Benvenuti alla sezione voci
Parte del mandato del JRS consiste nel dare ai rifugiati la possibilità di esprimersi. Questa sezione vuole dare voce ai rifugiati. Qui troverete le loro storie, i loro successi e le difficoltà che affrontano nel ricostruire la loro vita.




Ciad: senza educazione non c'è vita
25 maggio 2016
Goz Amir, 19 maggio 2016 – Garsila è una città piuttosto grande del Darfur, nel Sudan, dove vivevamo in una bella casa piena di stanze. Eravamo in buoni rapporti con i nostri vicini, la relazione era molto cordiale. Li invitavamo sempre quando ci riunivamo con gli amici, e personalmente ero molto amica della moglie. Poi è iniziato il conflitto, e sono stata colpita da una terribile sorpresa.
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Kenya: 'vogliono che rimanga in silenzio'
06 febbraio 2016
Kakuma, 6 febbraio 2016 - Sono una donna somala di 26 anni e vivo in Kenya. Sono una rifugiata attivista e mi occupo di contrastare la violenza sessuale nella mia comunità. Qui nel campo rifugiati di Kakuma, molte giovani di circa sedici anni, soprattutto somale, hanno subìto mutilazioni genitali, e ne soffrono molto. Le infezioni sono comuni, possono morire durante il parte e il dolore è tanto. Ne ho visto le conseguenze e ho provato lo stesso dolore.
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Kenya: Ispirare i leader – Pontifex, hear us
14 dicembre 2015
Kakuma, 8 dicembre 2015 – I rifugiati che vivono in Africa Orientale chiedono a Papa Francesco di ascoltare i loro messaggi durante il suo viaggio attraverso la regione alla fine di novembre, che coinvolgerà cittadini, rifugiati e leader di tutto il mondo. Gli chiedono di continuare a incoraggiare il dialogo interreligioso per superare le discriminazioni; di aiutarci a diffondere la generosità invece dell'avidità; di far prevalere la giustizia sulla violenza.
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Kenya: forza nella spiritualità. Santo Padre, ascoltaci
20 novembre 2015
Kakuma, 20 novembre 2015 – I rifugiati che vivono in Africa Orientale chiedono a Papa Francesco di ascoltare i loro messaggi durante il suo viaggio attraverso la regione alla fine di novembre, che coinvolgerà cittadini, rifugiati e leader di tutto il mondo. Gli chiedono di continuare a incoraggiare il dialogo interreligioso per superare le discriminazioni; di aiutarci a diffondere la generosità invece dell'avidità; di far prevalere la giustizia sulla violenza.
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Yemen: 'sono cominciate a sparire donne, ragazze'
15 settembre 2015
Addis Abeba, 15 settembre 2015 – Safia, 28 anni, conduceva la vita cui ogni professionista aspira. Conclusa la scuola di odontoiatria nello Yemen, aveva aperto uno studio in proprio, aveva acquistato un'auto, e nel weekend svolgeva opera di volontariato presso comunità di diseredati, tra cui rifugiati e migranti provenienti da Etiopia e Somalia.
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Italia: Ero straniero e mi avete invitato a entrare
09 luglio 2015
Roma, 9 Luglio 2015 -- Mark* non sapeva che nel settembre 2013 Papa Francesco aveva sollecitato le congregazioni religiose ad aprire i propri conventi vuoti per accogliere rifugiati. Anche se avesse avuto quella notizia, con ogni probabilità non vi avrebbe prestato a lungo attenzione. In quel periodo il 27enne Mark era impegnato a condurre la sua vita a Nairobi. 
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Giordania: trovare nell'educazione leadership e motivazione
25 maggio 2015
Amman, 25 maggio 2015 – Ismail,un rifugiato Sudanese che ora vive in Giordania, ci racconta la sua storia. Ismail scrive che dopo essersi iscritto a un programma educativo del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ha riscoperto la speranza. "Sento che questa opportunità mi ha salvato la vita", racconta, "la vita ha in serbo molte opportunità."
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Italia: dovunque c'è il buono e il cattivo
02 febbraio 2015
Sicilia, 2 febbraio 2015 – L'atteggiamento dei siciliani è ovviamente un fattore chiave nel determinare il benessere dei migranti sull'isola. Non ci sono dubbi che i siciliani manifestino una concreta solidarietà nei confronti di chi arriva sulle loro coste: gesti quotidiani delle persone, ONG e comunità testimoniano la loro compassione. Tra i vari esempi, il prete della parrocchia ci ha raccontato come i suoi parrocchiani comprino il cibo che lui provvede ad includere nella sua "lista della spesa" e poi lo cucinino e lo servano ai senzatetto, inclusi i rifugiati. Il Centro Astalli non ha esperienza di atti di ostilità da parte dei siciliani verso i rifugiati ed i migranti forzati – anzi, il contrario. Anche in questi tempi difficili, la solidarietà sembra forte.
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Italia: guardare al lato positivo
30 gennaio 2015
Sicilia, 30 gennaio – Anche se la maggior parte dei rifugiati e richiedenti asilo che abbiamo incontrato non erano contenti del loro destino, alcuni di loro erano invece relativamente felici e tranquilli. Non è difficile capire perché. Alcuni avevano ottenuto i documenti e questo li rendeva ottimisti. I due rifugiati che sembravano più integrati non erano stati nel CARA di Mineo, ma in un centro di accoglienza di piccole dimensioni, che ha offerto loro solide opportunità per l'integrazione e questo ha decisamente fatto la differenza.
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Malta: nessun diritto alla salute
28 maggio 2015
Valletta, 28 maggio 2015 – Le condizioni precarie dei centri di detenzione in Libia sono spesso responsabili di malattie tra i detenuti, soprattutto infezioni delle vie aeree e della pelle. Tuttavia, i richiedenti asilo intervistati hanno riferito che l'assistenza sanitaria era un lusso per pochi, se non addirittura per nessuno. A volte veniva distribuito un farmaco per la scabia ma, nella maggior parte dei casi, chi era malato, anche gravemente, non veniva curato. Hanno raccontato che anche solo chiedere di essere curati provocava scherni o punizioni, e alcuni migranti venivano abbandonati a morire della malattia che avevano. Ancora una volta, le loro parole combaciano con quanto scoperto dalle organizzazioni per i diritti umani.
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Malta: 'Questo è il mio paese, faccio quello che voglio'.
21 maggio 2015
La Valletta, 4 marzo 2015 – I richiedenti asilo intervistati non erano sempre certi dell'identità di chi li teneva in detenzione, anche se le guardie indossavano tute militari - del resto anche i miliziani, in genere, le indossano. Ad ogni modo, il denominatore comune del trattamento riservato loro in tutti i luoghi di detenzione era l'impunità dei carcerieri nei loro confronti. In parole povere, le guardie potevano fare quello che volevano – schernirli, torturarli, violentarli, persino ucciderli – senza doverne rendere conto a nessuno.
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Malta: trecento persone e un unico rubinetto
14 maggio 2015
Valletta, 14 maggio 2015 – Le condizioni nei luoghi in cui erano imprigionati i richiedenti asilo intervistati erano uniformemente miseri, a prescindere da chi li avesse in gestione. Alcuni erano leggermente migliori di altri: il cibo era più abbondante, di migliore qualità, e talvolta, se lo spazio lo consentiva, c'erano addirittura dei letti. Tuttavia, la detenzione dei rifugiati in Libia era caratterizzata da sovraffollamento, scarsa areazione e igiene, surriscaldamento, accesso all'aria fresca del tutto privo di regole, e mancanza di cibo e di acqua potabile o bevibile. Le loro proteste sono ampiamente confermate dalle delegazioni che si occupano di diritti umani che hanno visitato i luoghi di detenzione.
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Malta: 'sono stato prigioniero...'
01 maggio 2015
Valletta, 1 maggio 2015 – A partire dal momento in cui attraversano il confine con la Libia, gli africani sub-sahariani corrono di continuo il pericolo di essere presi e messi in detenzione – da chi non è sempre chiaro. Gli arresti sono una pratica sistematica ai posti di blocco controllati dalle milizie, all'ingresso di cittadine e villaggi, e sulle strade principali.
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Malta: facili prede
17 aprile 2015
Valletta, 17 aprile 2015 – I racconti dei richiedenti asilo intervistati dal JRS sulle loro traversie in Libia erano tutti incredibilmente simili. Il quadro che ne è emerso, è quello di persone che si sentivano straniere e a rischio ovunque andassero, anche a casa. Avevano continuamento paura che i civili libici li denunciassero e che le forze armate o le milizie li avrebbero arrestati e incarcerati perché non in possesso dei documenti necessari a risiedere nel paese. Una serie di amare esperienze ha insegnato loro a non fidarsi di nessuno, che si tratti di un padrone di casa, un negoziante o un tassista… In Libia, si vedono – a buon diritto – totalmente privi di diritti, e quindi sempre esposti a sfruttamento e abusi, senza avere nessuno a cui rivolgersi o a cui chiedere aiuto.
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Kenya: trovare uno scopo curando gli altri
17 dicembre 2014
Nairobi, 17 dicembre 2014 – Grace* vive nel campo rifugiati di Kakuma quasi fin da quando è stato istituito. Ha visto di persona i suoi concittadini sudsudanesi arrivare, andarsene e tornare di nuovo ad ogni ripresa del conflitto. Grace è rimasta si è salvata dalla guerra, ma non è rimasta immune da tutto un ciclo di abusi domestici comune a molte donne rifugiate.
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Italia: senza lavoro, cosa posso fare?
03 novembre 2014
Sicilia, 5 novembre 2014 – Il bisogno più urgente delle persone che abbiamo intervistato era il lavoro – anche il desiderio di ottenere i documenti era strettamente legato alla possibilità di trovare un impiego successivamente. Alcuni di loro in attesa dei documenti nutrivano delle poco realistiche aspettative sulla possibilità di trovare lavoro anche una volta ottenuto il permesso di soggiorno.
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Giordania: le diverse comunità di rifugiati condividono dolori e successi
23 ottobre 2014
Amman, 23 ottobre 2014 – La città dove vivevo si trova al centro della Siria. Il mio quartiere era molto vicino a una zona che era fedele al governo siriano e, sulla lunga, questo ci ha creato dei problemi. Era l'estate del 2011; io e i miei compagni di scuola eravamo normali studenti, che si preparavano per gli esami e non vedevano l'ora di godersi le vacanze estive. Sarebbe stata la mia ultima estate in Siria.
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Italia: mi facevano male tutte le ossa – dormire per strada
27 ottobre 2014
Sicilia, 29 ottobre 2014 – Una volta che ai richiedenti asilo viene riconosciuta la protezione internazionale, lasciano i Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), strutture nelle quali sono ospitati i richiedenti asilo durante la procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, e possono accedere al sistema di accoglienza noto come Servizio di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati (SPRAR). SPRAR è il sistema nazionale di accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale. È gestito dal Ministero dell'Interno, in collaborazione con l'ANCI e organismi del terzo settore.
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Malta: 'conto qualcosa per qualcuno, fanno questo per me'
30 dicembre 2014
La Valletta, 30 dicembre 2014 – Il contributo di Mohammed Idris è molto personale: scrive da rifugiato che ha voluto unirsi al JRS per il modo in cui l'organizzazione l'ha accompagnato quando si trovava in detenzione. Il suo lavoro di mediatore culturale con il JRS Malta gli ha offerto innumerevoli occasioni concrete di accompagnare i rifugiati che spesso si sentono smarriti in un paese e con una lingua e una cultura diverse dalla loro. I rifugiati vulnerabili sono quelli che più hanno bisogno di aiuto, di essere accompagnati con pazienza e sensibilità culturale.
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Italia: aspetta, aspetta, aspetta la procedura d'asilo
08 ottobre 2014
Sicilia, 8 ottobra 2014 – La procedura italiana per la richiesta d'asilo è chiaramente fonte di frustrazione, sconcerto e preoccupazione per le persone che abbiamo intervistato. Niente di nuovo – i richiedenti asilo in altri Paesi direbbero la stessa cosa rispetto ai sistemi burocratici poco accoglienti e difficili da capire a cui devono rivolgersi per ottenere la protezione che cercano.
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Italia: devi fare la fila per tutto, vita al CARA di Mineo
22 ottobre 2014
Sicilia, 22 ottobre 2014 – Quando i migranti arrivano a Lampedusa o in Sicilia, inizia la procedura di identificazione. Vengono accolti in strutture di primo soccorso e, una volta registrati, i richiedenti asilo sono inviati a un Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) per aspettare l'esito dell'esame della loro richiesta di protezione internazionale.
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Italia: non sono arrivato da nessuna parte
15 ottobre 2014
Sicilia, 15 ottobre 2014 – Gli occhi di Kofi non si possono dimenticare. Grandi, scuri, pieni di dolore e di lacrime, tradivano il desiderio che noi capissimo il senso delle sue parole, elementari e ripetitive.
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Giordania: trovare sicurezza per i propri figli
05 giugno 2014
Irbid, 5 giugno 2014 – "Sono stata a Zaatari per un anno, ma venivamo da Homs. Sono andata via perché i miei figli si stavano ammalando. È un posto molto sporco, e lo diventava sempre di più; anche l'acqua potabile non era pulita. Sono andata via dalla Siria per offrire sicurezza i miei figli", ha raccontato Maram.
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Panama: Julián, giovane rifugiato colombiano vive nella speranza senza avere paura
15 novembre 2013
Panama City, 15 novembre 2013 – "Oggi posso dire di vivere in pace a Panama City; non abbiamo molto, ma non ho più paura. Frequento la scuola, faccio parte di un gruppo teatrale, mamma e papà hanno un lavoro, e io ho amici sia a scuola sia nel quartiere. Siamo rifugiati. Ora mamma è felice: spera che con la nuove legge sull'immigrazione avremo la residenza permanente".
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Libano: padre siriano pone l'istruzione della figlia al di sopra di tutto
10 ottobre 2013
Beirut, 10 ottobre 2013 – Nel tempo trascorso a lavorare per il JRS a Kafar Zabad, ho incontrato molte famiglie e bambini forti e motivati, persone che sono riuscite a mettere le necessità degli altri davanti alle proprie. Una di queste è stato un padre siriano la cui dedizione nei confronti della figlia mi ha profondamente toccato. Nonostante tutte le difficoltà affrontate per tirare avanti, ha messo l'istruzione della figlia, il suo futuro, al primo posto.
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Kenya: l'istruzione universitaria offre un'esperienza di apprendimento
23 settembre 2013
Kakuma, Kenya, 23 settembre 2013 — Liz Lock, coordinatrice del Jesuit Commons: Higher Education at the Margins presso il campo di Kakuma in Kenya, condivide la propria esperienza di lavoro con gli studenti del campo in cui risiedono circa 120.000 rifugiati, provenienti da oltre una decina di paesi diversi. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati lavora con i rifugiati del campo fin dal 1994.
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Italia: saluto di Papa Francesco al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati
12 settembre 2013
Roma, 12 settembre 2013 – Papa Francesco si è recato in visita ufficiale alla mensa del JRS Italia nella giornata di martedì. Subito dopo la visita, il Santo Padre si è rivolto con questo discorso a coloro che erano riuniti nella Chiesa del Gesù, nel centro di Roma, dove è ubicata la direzione del JRS Italia.
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Italia: saluto del Direttore del JRS Italia a Papa Francesco
11 settembre 2013
Roma, 11 settembre 2013 – Padre Giovanni La Manna, direttore del JRS Italia, ha pronunciato il seguente discorso alla Chiesa del Gesù in occasione della visita di Papa Francesco al Centro Astalli (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia).
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Italia: saluto di Carol, rifugiata siriana, a Papa Francesco
11 settembre 2013
Roma, 11 settembre 2013 – Carol, rifugiata siriana, ha pronunciato il seguente discorso alla Chiesa del Gesù in occasione della visita di Papa Francesco al Centro Astalli (Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia).
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Italia: saluto di Adam, rifugiato sudanese del Darfur, a Papa Francesco
11 settembre 2013
Roma, 11 settembre 2013 – Adam, rifugiato sudanese del Darfur, ha pronunciato il seguente discorso alla Chiesa del Gesù in occasione della visita di Papa Francesco al Centro Astalli (Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia).
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Colombia: liberi della paura
20 agosto 2013
20 agosto 2013 – "Vorrei la pace, la pace per sempre, mai più la guerra, mai più uccisioni". Per Concepción*, pace significa essenzialmente giustizia e riconciliazione, oltre a essere la sua speranza e il suo desiderio più profondi. La storia di Concepción è simile a quella di molti altri colombiani, obbligati a vagare da un posto all'altro per sopravvivere, a causa dell'attività incessante e sempre più distruttiva dei gruppi armati nei loro territori.
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Siria: mattinate in famiglia a Damasco
03 maggio 2013
Damasco, 3 maggio 2013 – Che bello incontrarsi tra persone animate dal desiderio di mostrarsi reciprocamente l'amore e i sentimenti che proviamo. Mi torna alla mente ciò che ho provato nell'incontrare le famiglie presso la St Albert Hurtado House del JRS a Bab Touma. Non avevamo mai avuto contatti prima, ma mi sono sentita come se ci conoscessimo da lungo tempo.
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Giordania: la scuola, un luogo in cui si costruiscono comunità
15 marzo 2013
Amman, 15 marzo 2013 – La vita è piena di coincidenze casuali. Ed è per una di queste coincidenze che ho scoperto il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Nel corso di un viaggio studio ad Amman intrapreso per realizzare interviste a persone rifugiate da utilizzare per la mia attività di ricerca, mi è stato fornito un elenco di numeri di telefono, tra cui quello del JRS Giordania.
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Turchia: facciamo quello che possiamo
19 febbraio 2013
Ankara, 19 febbraio 2013 — Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati a Ankara ha un debito di gratitudine con 20 volontari stranieri che regolarmente dedicano il loro tempo e donano beni di necessità al progetto del JRS. Solo il mese scorso, il JRS ha ricevuto quasi 200 coperte nuove, 30 giacche nuove e 50 giacche usate. La richiesta di due sedie a rotelle è stata soddisfatta in appena due ore.
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Thailandia: voci dalla fabbrica
17 gennaio 2013
Mae Sot, 17 gennaio 2013 – La Thailandia ospita centinaia di migliaia di lavoratori immigrati birmani, di cui oltre 100.000 lavorano nelle fabbriche di Mae Sot.
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Indonesia: in fuga dalla stato di Rakhine
23 novembre 2012
Cisarua, 23 novembre 2012 – Il JRS ha incontrato Noor a Cisarua alla fine di ottobre 2012. Otto anni fa è fuggito dalla sua città natale, Buthidaung, nello stato birmano di Rakhine. Noor, che appartiene alla minoranza etnica dei rohingya, racconta una storia straziante di lotta per la sopravvivenza in un contesto di povertà e persecuzione. Questa è la sua storia.
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Uganda: una lunga lotta
30 agosto 2012
Juba, 27 agosto 2012 – Mi chiamo Reuben* e sono un ex rifugiato che ora vive nuovamente nel suo paese, il Sud Sudan. Desidero raccontare di come il JRS mi ha aiutato nel corso degli anni.
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Malawi: il JRS che potevo vedere e toccare
16 luglio 2012
Ohio, 16 de luglio 2012 - Ricordo la vita nel campo di Dzaleka in Malawi dal 1995 al 1997 sia come una benedizione, sia come una delle situazioni più stressanti in cui mi sia mai trovata. Era una benedizione perché avevo un posto dove stare legalmente. Era casa. Ero viva, ci si occupava di me, ero nutrita, vestita e potevo vedere un'infermiera o un medico se mi ammalavo. Non c'erano più rumori di fucili, granate o bombe. Era tranquillo, potevo dormire veramente.
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Francia: Welcome...
16 luglio 2012
Parigi, 16 luglio 2012 – È lì, accovacciato sul pavimento della cucina mentre pela patate e chiaramente si sente a casa, come se fosse tornato nella campagna afghana."Buon giorno! Hai avuto una bella giornata?", veramente ho avuto una brutta giornata e il suo sorriso accogliente mi fa sentire meglio, sono contenta del raggio di sole nella mia cucina.
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Siria: centro del JRS offre agli iracheni la possibilità di ricominciare
28 maggio 2012
Aleppo, 28 maggio 2012 – Dopo il ferimento alla gamba della figlia Ghufran, e l'attacco sferrato contro la sua casa e la sua attività, Bassam Abdullah era giunto al limite della sopportazione, e sei giorni dopo è fuggito. Trascorsi tre anni, nel 2010, la moglie e i suoi quattro bambini hanno scoperto il Centro Deir Vartan del JRS: un colpo di fortuna che ha cambiato la sua vita.
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Repubblica Democratica del Congo: scappare di notte dalla violenza domestica
03 maggio 2012
Goma, 3 maggio 2012 – Una storia di violenza domestica in un campo di sfollati interni (IDP) nel Congo orientale. La protagonista, Mama Jocelyne, è una donna come tante altre, costrette a sopportare abusi oltre a dover vivere in pieno conflitto armato.
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Sud Sudan: un modello per studenti e insegnanti
04 maggio 2012
Nimule, 4 maggio 2012 – Esther è un modello per la sua comunità. Insegnante di commercio e contabilità presso la Fulla Secondary School di Nimule, e madre di tre bambini, emana felicità, sicurezza e professionalità. Eppure, da ex rifugiata, arrivare fin qui è stato tutt'altro che facile. Esther attribuisce il suo successo al sostegno avuto dal JRS per quasi dodici anni, dal 2000 al 2011.
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Etiopia: la ricreazione rende più accettabili le difficoltà del vivere in un campo rifugiati
03 maggio 2012
Dollo Ado, 3 maggio 2012 – La mia prima esperienza con i rifugiati l'ho maturata nel campo di Mai-Ain, nell'Etiopia nordoccidentale. Ho lavorato per quasi un anno con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati come Responsabile per le attività sportive e ricreative. L'ottanta percento dei residenti del campo erano giovani maschi eritrei perlopiù fuggiti dal proprio paese per motivi politici. Le sfide che mi si sono poste nel tentativo di affermare il valore della vita sono state in un certo modo propedeutiche al ruolo che svolgo attualmente.
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Filippine: falegnameria in una comunità sopravvissuta al conflitto e al disastro
16 aprile 2012
Bubong, 16 aprile 2012 – Fortunato Anggot, oggi 56enne, è sempre stato un falegname: fin da quando a 16 anni, da apprendista, seguiva il padre nei suoi spostamenti.
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Cambogia: sopravvivere alle mine e al conflitto è stato solo l'inizio
05 aprile 2012
Siem Reap, 5 aprile 2012 –"Se scrivi la mia storia, non riuscirai a finirla", ridacchia Han scoprendo una bocca sdentata. I denti rimasti sono ingialliti e rotti, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze, la vita non le ha ancora tolto le energie.
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Ruanda: istruzione, un nuovo punto di vista sulla vita per i giovani rifugiati
29 marzo 2012
Kibuye, 29 marzo 2012 – Per Benjamin Twizere, l'opportunità di prendere parte al corso di cucina e panificazione del JRS ha ridato la speranza di una nuova vita. È uno dei 65 studenti rifugiati del Ruanda occidentale a cui i JRS ha offerto opportunità di imparare un mestiere; Benjamin l'ha afferrata con tutte e due le mani.
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Burundi: la storia di Pascal, una storia di dignità e speranza nel futuro
20 marzo 2012
Bujumbura, 20 marzo 2012 – Alla fine del 2012, il JRS concluderà i suoi progetti in Burundi. Dopo 17 anni di servizi di istruzione e generazione di reddito, gli ex rifugiati assistiti dall'organizzazione sono ora nelle condizioni di condurre una vita indipendente e dignitosa, con la speranza di un futuro migliore. La famiglia di Pascal Ntirujimana è una di queste storie di speranza e relativa prosperità.
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Ucraina: famiglia di rifugiati non trova protezione
29 giugno 2011
Bruxelles, 29 giugno 2011 – Hakimi viene dall'Afghanistan, ha 38 anni e quattro figli. È arrivata in Ucraina fuggendo dalla guerra e dai pericoli del suo Paese, ma il suo viaggio non è stato lineare.
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Ruanda: una ex rifugiata racconta la sua storia
27 settembre 2010
Sono nata nel 1979 nel distretto di Kayonza a Kabare II, un settore della provincia orientale del Ruanda. Nel 1994 sono fuggita dal mio Paese a causa della guerra. Prima mi sono trasferita ad Akagera, poi mi sono spostata inTanzania con i miei genitori, un fratello e due sorelle. Abbiamo lasciato in Ruanda altri due fratelli: uno a Kigali, l'altro a Cyangugu. Entrambi sono dovuti fuggire in Congo, ma fortunamtamente nel 1995 sono riusciti a raggiungerci nel campo di Cyabarisa II.
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Etiopia: sono arrivato a mani vuote
20 giugno 2010
Nel 2005, sono fuggito dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) con mia moglie e i miei tre bambini a causa della guerra civile. Abbiamo impiegato settimane per arrivare al confine etiope, dopo aver attraversato Uganda e Kenya. Quando finalmente abbiamo raggiunto la capitale, Addis Abeba, i nostri vestiti erano a brandelli ed eravamo debolissimi. Abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo chiesto asilo.
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Malta: la precarietà ostacola l'integrazione
20 giugno 2010
Jean ha lasciato Kinshasa nel 2002, lasciando sua moglie e due bambini di 10 e 12 anni. Jean ha una laurea in Comunicazioni e ha lavorato come giornalista nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). La sua attività di cronista sugli eventi nella RDC gli ha procurato minacce di morte e lo ha infine costretto a lasciare il Paese.
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Tailandia. Vivere nel timore della detenzione e della deportazione
20 giugno 2010
Az Bhatti è fuggito dal Pakistan a causa della persecuzione religiosa del settembre 2008. E' uno dei circa 2.600 rifugiati urbani e richiedenti asilo che vivono a Bangkok, in Tailandia. Az appartiene a una minoranza chiamata Ahmadiyya, considerata eretica dai musulmani ortodossi del Pakistan.
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Sudafrica: paura dell'ignoto
20 giugno 2010
Mi chiamo Tshela Mukendi e sono una madre single di sei bambini della Repubblica Democratica del Congo. Ho visto la morte; ne ho sentito l'odore e l'ho toccata.
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Venezuela: senza documenti, ricostruire la vita dei rifugiati è tutt'altro che facile
20 giugno 2010
"Abitavo a Cúcuta (Colombia) finché sono stata costretta a trasferirmi qui dopo essere stata minacciata dai paramilitari. Avevo un fratello che era stato congedato (dai paramilitari); si era ritirato e lo stavano cercando. Per loro è stato più facile trovare me, perché mio marito all'epoca era un musicista. Stava suonando in un villaggio chiamato La Floresta, quando hanno capito che era mio marito.
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