Globale: Il Direttore internazionale del JRS parla delle periferie delle nostre città
30 novembre 2017

P. Smolich SJ (a destra) con il Rev.mo Bernard Nhahoturi, direttore del Centro Anglicano di Roma e la Dott.ssa Donna Orsuto, direttrice del Lay Centre al Foyer Unitas.

Roma, 30 novembre 2017 – La settimana scorsa il Lay Centre ha ospitato p. Thomas H. Smolich SJ, direttore internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) cui è stato affidato l'intervento conclusivo della conferenza d'autunno dell'Istituto Vincenzo Pallotti. P. Smolich ha incentrato il proprio discorso sul tema delle "periferie nelle nostre città", ovvero sui rifugiati urbani e migranti che vivono ai margini della società. Le sue parole ci sollecitano a trovare una guida per rispondere a queste sfide nell'esperienza dell'incontro di sant’Ignazio con Cristo.

Riportiamo di seguito un breve stralcio dell'intervento di p. Smolich. Cliccare qui per il testo integrale.

La nostra risposta: L'amore si deve porre più nei fatti che nelle parole.

Come potrebbero quindi manifestarsi la giustizia e l'accoglienza nelle nostre periferie? Per rispondere a questo interrogativo, invito tutti noi a ricordare le parole di sant’Ignazio a conclusione degli Esercizi Spirituali “L'amore si deve porre più nei fatti che nelle parole”. È giunto il momento per ciascuno di noi di farsi avanti, singolarmente o come società, e di mettere in pratica il nostro senso di giustizia e di accoglienza.

Diversi mesi fa, ho fatto parte con Elizabeth Collett, direttrice del Migration Policy Institute di Bruxelles, di un gruppo di esperti sul tema. Ricordo una sua memorabile frase "Si è fatta tanta poesia sui migranti: è ora di passare ai fatti". In altri termini, di parole sui rifugiati che arrivano in Europa se ne sono dette a sufficienza; è giunto il momento di realizzare le strutture per accoglierli. Personalmente, allargherei il discorso dicendo: di rifugiati e senzatetto si è parlato abbastanza, è giunta l'ora di correre ai ripari e accogliere concretamente di chi vive nelle periferie.
 
Onestamente devo dire che questa parte è più facile per i rifugiati. Papa Francesco ne ha parlato nel 2016, quando ha invitato parrocchie e comunità di fede a farsi carico di una o due famiglie di rifugiati...non di tutti i 60 milioni. Questo è ciò che è successo in tutto il mondo, e in particolare in Europa.

Diversi anni fa, il JRS Francia ha avviato il Progetto Welcome, un programma strutturato che prevede l'accoglienza di rifugiati da parte di gente comune nelle proprie case, in modo tale da instaurare un rapporto di conoscenza personale. Ora il JRS Europa sta allargando il Progetto Welcome a tutto il continente europeo, invitando tutti a trovare il modo di aprire i nostri cuori e le nostre case.

Qui a Roma, Papa Francesco lo ha fatto concretamente, a partire dalle docce ai senzatetto, fino a istituire la Giornata mondiale dei Poveri. So di chiese che offrono cibo e vestiario, ci sono poi le Missionarie della Carità che gestiscono un ricovero, e così via.

Alleviare le sofferenze non vuol dire dare un euro a ogni mendicante, né aprire i confini a chiunque voglia arrivare. Potrebbe semmai significare prendere seriamente la mistica del servizio, facendo in modo di vedere Cristo nel nostro prossimo per giungere a una trasformazione sociale?

Le periferie nelle nostre città sono una realtà globale e, come i nostri fratelli e sorelle che ci vivono, hanno qualcosa da insegnarci. Come ha detto Papa Francesco a un gruppo di rifugiati al Centro Astalli del JRS di Roma, "Siete un dono...ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani...una via per riscoprire la nostra comune umanità".





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Martina Bezzini
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