Globale: Simposio comparato su religione e rifugiati in Europa
17 ottobre 2017

Partecipanti al programma Comunità di ospitalità del JRS Centro Astalli. (JRS Centro Astalli)

Roma, 17 ottobre 2017 – Dal 12 al 14 ottobre si è tenuto a Roma il simposio Religione e Risposte a Migranti e Rifugiati in Europa: la Chiesa cattolica in una prospettiva comparata, organizzato dalla University of Notre Dame in collaborazione con il Ford Family Program in Human Development Studies and Solidarity, e il Kellogg Institute for International Studies. Il tema chiave che il simposio ha cercato di affrontare è stato come la religione possa avere un ruolo nell’integrare le persone e facilitare incontri e dialogo.

Nel corso dei lavori, è stato inoltre presentato un nuovo progetto di ricerca su religione e integrazione dei migranti in Europa.Tra i partecipanti anche il JRS, rappresentato da Amaya Valcarcel del JRS International e da Chiara Peri del JRS Centro Astalli.

A partire dalle nostre esperienze, abbiamo preso in esame problematiche quali i più importanti ostacoli culturali, religiosi, politici, sociali ed economici all’integrazione dei migranti in Europa; il ruolo avuto dal JRS nell’affrontare queste sfide; e come l’organizzazione e la Chiesa in senso più ampio possano esercitare un impatto più positivo. Abbiamo inoltre suggerito alcune tematiche importanti che gli studiosi dovrebbero cercare di affrontare nella loro ricerca sulla religione e le risposte da offrire a migranti e rifugiati, e come queste risposte potrebbero aiutare il JRS e il suo lavoro con i migranti. Aspetto particolarmente importante dal momento che la University of Notre Dame vuole che questo progetto sia utile al JRS e ad altre organizzazioni.

Tra i relatori del simposio, operatori esperti che lavorano con i rifugiati presso la Sezione Migranti e Rifugiati del Vaticano, la Comunità di sant’Egidio, la Fondazione Migrantes, gli Scalabriniani e la Caritas.

Gli Scalabriniani, per esempio, hanno illustrato come hanno trasformato una vecchia casa di formazione in teologia a Roma in un centro per rifugiati – casa Scalabrini 634 – dove ospitano circa 30 persone in un clima familiare. “Il fatto di essere in pochi aiuta a deistituzionalizzare l’atmosfera", ha spiegato fratel Gioacchino Campese C.S.. Il centro si trova in un quartiere di Roma dove vivono numerosi migranti. “Una volta al mese puliamo il quartiere, e la popolazione locale invita i rifugiati per un caffè. Sono piccoli gesti che aiutano a smantellare gli stereotipi”.

La Comunità di Sant’Egidio ha spiegato che i corridoi umanitari istituiti insieme alla comunità e ad altre organizzazioni cristiane continuano a salvare vite e, anche se sono pochi, dimostrano che questo tipo di meccanismo è una riprova che gli stati possono sviluppare quadri di integrazione. “Al momento stiamo identificando circa 500 rifugiati vulnerabili sud-sudanesi, somali ed eritrei in Etiopia che potrebbero venire in Italia attraverso un nuovo corridoio. Anche la Francia sta riproducendo questo modello all’interno di un quadro giuridico diverso, ma questo per noi è di secondaria importanza”, ha spiegato Monica Attias di Sant’Egidio. La Attias ha inoltre evidenziato l’importanza del ruolo dei migranti di seconda generazione che “… ci aiutano, in veste di mediatori culturali, a sviluppare i nostri servizi con i migranti senzatetto”.

Il centro Astalli ha presentato il progetto “Comunità di ospitalità”, come modello vincente di integrazione. Nel contesto di questo progetto, 27 congregazioni religiose hanno aperto i propri conventi e le proprie case ai rifugiati in Italia. L’iniziativa affronta in particolare il problema della mancanza di reti sociali per i migranti, che resta uno degli ostacoli maggiori all’integrazione in Europa.

– Amaya Valcarcel, responsabile per l’advocacy del JRS International





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Martina Bezzini
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