America Latina: dichiarazione regionale sulla situazione della popolazione migrante venezuelana
28 agosto 2017

Il JRS è presente in Venezuela dal 2001. (JRS Venezuela)

Bogotà, 28 agosto 2017 – Il Venezuela sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia recente, non solo sotto il profilo politico, ma anche sul piano economico e sociale. La situazione ha determinato una crisi generalizzata che mette in discussione ogni garanzia di effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali della popolazione, sia di quelli politici, sia di quelli economici e sociali.

Una circostanza che ha costretto masse di popolazione a migrare verso altre parti del mondo, in circostanze che vedono donne e uomini di ogni età – e in particolare i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti (NNJA) – esposti a innumerevoli difficoltà.
In America Latina, il flusso migratorio di persone di nazionalità venezuelana si è diretto finora principalmente verso Colombia, Ecuador, Perù, Cile, Argentina, Messico, Repubblica Dominicana e Costa Rica.

Per fare un esempio, a quanto si desume dai dati della COMAR (Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados), nel 2014 sono state presentate 56 domande di asilo; nel 2016 ne sono state presentate 361; e nel trimestre gennaio-marzo 2017 le domande di asilo sono state 405. Secondo uno studio condotto da Colombia Migration con l'appoggio dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), al giugno 2017 la Colombia stimava una presenza nel paese di 300.748 venezuelani. La situazione ha portato all'istituzione della Tarjeta de Movilidad Fronteriza (TMF) e del PEP (Permiso Especial de Permanencia) rilasciato dal governo colombiano. In Ecuador, pur non disponendo di cifre ufficiali, secondo i dati dell'Instituto Nacional de Estadística y Censos, nel 2016 sono entrate nel paese 102.619 persone di nazionalità venezuelana, segnando un significativo incremento rispetto agli anni precedenti (rispettivamente 27.459 nel 2012, 64.479 nel 2013, 88.196 nel 2014, e 77.760 nel 2015). Dato il crescente numero di venezuelani in entrata nel paese, in data 3 gennaio 2017 il governo del Perù ha emanato, attraverso il Ministero degli Interni, il Decreto Supremo No. 002-2017-IN5 che stabilisce le linee guida intese a snellire la regolamentazione dei flussi migratori di cittadini venezuelani attraverso la concessione di un Permiso Temporal de Permanencia (PTP). Il decreto è entrato in vigore il 2 febbraio 2017, con scadenza per la presentazione delle domande in data 2 agosto dello stesso anno1.

Sebbene alcuni paesi abbiano posto in atto misure intese a mitigare la situazione, queste ultime si sono dimostrate limitate, tenuto conto che l'accessibilità e la divulgazione dei dati aggiornati sulla migrazione, o le informazioni riguardanti la popolazione migrante e rifugiata2 sono contenute se non addirittura nulle; il che comporta la non consapevolezza della reale portata del problema. Ciò dimostra l'esistenza di gravi condizioni che esigono una risposta tempestiva e coordinata da parte delle istituzioni pubbliche, con il sostegno attivo del pubblico in generale, tale da poter far fronte alle potenziali difficoltà che dovessero insorgere nell'ambito della tutela dei diritti dei venezuelani in stato di mobilità nella regione.

Tra i problemi che sorgono da questa situazione si contano: una certa difficoltà per gli NNJA ad accedere ai diritti, come quelli di natura sanitaria ed educativa; sfruttamento nel campo del lavoro; una certa carenza di garanzie e di un equo processo per quanti si trovano in una situazione che richiede protezione internazionale3, e forme di discriminazione o xenofobia nelle aree di transito, nei luoghi di destinazione, e non solo.

Pertanto, le sedi JRS di Colombia, Venezuela, Ecuador, Messico, e America Latina e Caraibi sollecitano di comune accordo i paesi della regione a effettuare un monitoraggio più attento e accurato, oltre a rivedere e perfezionare con urgenza i rispettivi interventi di risposta già in atto, in modo da assicurare che soddisfino esigenze in maniera globale, puntuale e rispettosa dei diritti sanciti. Quanto sopra è stabilito da documenti internazionali come la Dichiarazione di Cartagena4 che mira a ottenere un trattamento giusto e dignitoso di questa popolazione che già soffre per le difficoltà in cui versa, e che quindi necessita di sostegno e della garanzia che siano rispettati tutti i diritti che le spettano. In conclusione, sollecitiamo il pubblico in generale a farsi promotore e attore concreto di solidarietà e ospitalità in favore di chi arriva in cerca di sostegno e rifugio.

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1 Defensoría del Pueblo. Documento "AYUDA MEMORIA SOBRE LA SITUACIÓN DE CIUDADANOS/AS VENEZOLANOS EN EL PERÚ", Presentato alla Commissione inter-americana dei diritti umani in occasione della 163a  sessione, 7 luglio 2017, Lima, Perù.
2 La Convenzione delle NU del 1951 costituisce a livello internazionale il pilastro della protezione dei rifugiati. Ciò non toglie che la definizione di rifugiato che vi è contenuta non copre tutte le situazioni di sfollamento forzato presenti attualmente nel contesto latinoamericano.. Al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati siamo consapevoli dei problemi di questa popolazione della regione, pertanto vediamo la necessità di impiegare una definizione più ampia di rifugiato in linea con quella data all'unanimità nel 1992 dalla Chiesa cattolica in occasione del Pontificio Concilio per la Pastorale dei Migranti e Itineranti, che comprendeva il concetto di "rifugiato de facto" riferito non soltanto a chiunque subisca persecuzione a motivo della sua razza, religione o appartenenza a un gruppo sociale o politico, ma anche a qualsiasi vittima di conflitto armato, politiche economiche errate, catastrofi naturali, nonché per motivi di carattere umanitario.
3 Preoccupano l'assenza di garanzie umanitarie minime nello studio riguardanti l'attuazione pratica del processo, le difficoltà nell'accedere alla sistemazione abitativa di emergenza e a decenti condizioni di vita, oltre alle difficoltà incontrate dalle donne in stato di gravidanza o durante l'allattamento.
4 (…) "A questo proposito, la Corte Inter-americana ha ritenuto che, in considerazione della progressiva evoluzione della legislazione internazionale, gli obblighi derivanti dal diritto di chiedere e ottenere asilo siano operativi nei confronti delle persone che rispondono ai requisiti di una definizione allargata data dalla Dichiarazione di Cartagena del 1984, che costituisce risposta non soltanto alle dinamiche dello sfollamento forzato che l'hanno determinata, ma soddisfa inoltre le sfide in fatto di protezione poste da altri modelli di sfollamento in atto al momento", IACHR, Diritti umani di migranti, rifugiati, apolidi, vittime di tratta, e sfollati interni: norme e standard della Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR), 31 dicembre, 2015.





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