Mondo: Gaudete et Exsultate – Sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo
13 aprile 2018

Partecipanti di un seminario sulla cittadinanza del JRS in Ecuador. (JRS)

Roma, 13 aprile 2018 – Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) saluta la pubblicazione dell'Esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et Exsultate, "Rallegratevi ed esultate", in cui il Pontefice ci sollecita a gioire e rallegrarci perché Gesù ci ha chiamati tutti a essere santi, a essere uomini e donne di Dio, uomini e donne per gli altri.

Per Papa Francesco, i segni della santità vanno individuati non soltanto nell'amore per Dio, ma nell'amore per il nostro prossimo: non si può pretendere di vivere una vita cristiana se non si opera attivamente per il bene del nostro prossimo. Papa Francesco si richiama a S. Tommaso d'Acquino per ribadire il punto che  "le opere di misericordia verso il prossimo" manifestano il nostro amore per Dio più ancora dei nostri atti di culto.

La santità è concreta e raggiungibile. La si può conseguire e vivere nella quotidianità, spesso semplicemente nella sopportazione e nella lotta che connotano le vite ordinarie della gente comune: "nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere... in quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio".

Quando in seguito Papa Francesco parla dei migranti, definendoli "quei fratelli che rischiano la vita per dare un futuro ai loro figli", indubbiamente intende significare che dobbiamo considerarli come santi, per l'amore immenso che hanno per i propri figli. Più avanti precisa che la nostra pretesa di santità e di vita cristiana è subordinata al modo in cui trattiamo questi migranti, i poveri, le vittime della tratta di persone, dell'abbandono, dell'esclusione: "Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia".

Papa Francesco tiene a precisare che la situazione dei migranti non è un tema secondario rispetto a quelli "seri" posti dalla bioetica, come il tema dell'aborto. Cita il vangelo di Matteo che ci chiama ad accogliere lo straniero, perché così facendo accogliamo Gesù, e ci ricorda che l'invito ad accogliere lo straniero è alla base stessa della nostra fede: "Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto" (Esodo 22,20); " Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l'amerai come tu stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto" (Levitico 19, 33-34).

Papa Francesco ha costantemente dimostrato profonda preoccupazione nei confronti dei rifugiati e dei migranti, e in alcuni ambienti è stato tacciato di "ingenuità" riguardo ai rischi di una migrazione di massa. Nella sua Gaudete et Exsultate, risponde ai critici e ai profeti di sventura precisando che nell’invitare ad accogliere lo straniero "non si tratta dell’invenzione di un Papa o di un delirio passeggero". Accogliere i rifugiati e i migranti equivale ad accogliere Cristo in persona; volgere le spalle allo straniero significa respingere la chiamata alla santità.

Per il testo integrale dell'Esortazione clicca qua (consultabile in diverse lingue)







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Martina Bezzini
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