Bangladesh: Rispondere al dramma dei Rohingya
11 ottobre 2017

Dhaka, 11 ottobre – Il vicedirettore internazionale del JRS, p. Joseph Xavier SJ, sta valutando quali possibilità di intervento abbia il JRS a sostegno dei rifugiati Rohingya in Bangladesh dove, a partire dall’agosto 2017, più di 500.000 persone sono dovute fuggire a causa delle violenze in corso nello Stato Rakhine nel Myanmar.

A quanto riferisce il Gruppo di coordinamento intersettoriale (ISCG), sono circa 730.716 i Rohingya attualmente residenti  a Ukhia e Teknaf, due comuni del distretto di Cox’s Bazar, nel Bangladesh. Il numero totale dei rifugiati è verosimilmente maggiore di quanto riportato, poiché molti di loro sono arrivati prima della più recente ondata di violenze che quest’estate ha investito il loro paese.

Il governo del Bangladesh, che controlla le operazioni di soccorso attraverso l’ufficio per le relazioni con le ONG, si è fatto avanti per accogliere chi è in fuga dal Myanmar. Tuttavia, l’elevato flusso di rifugiati pone sfide complesse alle operazioni di aiuto che ha messo in campo e a quelle delle agenzie delle Nu e delle ONGI/ONG.

Delle centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dal Myanmar, molti sono bambini senza genitori, lasciati a sopravvivere ai traumi vissuti insieme ai parenti o semplicemente da soli. Ci sono anche genitori che hanno perso i figli, spesso a causa delle stesse violenze che hanno distrutto i loro villaggi, le abitazioni e i mezzi di sostentamento che avevano. Il fatto che le donne in gravidanza non abbiano accesso a strutture sanitarie per la maternità mette a rischio il futuro delle nuove generazioni.

La popolazione sfollata ha potuto accedere a risorse di entità minima, e la situazione potrà cambiare solo quando il governo approverà le richieste di aiuti umanitari attualmente in sospeso. Nel frattempo, migliaia di persone in condizioni terribili sono in attesa di generi alimentari e di altro tipo, sostegno psicosociale, educazione e assistenza sanitaria.

La mancanza di strutture igieniche adeguate e di acqua potabile fanno temere che scoppino epidemie tra chi vive in campi rifugiati registrati e non registrati, soprattutto ora che le piogge monsoniche continuano a imperversare. Lo scontento in aumento nella comunità ospitante e i ritardi prolungati nell’arrivo degli aiuti potrebbero causare caos e provocare violenze. Sono inoltre a rischio di malnutrizione sia i bambini sia gli adulti che sopravvivono solo grazie a misere porzioni di riso.

Nelle ultime settimane, p. Xavier ha lavorato a stretto contatto con il personale del JRS, tra cui p. Stan Fernandes SJ, direttore regionale del JRS Asia Meridionale, i gesuiti, e la Caritas Bangladesh (CB) per capire come il JRS possa dare avvio al proprio sostegno di emergenza e a lungo termine. Per il momento, l’organizzazione ha in progetto di collaborare con la Caritas Bangladesh per cominciare a offrire sostegno di emergenza entro novembre 2017. Dopo questa fase iniziale di aiuto, il JRS cercherà opportunità di impegno a lungo termine.

Insieme alla Chiesa del Bangladesh, la Caritas Bangladesh e le comunità gesuite locali, soprattutto quelle in Bangladesh e Calcutta, il JRS ritiene che avviare forme di impegno nei confronti dei Rohingya sia una delle priorità dell’organizzazione. Ovunque operi, il JRS promuove la dignità di ogni individuo, e c’è urgente bisogno di aiuto per poter proteggere la vita e difendere la dignità dei Rohingya nel Myanmar e nello Stato Rakhine.

–  Isabelle Shively, assistente alla comunicazione del JRS International

*Si invita a consultare il rapporto integrale del Vicedirettore internazionale del JRS per una panoramica più completa dell’attuale situazione dei rifugiati nel Bangladesh e della risposta del JRS alla crisi.






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Martina Bezzini
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