iniziata la crisi, nel 2012, ho deciso che avrei dovuto impegnarmi in qualche modo. Volevo aiutare gli altri, e quindi non potevo stare lì senza fare niente mentre la gente scappava dai bombardamenti. Per dare vita all'Aleppo Family Volunteers, abbiamo radunato un gruppo variegato di giovani, ciascuno con le proprie capacità e competenze, con lo scopo di prestare aiuto agli sfollati (IDP) e ad altre persone che avessero subito le conseguenze del conflitto.

Durante l'assedio di Hama, eravamo lì a distribuire beni di prima necessità. Quando Homs era sotto attacco, abbiamo inviato insulina, materassi, coperte e altre forme di aiuto alla popolazione colpita. Insieme abbiamo raccolto e distribuito beni di prima necessità.

Uno di noi, un sacerdote gesuita, ha messo a disposizione uno spazio all'interno di un centro dei gesuiti ad Aleppo. Con l'arrivo di centinaia di nuovi sfollati, provenienti per la maggior parte da Homs, la nostra organizzazione si è data da fare per aiutarli a trovare una sistemazione abitativa, fruire di servizi, trovare un lavoro. Abbiamo dato casa a oltre 150 famiglie, che abbiamo visitato regolarmente procurando generi alimentari, medicinali, sostegno psicosociale, aiutandole nella ricerca di un lavoro, e così via.

Dopo un paio di mesi, la Aleppo Family era diventata il principale punto di riferimento per gli sfollati provenienti da Idleb, Der Alzoor, e dalle campagne intorno ad Aleppo. In collaborazione con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC) e altre ONG locali impegnate sul campo, siamo riusciti a coordinare i nostri servizi in modo da rispondere alle necessità degli sfollati. Il centro dei gesuiti è stato utilizzato come rifugio provvisorio per numerose famiglie, fino a che non si è riusciti a trovare loro una sistemazione più stabile.

Durante la stagione estiva del 2012, il terzo giorno di Ramadan centinaia di persone in fuga da Aleppo est si sono riversate in un parco di Aleppo ovest, e lì abbiamo acquistato e distribuito cibo, rendendoci ben presto conto che si trattava di un'iniziativa insostenibile sul piano pratico. Siamo riusciti a ottenere il permesso di ospitare gli sfollati in una scuola vicina, e con un unico post su Facebook abbiamo trovato centinaia di volontari che pulissero e predisponessero più scuole che sarebbero diventate rifugi. Come aiuto ai nuovi arrivati, da più parti nella comunità sono arrivate donazioni in denaro e in natura.

Grazie all’eterogeneità dei suoi componenti e alle dimensioni raggiunte dalla Aleppo Family, siamo riusciti in breve tempo a raccogliere denaro e provviste di vario genere che ci hanno consentito di continuare a dare sostegno e sollievo agli sfollati. Nelle varie scuole abbiamo iniziato a cucinare pasti in proprio; a un certo punto disponevamo di 11 scuole dotate di cucine, che poi sono state ereditate dal JRS.

Nelle scuole si assicuravano ai bambini sostegno psicosociale, iniziative educative, assistenza sanitaria, e attività ricreative. Crescendo costantemente il numero dei beneficiari, abbiamo deciso di trasferire una cucina in un campo da tennis vicino, così da poter distribuire cibo a sufficienza: è stata la prima cucina da campo del JRS in Siria.

Abbiamo fatto sempre in modo da fornire i migliori servizi possibili, nonostante l'ingente massa di persone da servire. Da parte nostra, mangiavamo direttamente nella cucina da campo, per essere certi della qualità del cibo. Quanto alla distribuzione degli indumenti, l'abbiamo organizzata come un vero e proprio negozio, per dare un senso di normalità e dignità.

Dopo qualche mese di attività, abbiamo iniziato a lavorare in collaborazione con il JRS. Ben presto, però, sono aumentati i bombardamenti. Sono andati perduti i nostri rifornimenti e il centro dei gesuiti è stato distrutto, costringendoci a spostarci in zone più sicure. Insieme al JRS, siamo riusciti ad ampliare le nostre operatività, potendo così prestare assistenza a 12.000 famiglie e distribuire 20.000 pasti caldi al giorno. A sostegno e in aiuto a tutte le famiglie registrate, abbiamo aperto un ambulatorio e centri educativi e di assistenza psicosociale.

Verso la fine del 2013 ho dovuto lasciare la Siria per andare in Libano, dove ho proseguito il mio lavoro occupandomi prevalentemente di finanziamenti dei progetti per la Siria. Mi sono occupato anche di donatori, cui spiegavo quali fossero le necessità concrete sul campo.

Per due anni e mezzo ho continuato a gestire e sostenere le operazioni del JRS in Siria via Skype, tenendomi vicino per quanto era possibile al popolo siriano e aiutandolo nel miglior modo possibile.

Mettetevi nei panni dei rifugiati. Cerco sempre di immaginare come sarebbe se fossi stato io a dover fuggire? Come vorrei essere assistito?





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Martina Bezzini
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