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Pregare con i rifugiati: guarire le ferite della divisione
01 giugno 2013

Nel 1993 padre Stjepan è diventato il primo direttore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Bosnia-Croazia e ha lavorato per la giustizia fino alla sua morte, lo scorso aprile. Dopo gli accordi di pace di Dayton del 1995 la maggior parte delle organizzazioni internazionali hanno lasciato il Paese, ma la Caritas e il JRS hanno mantenuto aperti i loro uffici e hanno continuato il loro lavoro con i rifugiati e gli sfollati interni (IDP), che in alcune zone prosegue fino ad oggi (JRS).
Hanno chiesto a padre Stjepan il permesso di arruolarsi – lui invece ha chiesto a loro di impegnarsi nella distribuzione degli aiuti di emergenza, nella riconciliazione e nella pace.
1 giugno 2013, Nijmegen – Quando c'è una guerra o una migrazione di massa, le organizzazioni di aiuti internazionali spesso si precipitano sul posto, forniscono assistenza, e dopo qualche tempo spariscono. La Chiesa opera in modo diverso: è lì prima del conflitto, qualche volte è parte del problema, sperabilmente è parte della soluzione e rimane in loco dopo che le organizzazioni umanitarie sono andate via.

Quando è scoppiata la guerra in Yugoslavia 20 anni fa, padre Stjepan Kusan era provinciale dei gesuiti. Gli studenti gesuiti hanno visto i loro fratelli e i loro cugini combattere per la Croazia e la Bosnia. Hanno chiesto a padre Stjepan il permesso di arruolarsi – lui invece ha chiesto a loro di impegnarsi nella distribuzione degli aiuti di emergenza, nella riconciliazione e nella pace.

Nel 1993 padre Stjepan è diventato il primo direttore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Bosnia-Croazia e ha lavorato per la giustizia fino alla sua morte, lo scorso aprile. Dopo gli accordi di pace di Dayton del 1995 la maggior parte delle organizzazioni internazionali hanno lasciato il Paese, ma la Caritas e il JRS hanno mantenuto aperti i loro uffici e hanno continuato il loro lavoro con i rifugiati e gli sfollati interni (IDP), che in alcune zone prosegue fino ad oggi.

Dal momento che la maggior parte di rifugiati e IDP oggi sono vittime della pulizia etnica, Stjepan lavorava sempre sulla riconciliazione e la ricostruzione. Sin dal principio, ha scelto di collaborare con molte organizzazioni diverse, a prescindere dalla loro identità etnica o religiosa.

Dopo la guerra ha lavorato in Macedonia con la Chiesa ortodossa, organizzando campi estivi per bambini musulmani del Kosovo, soprattutto vittime di mine, e ha fondato un centro diurno per famiglie di bambini con disabilità. I cattolici hanno più di una volta contestato il suo atteggiamento aperto nei confronti degli altri e la maggior parte delle organizzazioni locali di aiuti limitano il loro intervento al proprio gruppo etnico di appartenenza.

Da giovane Stjepan aveva scelto di essere cattolico – contro il volere della sua famiglia, che aveva partecipato alle lotte partigiane durante la II Guerra Mondiale e sosteneva fedelmente il Maresciallo Tito, leader comunista. In seguito è diventato parroco, ma questo non gli ha chiuso gli occhi sulle necessità materiali delle persone, né ha ristretto le sue vedute quando si trattava di aiutare gli altri.

Riflessioni per la preghiera
Alcuni cattolici hanno rimproverato Stjepan perché aiutava le vittime di tutti i gruppi etnici e non solo quelle del suo. Sono certo che Stjepan avrebbe citato il profeta Michea: "Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio" (Michea 6:8).

Ricordo vividamente che Stjepan si commuoveva fino alle lacrime quando parlava con i suoi studenti serbi, di cui aveva conosciuto I genitori, e che erano stati cacciati dalla loro terra. I suoi occhi mostravano gioia quando salutava le famiglie rifugiate, scherzava con i bambini e fumava una sigaretta con gli uomini in piedi sotto il sole in una fredda giornata ventosa – senza guardare da dove venissero. Erano lì in quel momento, solo questo contava.
Padre Jan Stuyt SJ (JRS Bosnia –Croatia 1993-1994)


Lettura suggerita per la preghiera
Salmo 72, 1:6 e 12:14

Dio, dà al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine.

Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia.

Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l'oppressore.

Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli.

Scenderà come pioggia sull'erba, come acqua che irrora la terra.

Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto,avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri.

Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.