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Europa: Movimenti secondari - Risultato inevitabile di un sistema inadeguato
11 giugno 2018

Una coppia di rifugiati cerca di mantenere un senso di normalità portando a passeggio il loro bambino in un campo improvvisato nei pressi di Idomeni, Grecia. (UNHCR)

Bruxelles, 11 giugno 2018 – Chiedete a un qualsiasi politico in Europa quale dovrebbe essere una delle priorità della riforma del sistema di asilo nella UE e con ogni probabilità vi parlerà della prevenzione dei “movimenti secondari”, ovvero della necessità di prevenire che richiedenti asilo e rifugiati si spostino tra diversi paesi dell’UE dopo essere arrivati in territorio europeo.

Per l’UE si tratta di un problema di efficienza: in un sistema comune, la richiesta di asilo dovrebbe essere trattata per intero da uno degli Stati membri per evitare di duplicare il lavoro. Questo principio è al centro del Regolamento di Dublino, la legge europea che istituisce le regole che determinano quale sia lo Stato membro dell’UE responsabile dell’esame della richiesta di asilo di una persona. Se le persone interessate continuano a spostarsi tra i paesi dell’UE, mettono a rischio il corretto funzionamento di questo sistema.

“Il sistema è, però, instrinsecamente inadeguato,” spiega la responsabile per l’advocacy Claudia Bonamini, “perché è basato sul presupposto sbagliato che ciascuno Stato membro dell’UE garantisca lo stesso livello di protezione e le stesse condizioni di accoglienza a tutti i richiedenti asilo. L’esperienza del JRS Europa mostra come per i rifugiati e i richiedenti asilo sia spesso necessario spostarsi tra i paesi dell’UE per trovare vera protezione in Europa”.

Jawan: cercare di ricongiungersi con la propria famiglia

Jawan, richiedente asilo afghano, si era spostato da Kabul al Pakistan, per arrivare a Dubai, e poi a Malta in aeroplano. È stato qui per due giorni prima di andare in Austria, dove ha dei parenti. Tutto è andato bene fino al secondo colloquio con le autorità austriache. “Mi hanno detto che sarei stato rimandato a Malta perché era il paese di ingresso in Europa”, ha spiegato al JRS.

La presenza di familiari nell’UE è il primo criterio del Regolamento di Dublino che le autorità dello Stato membro sono tenute a considerare nel determinare quale paese sia responsabile della gestione della pratica del richiedente asilo. Tuttavia, la definizione di famiglia è molto rigida e tiene conto solo del coniuge e di figli minori di 18 anni. La presenza di altri parenti, come nel caso di Jawan, non viene prese in considerazione. Gli Stati membri possono sempre decidere di riunire parenti diversi, ma nella pratica questo avviene raramente.

“La scarsa considerazione del Regolamento di Dublino per i legami familiari è una delle ragioni più comuni alla base degli spostamenti secondari,” dice Bonamini. “Abbiamo visto che le persone sono disposte a fare qualsiasi sacrificio pur di riunirsi alle famiglie, anche se geograficamente li separano molti stati europei. Se i governi dell’UE si impegneranno di più nel riunire le famiglie, le persone decideranno di insediarsi in un paese dell’UE, a patto che la procedura di asilo e le condizioni di vita siano conformi agli standard”, osserva.

Sayid: in cerca di un’accoglienza umana e di possibilità di integrazione

Quando il JRS ha avuto un primo colloquio con lui, Sayid si trovava a Malta da oltre un anno. Era fuggito dalla guerra siriana cercando protezione in Europa. Era arrivato prima in Grecia, ma se ne era andato per via delle terribili condizioni riservate ai rifugiati. Dopo un soggiorno di sei mesi in Germania, aveva optato per Malta.

"Pensavo che a Malta fosse più facile trovare lavoro e parlare la lingua", spiega. "Lì c'erano anche persone che conoscevo". Quello che Sayid non sapeva era che, dopo la sua partenza, la Germania gli aveva riconosciuto lo status di rifugiato. È stato per questo motivo che le autorità maltesi avevano deciso di rimandarlo in Germania, come prevede il Regolamento di Dublino.

Il JRS ha incontrato molte persone che, come Sayid, passano da un paese UE all'altro perché hanno trovato condizioni di accoglienza inumane o per l'inacessibilità alle procedure di asilo. "Questo è notoriamente il caso della Grecia", spiega Bonamini. " Non stupisce quindi che Sayid abbia ritenuto di avere miglior fortuna in Germania, in fatto di protezione".

Va detto che ottenere protezione di per sé non basta. Come agli altri, a Sayid serviva un posto dove vivere e potersi integrare facilmente, trovare lavoro, una lingua comune in cui comunicare, e trovare persone della sua comunità. L'attuale Regolamento di Dublino, però, non lascia spazio alle opinioni e alle preferenze dei richiedenti asilo su questi aspetti.

La situazione di Sayid mette in evidenza anche un altro notevole paradosso del sistema di asilo dell'UE. A differenza del respingimento di una domanda di asilo, il riconoscimento dello status di protezione non ha valore su tutto il territorio dell'Unione Europea. Il fatto che in Germania Sayid fosse riconosciuto ufficialmente un rifugiato, gli dava soltanto il diritto di risiedere in quel paese. Il Regolamento di Dublino, in altre parole, non si limita a stabilire dove viene trattata la domanda di riconoscimento; in ultima analisi determina anche il paese in cui ci si deve stabilire una volta riconosciuti come rifugiati. Questo aspetto incide in maniera enorme sul processo di integrazione di un rifugiato.

Le politiche in materia vanno radicalmente riviste

I movimenti secondari sono tutt'altro che auspicabili, sia per i richiedenti asilo, perché prolungano il già lungo percorso verso la protezione; sia per gli Stati membri, in quanto raddoppiano il lavoro con conseguente inefficienza. L'unico modo per evitarli davvero è riconoscere che sono il risultato imprescindibile di un sistema imperfetto, e iniziare a porre rimedio ai difetti.

Il JRS Europa si batte perché si provveda a una revisione radicale delle politiche in materia, che assicuri innanzitutto condizioni dignitose di accoglienza e procedure di asilo eque e rapide per tutti i richiedenti asilo in ogni angolo dell'UE. Il sistema Dublino va riformato in modo tale da assicurare che le preferenze dei richiedenti asilo siano prese in debita considerazione nel momento in cui si decide quale Stato membro è responsabile di ciascuna domanda.

Le storie riportate in questo articolo fanno parte del rapporto "Forgotten at the gates of Europe: Ongoing protection concerns at the EU's external border " che il JRS Europa presenterà il prossimo 19 giugno 2018. Per il programma e le registrazioni, cliccare qui.

Articolo originalmente pubblicato da JRS Europe





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Martina Bezzini
martina.bezzini@jrs.net